Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32959 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. III, 09/11/2021, (ud. 21/05/2021, dep. 09/11/2021), n.32959

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Presidente –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. CRICETI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32377-2019 proposto da:

C.S., rappresentato e difeso dall’avv.to DAVIDE EMANUELE

MONTANI, elettivamente domiciliato in Roma, piazza Cavour presso la

Cancelleria centrale della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO in persona del Ministro pro tempore;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO n ‘7562/2019 depositato il

21/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/05/2021 dal Consigliere Dott. DI FLORIO ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. W.G., proveniente dalla Cina, ricorre affidandosi a tre motivi per la cassazione del decreto del Tribunale di Milano che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego lei opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, la ricorrente aveva narrato di essere stata costretta a lasciare il proprio paese a causa della persecuzione subita per ragioni religiose, in quanto si era convertita al culto della “(OMISSIS)”, di culto cristiano ed inviso al regime vigente che aveva fatto arrestare alcuni suoi parenti e conoscenti.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione fra le parti, e cioè la condizione di pericolosità e di terrore esistente in Cina per il fedeli della (OMISSIS) ((OMISSIS) o (OMISSIS)).

1.1. Deduce altresì l’omesso esame delle dichiarazioni rese dalla ricorrente alla Commissione territoriale per la valutazione della sua condizione personale.

1.2. Il motivo è inammissibile.

1.3. Nella censura non viene indicato il fatto storico, principale o secondario, decisivo per il giudizio, che il Tribunale non avrebbe valutato.

1.4. La ricorrente, infatti, critica inammissibilmente la motivazione del Tribunale che ha scrutinato i fatti narrati attenendosi al paradigma valutativo predicato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, vagliando compiutamente le emergenze processuali e tutte le contraddizioni rilevate sia dalla Commissione territoriale alle quali, su precise domande, non è stata data risposta, sia attraverso l’esame della documentazione prodotta (cfr. pag. 6,7,8); inoltre risulta che siano state utilizzate fonti informative attendibili ed aggiornate sulle condizioni della persecuzione religiosa in Cina (cfr. pag. 10 del decreto).

1.5. Tanto premesso, la censura maschera la richiesta di una nuova valutazione di merito, non consentita in questa sede: il motivo, dunque, si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Cass. Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019).

2. Con il secondo motivo, la ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007. Lamenta che le vicende narrate avrebbero imposto il riconoscimento della protezione sussidiaria, viste le violenze fisiche e psichiche subite, di cui il Tribunale non aveva tenuto conto.

3. Con il terzo motivo, lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 comma 6 TUI, non potendo essere rifiutato il permesso di soggiorno allo straniero, qualora ricorrano motivi di carattere umanitario tali per cui l’espulsione determinerebbe gravi rischi per la sua incolumità.

3.1. Il secondo motivo rimane logicamente assorbito dagli argomenti spesi in relazione alla prima censura: infatti, non è inutile precisare che, quanto alla protezione sussidiaria, la negativa valutazione di credibilità, definitiva per ciò che è stato sopra osservato, risulta pregiudiziale rispetto alla lamentata erroneità della valutazione della fattispecie: la censura pertanto non risulta conducente ad una diversa soluzione della controversia.

3.2. Quanto alla protezione umanitaria, oggetto del terzo motivo, la critica risulta meramente assertiva contrapponendosi alla motivazione con la quale con argomenti logici ed al di sopra della sufficienza costituzionale è stato formulato un giudizio di comparazione che, avendo tenuto conto delle emergenze processuali sia sull’assenza di vulnerabilità che sulla insufficienza dell’integrazione dedotta, risulta incensurabile in sede di legittimità.

4. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

5. Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione civile della Corte di cassazione, il 21 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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