Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32961 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. III, 09/11/2021, (ud. 21/05/2021, dep. 09/11/2021), n.32961

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI FLORIO Antonella – Presidente –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32343/2019 proposto da:

Y.J., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la

CANCELLERIA della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato VITTORIO D’ANGELO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto n. 11150/2019 emesso dal TRIBUNALE DI ANCONA

depositato in data 18/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/05/2021 dal Consigliere Dott. DELL’UTRI MARCO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che:

Y.J., cittadino del Ghana, ha chiesto alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politica, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex artt. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis);

a sostegno della domanda proposta, il ricorrente ha dedotto di essere fuggito dal proprio paese per il timore di essere arrestato e sottoposto alle inumane condizioni carcerari del proprio paese, a seguito della mancata restituzione, da parte dello stesso, di denaro dovuto ad altre persone, a seguito di una rapina subita;

la Commissione Territoriale ha rigettato l’istanza;

avverso tale provvedimento Y.J. ha proposto, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35, ricorso dinanzi al Tribunale di Ancona, che ne ha disposto il rigetto con decreto del 18/9/2019;

a fondamento della decisione assunta, il tribunale ha evidenziato l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione internazionale invocate dal ricorrente, tenuto conto: 1) del carattere sostanzialmente personale delle ragioni della fuga del ricorrente dal paese di origine, i cui timori dovevano ritenersi nella specie superabili attraverso il ricorso all’autorità giudiziaria del proprio paese; 2) dalla mancanza, nei territori di provenienza del ricorrente, di condizioni tali da integrare, di per sé, gli estremi di una situazione generalizzata di conflitto armato; 3) dell’insussistenza di un’effettiva situazione di vulnerabilità suscettibile di giustificare il riconoscimento dei presupposti per la c.d. protezione umanitaria;

tale decreto è stato impugnato per cassazione da Y.J. con ricorso fondato su un unico motivo d’impugnazione;

il Ministero dell’Interno, non costituito nei termini di legge con controricorso, ha depositato atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con l’unico motivo d’impugnazione proposto, il ricorrente censura il provvedimento impugnato per omesso esame di un fatto decisivo controverso, con particolare riguardo alla mancata considerazione, da parte del giudice a quo, del concreto rischio, per l’istante, di essere incarcerato per il furto in relazione al quale è ricercato in patria, e al conseguente pericolo di essere sottoposto, all’interno delle carceri nazionali, a trattamenti inumani e degradanti suscettibili di integrare il requisito del danno grave rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14;

il motivo è fondato;

dev’essere preliminarmente rilevata l’insussistenza, nella specie, di cause ostative al riconoscimento della protezione sussidiaria invocata dall’odierno ricorrente, attesa l’impossibilità di riconoscere, nella fattispecie del furto dedotto dall’odierno istante (unica ipotesi criminosa in relazione alla quale ricorrono concreti elementi di riscontrabilità agli atti del giudizio), i requisiti previsti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 16, trattandosi, con riguardo a detto reato, di un fatto estraneo alle ipotesi criminose di cui all’art. 16, comma 1, cit., lett. a) e b) (anche in considerazione dei limiti di pena previsti secondo la legge penale italiana per tale delitto), e dovendo in ogni caso escludersi l’avvenuta dimostrazione del ricorso delle restanti ipotesi previste dall’art. 16 cit.;

ciò posto, varrà rilevare come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, ai fini del riconoscimento della misura della protezione sussidiaria, il grave danno alla persona, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b), può essere determinato dalla sottoposizione a trattamenti inumani e degradanti con riferimento alle condizioni carcerarie del paese di origine e, al riguardo, il giudice è tenuto a fare uso del potere-dovere d’indagine previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, che impone di procedere officiosamente all’integrazione istruttoria necessaria al fine di ottenere informazioni precise sull’attuale condizione generale e specifica del Paese di origine (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 16411 del 19/06/2019, Rv. 654716 – 01; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 24064 del 24/10/2013, Rv. 628478 – 01);

nel caso di specie, il Tribunale di Ancona – non avendo espressamente escluso il rischio di carcerazione effettivamente paventato dall’istante – pur avendo provveduto all’acquisizione di elementi di informazione sulle condizioni complessive del paese di origine dell’odierno ricorrente, ha limitato l’indagine sulle condizioni del sistema carcerario ghanese al mero (astratto) riscontro dell’istituzione del Comitato dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, disposta al fine di indagare sui presunti abusi della polizia e per valutare la conformità della legge ai principi di base sull’uso della forza delle armi da parte delle forze dell’ordine, nonché all’avvenuta ratifica del protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, che stabilisce un sistema di visite regolari nei luoghi di detenzione come misura per proteggere i detenuti e prigionieri dalla tortura e da altri maltrattamenti (cfr. pag. 3 del provvedimento impugnato);

a tali riscontri, tuttavia, non ha fatto seguito il necessario approfondimento dell’indagine in termini fattuali e concreti, ossia attraverso l’effettivo riscontro delle attuali condizioni di esecuzione delle sanzioni penali all’interno del sistema nazionale ghanese, al fine di escludere che, all’attualità (e in termini reali), dette condizioni di esecuzione non valgano a integrare gli estremi dei trattamenti inumani e degradanti suscettibili di rilevare ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b);

tale lacuna, nella misura in cui si traduce nella mancata ottemperanza del giudice di merito ai propri doveri di cooperazione istruttoria, al fine di ottenere informazioni precise sull’attuale condizione generale e specifica del Paese di origine (con specifico riferimento alla situazione carceraria, potenzialmente suscettibile di integrare una fonte di pericolo di grave danno alla persona rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14), vale a giustificare il riconoscimento della fondatezza della censura in esame;

sulla base di tali premesse, rilevata la fondatezza della censura esaminata, dev’essere disposta la cassazione del provvedimento impugnato, con il conseguente rinvio al Tribunale di Ancona, in persona di altro magistrato, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

Accoglie il ricorso; cassa il provvedimento impugnato e rinvia al Tribunale di Ancona, in persona di altro magistrato, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione civile della Corte di cassazione, il 21 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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