Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32985 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/11/2021, (ud. 26/05/2021, dep. 10/11/2021), n.32985

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 1480/2015 R.G. proposto da:

B.R., (C. F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso dall’Avv.

MARCO MOLIN e dall’Avv. MARIO MASSANO, elettivamente domiciliato

presso quest’ultimo in Roma, Via Otranto, 36;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– controricorrente –

contro

EQUITALIA NORD SPA, (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. LUCA

SCHIAVON e dall’Avv. ARTURO MARESCA, elettivamente domiciliata

presso quest’ultimo in Roma, Via Faravelli, 22;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del

Veneto, n. 704/06/2014, depositata il 28 aprile 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 maggio

2021 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il contribuente B.R. ha impugnato una cartella di pagamento, emessa nei suoi confronti in qualità di socio coobbligato della F.B.I. F.LLI B. SNC – successivamente trasformatasi in società in accomandita semplice e poi cancellata dal Registro delle imprese – a termini del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis per IRAP e altri tributi, oltre accessori e sanzioni. La cartella è stata emessa a seguito della liquidazione delle imposte dovute dalla società contribuente, obbligata principale, per il periodo di imposta 2001 ed è stata notificata al contribuente nell’anno 2011. Il contribuente, per quanto qui rileva, ha contestato l’esistenza dell’obbligazione tributaria per essere egli receduto dalla società contribuente nel dicembre 2001, nonché ha dedotto carenza di motivazione della cartella e decadenza dal termine di notificazione della stessa.

La CTP di Venezia ha accolto il ricorso, ritenendo insussistente la responsabilità del contribuente per le obbligazioni sociali. La CTR del Veneto, con sentenza in data 28 aprile 2014, ha accolto l’appello dell’Ufficio. Ha rilevato la CTR, per quanto rileva in questa sede, che il socio era receduto dalla società con atto notarile registrato in data 20 dicembre 2001 e successivamente iscritto al Registro delle Imprese in data 7 febbraio 2002, ma ha ritenuto opponibile all’amministrazione finanziaria la data di iscrizione dell’atto nel Registro delle Imprese; ha, poi, ritenuto la CTR che il socio risponda anche delle obbligazioni sociali divenute esigibili successivamente, i cui fatti costitutivi siano peraltro già insorti al momento del recesso, evidenziando – in particolare – che l’IRAP ha presupposto unitario che non consentirebbe la limitazione della responsabilità in relazione a una parte dell’esercizio solare oggetto di accertamento. Ha ritenuto non ostativa alla responsabilità del socio l’avvenuta cancellazione della società, stante il fenomeno successorio tra società e soci. Ha, poi, ritenuto correttamente motivata e intelligibile la cartella e, infine, la CTR ha accertato che la cartella fosse stata tempestivamente notificata al contribuente quale coobbligato, sul presupposto che la cartella relativa alla società fosse stata notificata tempestivamente al socio accomandatario in data 13 luglio 2006.

Propone ricorso per cassazione il contribuente affidato a cinque motivi, non numerati; resistono con controricorso l’ente impositore e l’agente della riscossione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1 – Con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione dell’art. 2290 c.c. e art. 2300 c.c., comma 3, nella parte in cui si è ritenuta sussistente la responsabilità solidale del contribuente per il periodo successivo alla cessazione della qualità di socio del contribuente per intervenuta cessione della partecipazione sociale. Evidenzia il ricorrente di avere reso pubblica nei confronti dei terzi la propria dissociazione dalla compagine societaria in forza della registrazione dell’atto di cessione in data 20 dicembre 2001 e di avere ulteriormente reso noto l’evento all’Ufficio con il deposito della dichiarazione relativa al periodo di imposta 2001. Il ricorrente censura, pertanto, la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto irrilevante la registrazione della scrittura privata autenticata di cessione della partecipazione sociale, in considerazione del fatto che l’Agenzia delle Entrate fosse il soggetto presso il quale era stato registrato l’atto di cessione della partecipazione.

1.2 – Con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 14 e D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 7 (TUIR), nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto la responsabilità sussidiaria del contribuente in relazione alla fattispecie costitutiva del debito e non al momento della sua esigibilità. Evidenzia, inoltre, il ricorrente come il debito IRAP insorga alla fine dell’esercizio, ossia in data successiva alla opponibilità ai terzi della cessazione del rapporto sociale, per cui l’inscindibilità dell’obbligazione tributaria dovrebbe condurre all’esclusione della responsabilità del ricorrente.

1.3 – Con il terzo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione dell’art. 2495 c.c., comma 2, pro tempore, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto sussistente la responsabilità del socio in forza del fenomeno successorio società – socio, nonostante la notificazione della cartella nei confronti della società, in persona del socio accomandatario, fosse avvenuta in data 13 luglio 2006, quando la società contribuente era già stata cancellata dal Registro delle Imprese in data 1 luglio 2005. Evidenzia il ricorrente che il fenomeno successorio possa essere innescato unicamente da notificazioni di atti impositivi avvenute prima della estinzione dell’obbligato principale (società), non essendo consentito notificare atti impositivi nei confronti di soggetti estinti.

1.4 – Con il quarto motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7 e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto correttamente motivata la cartella. Evidenzia il ricorrente come la motivazione della cartella si nutrirebbe, nel caso di specie, di elementi propri della dichiarazione di altro contribuente (la società, poi cancellata), della quale il ricorrente non faceva più parte.

1.5 – Con il quinto motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 25 nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto tempestivamente notificata la cartella al ricorrente, sul presupposto che la notificazione della cartella fosse stata eseguita tempestivamente all’obbligato principale. Evidenzia il ricorrente, in disparte rispetto alla tardiva notificazione della cartella a un soggetto estinto (come indicato in relazione al superiore terzo motivo), che la notificazione della cartella andrebbe eseguita nei termini decadenziali per ciascun coobbligato in relazione al quale viene esercitato il potere di riscossione, indipendentemente dalla corretta notificazione dell’atto impositivo o della riscossione ad altro coobbligato.

2 – Va rigettata la preliminare eccezione di inammissibilità del ricorso, avendo il ricorrente evidenziato le parti della sentenza impugnata per ciascun motivo di ricorso.

3 – Il terzo motivo e il quinto motivo, i quali rivestono ruolo pregiudiziale, vanno esaminati congiuntamente. Come emerge dal ricorso, il contribuente ha contestato, in una prima fase del giudizio di primo grado, la tempestività della notificazione della cartella (anno 2011) con riferimento a un periodo di imposta (anno 2001) in relazione alla cui dichiarazione il termine di decadenza della notificazione della cartella doveva ritenersi elasso alla data del 31 dicembre 2006 (D.L. 17 giugno 2005, n. 106, art. 1, comma 5-bis, lett. b) conv. dalla L. 31 luglio 2006, n. 156). A seguito della difesa dell’agente della riscossione, che poneva in luce l’avvenuta notificazione della cartella all’altro socio (non receduto), il contribuente ha dedotto che la notificazione della cartella fosse avvenuta nei confronti della società obbligata principale quando già estinta. La deduzione secondo cui la prima notificazione (13 luglio 2006, come accertato dalla sentenza impugnata) sarebbe avvenuta nei confronti dell’obbligato principale quando era già estinto regge, pertanto, sia il terzo motivo, relativo alla insussistenza del presupposto sulla base del quale si regge la notificazione al successore, sia il quinto motivo, posto che una notificazione a un soggetto inesistente non consentirebbe di ritenere validamente eseguita la successiva notificazione nei confronti del coobbligato.

4 – I motivi vanno rigettati. La sentenza impugnata ha accertato, con statuizione non oggetto di specifica impugnazione, che “la cartella esattoriale fu notificata al socio accomandatario sig. B.G.” (pag. 5, primo cpv. sent. imp., conf. Pag. 6, terzo cpv. sent. imp.). Risulta, pertanto, accertato che, dopo l’estinzione della società obbligata principale (già collettiva, trasformatasi in accomandita), avvenuta nel 2005 (“cessata in data (…) 2005”, essendo la data del “30 febbraio” un evidentemente refuso), la cartella fu notificata nel 2006 (nel rispetto del termine di cui al D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5-bis, cit.) al socio superstite (già accomandatario) e, solo successivamente, al socio precedentemente receduto. Non si tratta, secondo quanto accertato dalla sentenza impugnata, di cartella notificata alla società presso il suo legale rappresentante, in relazione al quale la notifica non può essere operata dopo l’avvenuta estinzione dell’ente collettivo societario (Cass., Sez. V, 30 ottobre 2019, n. 27795), bensì di notificazione eseguita nei confronti di uno dei soci, benché dopo l’estinzione dell’ente, come lo stesso ricorrente deduce (“quanto alla cartella esattoriale, essa fu effettivamente notificata al socio accomandatario (..) ma non quale coobbligato bensì quale socio accomandatario e legale rappresentante”). Ne’ la cartella in oggetto, allegata al ricorso (dalla quale si evince unicamente l’originaria ragione sociale dell’obbligato principale, ma priva di relata della notifica di cui si fa menzione nella sentenza impugnata), consentirebbe di verificare se la qualifica del destinatario della notificazione fosse solo quella di legale rappresentante e non anche quella di socio della stessa.

5 – Va, pertanto, riaffermato il principio, già espresso da questa Corte, secondo cui è valida la notifica della cartella di pagamento effettuata nei confronti di uno dei soci della società di persone dopo la sua estinzione a seguito di cancellazione dal registro delle imprese, giacché – analogamente a quanto previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 65, comma 4, per il caso di morte del debitore e di notifica effettuata impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso, con effetti valevoli nei confronti degli eredi essa trova fondamento nel fenomeno successorio che si realizza con riferimento alle situazioni debitorie gravanti sul dante causa, con ciò realizzandosi comunque lo scopo della citata disciplina, che è quello di rendere edotto almeno uno dei successori della pretesa validamente azionata nei confronti della società (Cass., Sez. V, 28 dicembre 2017, n. 31037; Cass., Sez. V, 12 ottobre 2018, n. 25487; Cass., Sez. V, 30 luglio 2020, n. 16365; Cass., Sez. VI, 5 novembre 2020, n. 24793). Il giudice di appello, nella parte in cui ha ritenuto correttamente richiamato il principio successorio tra società e soci, ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi.

6 – Conseguentemente, una volta ritenuta correttamente eseguita la notifica al primo coobbligato (il socio superstite), deve ritenersi correttamente eseguita la notificazione della cartella all’odierno ricorrente, posto che la tempestiva notifica della cartella di pagamento nei confronti di uno dei condebitori, sebbene inidonea a pregiudicare le posizioni soggettive degli altri obbligati in solido, impedisce che si produca nei confronti degli stessi l’effetto della decadenza di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 in quanto, in materia tributaria, a differenza di quella civile, trova applicazione, anche in detta ipotesi, l’art. 1310 c.c., comma 1, sebbene dettato in tema di prescrizione, in ragione della specialità della relativa disciplina procedimentale (Cass., Sez. VI, 1 febbraio 2018, n. 2545; Cass., Sez. V, 27 gennaio 2016, n. 1463; conf. Cass., Sez. V, 12 settembre 2019, n. 22748).

7 – Il primo motivo è infondato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, in tema di IRPEF e con riguardo ai redditi prodotti in forma associata, qualora l’amministratore di società in nome collettivo non provveda tempestivamente alla richiesta di iscrizione nel registro delle imprese (ai sensi degli artt. 2295 e 2300 c.c.) della modificazione dell’atto costitutivo rappresentata dal recesso del socio dalla società, e quest’ultimo non comunichi il recesso all’amministrazione finanziaria, il socio medesimo non può opporre – ai fini dell’applicazione dell’IRPEF sul suo reddito di partecipazione il recesso non iscritto e non comunicato, poiché egli ha il potere di sostituirsi all’amministratore inerte e, in ogni caso, è gravato, medio tempore, dell’onere di comunicare all’amministrazione l’intervenuto recesso (Cass. Sez. V, 26 febbraio 2002, n. 2812; Cass., Sez. V, 2 agosto 2002, n. 11569), principi ritenuti di generale applicazione e non circoscritti al campo delle sole obbligazioni di origine negoziale (Cass., Sez. V, 1 febbraio 2006, n. 2215; Cass., Sez. Lav., 12 aprile 2010, n. 8649).

8 – Il secondo motivo è assorbito, non essendo rilevanti nei confronti del creditore erariale le limitazioni di responsabilità derivanti da un recesso della posizione di socio divenuto opponibile in epoca successiva alla fine del periodo di imposta.

9 – Il quarto motivo è inammissibile, posto che ove il contribuente censuri la sentenza della Commissione tributaria sotto il profilo del giudizio espresso in ordine alla motivazione di una cartella di pagamento il ricorrente, a pena di inammissibilità, ha l’onere di trascrivere testualmente il contenuto dell’atto impugnato che assume erroneamente interpretato o pretermesso dal giudice di merito al fine di consentire alla Corte di cassazione la verifica della doglianza esclusivamente mediante l’esame del ricorso (Cass., Sez. V, 6 novembre 2019, n. 28570). In ogni caso, deve rilevarsi come non sia stata censurata la affermazione della CTR, costituente pertanto statuizione passata in cosa giudicata, secondo cui la cartella “a pagina 5 riporta il numero di ruolo, i codici dei tributi e chiaramente intellegibili gli importi dovuti sia nelle voci sia nel totale, per cui nessun dubbio poteva sorgere sulla pretesa fiscale ed al suo riferimento”, sicché il ricorrente deve ritenersi pienamente edotto dei presupposti della pretesa tributaria.

10 – Il ricorso va, pertanto, rigettato, con spese regolate dalla soccombenza e liquidate come da dispositivo, oltre al raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimità in favore dei controricorrenti, che liquida per l’AGENZIA DELLE ENTRATE in complessivi Euro 2.300,00, oltre spese prenotate a debito e per EQUITALIA NORD SPA in complessivi Euro 2.300,00, oltre 15% rimborso spese generali, Euro 200,00 per esborsi e accessori di legge; dà atto che sussistono i presupposti processuali, a carico di parte ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

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