Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32952 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32952

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – rel. Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5784/2015 proposto da:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso

il cui Ufficio domicilia in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– ricorrente –

contro

A.A., I.T.A., M.T.L.,

S.F., S.G., G.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 974/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 28/08/2014 R.G.N. 2396/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’8/07/2021 dal Consigliere Dott. DI PAOLANTONIO ANNALISA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. la Corte d’Appello di Catanzaro ha respinto l’appello del Ministero della Giustizia avverso la sentenza del Tribunale di Lamezia Terme che aveva accolto il ricorso proposto da A.A. e dagli altri litisconsorti indicati in epigrafe e, ritenuto l’inadempimento del Ministero in relazione all’obbligo di attivazione delle procedure selettive finalizzate alla progressione economica orizzontale, aveva condannato il resistente al risarcimento del danno da perdita di chances, parametrato alle differenze retributive tra la posizione economica ricoperta e quella immediatamente successiva, e liquidato in misura percentuale diversa per ciascun ricorrente a seconda della posizione rivestita nella graduatoria degli ammessi al percorso formativo;

2. il giudice d’appello, riassunti i motivi di impugnazione, li ha ritenuti infondati richiamando per relationem la sentenza n. 348/2011 della stessa Corte territoriale e rilevando che non sussistevano ragioni per discostarsi dal precedente quanto alla sussistenza dell’inadempimento, addebitabile all’Amministrazione;

3. ha, poi, evidenziato che correttamente il Tribunale aveva ritenuto provato il danno da perdita di chances ed ha sottolineato che il criterio utilizzato dal primo giudice, ossia quello della collocazione dell’appellato nella graduatoria relativa agli ammessi al percorso formativo, era idoneo a soddisfare il requisito della dimostrazione della possibilità di superamento della selezione;

4. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero della Giustizia sulla base di tre motivi, ai quali non hanno opposto difese A.A. e gli altri litisconsorti indicati in epigrafe, rimasti intimati.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. con il primo motivo di ricorso, formulato ex art. 360 c.p.c., n. 4, il Ministero eccepisce la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 132 c.p.c. e rileva che la Corte territoriale non poteva limitarsi a richiamare il proprio precedente ed omettere totalmente la motivazione quanto alla ritenuta infondatezza dei motivi di appello con i quali, ricostruita puntualmente la vicenda fattuale e contrattuale, erano state indicate plurime ragioni che avrebbero dovuto indurre ad escludere l’inadempimento ed a ritenere che la mancata conclusione delle procedure, avviate dal Ministero in conformità a quanto previsto dal C.C.N.I. del 5 aprile 2000, non fosse addebitabile a colpa del datore di lavoro pubblico;

2. la seconda censura, formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, denuncia “violazione o falsa applicazione degli artt. 1321,1218,1337,1338,1362,1418,1256,2043,1227,1428,1429 e 2697 c.c., del c.c.n.l. Comparto Ministeri sottoscritto il 16/2/1999, con particolare riguardo agli artt. da 15 a 20 e dei successivi accordi contrattuali e precisamente del CCIL stipulato il 5/4/2000, del C.C.N.L. 12/6/2002, degli accordi 14 e 29 ottobre 2003, del Protocollo d’intesa del 9 novembre 2006, del c.c.n.l. 14 settembre 2007, del D.Lgs. n. 165 del 2001, con particolare riguardo all’art. 5, comma 2, nonché dell’art. 115 c.p.c.”;

2.1. ribadita la totale assenza di motivazione, il Ministero richiama gli argomenti sviluppati nell’atto d’appello e sostiene, in sintesi, che la responsabilità della sospensione delle procedure, tempestivamente avviate ma non definite per l’intervento di pronunce giudiziarie, non poteva essere addebitata al datore di lavoro, perché i criteri selettivi erano stati stabiliti convenzionalmente a seguito di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori;

2.2. precisa che uno dei profili di illegittimità era stato ravvisato nella violazione dei principi affermati dalla Corte Costituzionale quanto ai limiti posti all’indizione di concorsi riservati ai dipendenti, e quindi la sospensione della procedura era dipesa dal consolidarsi di un orientamento che si stava formando proprio in quegli anni e che aveva reso necessario modificare gli accordi sindacali per pervenire congiuntamente a nuove e diverse intese;

2.3. rileva, inoltre, che il c.c.n.l. non aveva attribuito un diritto soggettivo alla progressione, perché con l’art. 15, di natura programmatica, le parti collettive avevano rinviato a successive determinazioni delle amministrazioni ed avevano, inoltre, delegato alla contrattazione integrativa la determinazione dei criteri generali per la definizione delle procedure;

3. con il terzo motivo, ricondotto al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, il Ministero addebita alla sentenza impugnata la “violazione e falsa applicazione degli artt. 2043,2056,2947,1337,1226,1227,1362,1218,1241,1252 e 2947 c.c. e art. 115 c.p.c.” e rileva che la prova del danno da perdita di chances non poteva essere desunta dalla sola posizione che i ricorrenti ricoprivano nella graduatoria di ammissione al percorso formativo, posto che il passaggio da una posizione all’altra era subordinato al superamento del corso e dell’esame finale, e solo all’esito di quest’ultimo sarebbero stati individuati i dipendenti meritevoli del passaggio nella posizione economica superiore;

3.1. richiama giurisprudenza di merito formatasi in controversie analoghe per sostenere che il danno non discende in via automatica dall’inadempimento e, di conseguenza, gli originari ricorrenti avrebbero dovuto fornire elementi dai quali si poteva desumere che con elevata probabilità avrebbero potuto conseguire la promozione;

3.2. aggiunge che nell’atto d’appello era stata anche reiterata l’eccezione di compensazione fondata sull’avvenuta erogazione a tutti i dipendenti del trattamento accessorio per produttività collettiva in misura di gran lunga superiore a quella che sarebbe spettata se le procedure di riqualificazione fossero state ultimate, con conseguente riduzione degli importi previsti nel Fondo Unico di Amministrazione;

4. preliminarmente rileva il Collegio che, sebbene la notificazione del ricorso sia stata effettuata con modalità diverse da quelle indicate dal D.L. n. 179 del 2012, art. 16 sexies, inserito dal D.L. n. 90 del 2014, art. 52, convertito dalla L. n. 114/2014, la nullità è stata sanata, ex artt. 156 e 160 c.p.c., dal raggiungimento dello scopo, perché il ricorso è stato notificato, non mediante deposito in cancelleria, bensì a mezzo posta in Lamezia Terme, Via Carducci n. 18, presso lo studio dell’avv. Pasqualino Scaramuzzino, che nel giudizio di appello non aveva eletto domicilio, come sarebbe stato necessario, nel comune di Catanzaro (Cass. S.U. n. 10143/2012 e Cass. n. 14140/2019), e l’atto è stato ricevuto dal difensore, che ha provveduto a ritirare presso l’ufficio postale le copie indirizzate ad A.A., I.T., M.T., S.G. e G.A.;

l’art. 330 c.p.c., nel prescrivere che la notifica dell’impugnazione deve essere effettuata presso il procuratore costituito, persegue la finalità di assicurare che l’atto di gravame venga portato a conoscenza della parte per il tramite del suo rappresentante processuale, ossia del soggetto professionalmente qualificato a vagliare l’opportunità di resistere all’impugnazione e di proporre, eventualmente, impugnazione incidentale, sicché la notificazione raggiunge il suo scopo allorquando, seppure in luogo diverso da quello nel quale doveva essere effettuata o con modalità non coincidenti con quelle previste dal legislatore, viene ricevuta personalmente dal procuratore;

né rileva che nella fattispecie l’atto indirizzato a S.F. sia stato restituito al mittente per compiuta giacenza, posto che la notificazione al procuratore costituito per più parti è valida ed efficace anche con la consegna di una sola copia, sufficiente ad investire il difensore “dell’inderogabile obbligo di fornire, anche in virtù dello sviluppo degli strumenti tecnici di riproduzione degli atti, ai propri rappresentati tutte le informazioni relative allo svolgimento e all’esito del processo” (Cass. S.U. n. 29290/2008 e negli stessi termini Cass. n. 20527/2020);

5. il primo motivo è inammissibile perché il Ministero non ha riportato nel ricorso, neppure nei passaggi argomentativi essenziali, la sentenza della Corte d’appello richiamata nella pronuncia impugnata, non l’ha prodotta in questa sede, né ha fornito indicazioni circa tempi e modi della produzione nei precedenti gradi di giudizio;

5.1. la motivazione per relationem non determina di per sé nullità della sentenza gravata ed e’, invece, consentita al giudice d’appello nella forma, sia del richiamo alla pronuncia di prime cure (Cass. S.U. n. 642/2015 e fra le tante Cass. n. 28139/2018 e Cass. n. 20883/2019), sia del rinvio a precedenti di merito dello stesso ufficio giudiziario (Cass. n. 2861/2019 e Cass. n. 17640/2016), sicché il ricorrente che denunci in cassazione la violazione dell’art. 132 c.p.c., sul presupposto dell’inidoneità del rinvio ad assolvere l’obbligo motivazionale, è tenuto, ex art. 366 c.p.c., n. 6, ad identificare il tenore della motivazione condivisa dal giudice d’appello nonché le critiche mosse alla pronuncia di primo grado con l’atto di gravame, perché dal contenuto di detti atti non si può prescindere qualora, come nella fattispecie, si sostenga che il dovere motivazionale sia stato eluso (Cass. S.U. n. 7074/2017);

6. è invece fondato il secondo motivo di ricorso in quanto la pronuncia gravata, nel ritenere configurabile e provato l’inadempimento del Ministero della Giustizia, si è posta in contrasto con i principi di diritto affermati da Cass. nn. 984/2020, 9808/2020, 12358/2020, 25626/2020 ai quali il Collegio intende dare continuità;

6.1. con le richiamate pronunce si è in sintesi osservato che:

a) il CCNL 16.2.1999, nel disciplinare i passaggi fra aree e all’interno dell’area, non poneva a carico delle Amministrazioni l’obbligo di indire le procedure perché, al contrario, rimetteva la scelta alla valutazione discrezionale del datore di lavoro, da esercitare “in relazione alle esigenze organizzativo/funzionali…o ad obiettivi di riorganizzazione generale in correlazione alle risorse disponibili” (art. 15, lett. b), e tenendo conto dei limiti della dotazione organica, dei contingenti in essa previsti, della programmazione triennale del fabbisogno di personale per le assunzioni dall’esterno (art. 15, comma 2);

b) la disposizione, pertanto, aveva carattere meramente programmatico e non riconosceva un diritto soggettivo dei dipendenti alla progressione professionale né obbligava l’amministrazione ad offrire al personale una chance di sviluppo della carriera, perché, al contrario, la disciplina, al pari di quella relativa ad altri istituti (si rimanda a Cass. n. 28860 e 29269 del 2008 quanto alle posizioni organizzative), richiedeva di essere integrata da atti successivi, da compiersi nel rispetto delle procedure indicate dall’art. 20 del CCNL, che a sua volta rimetteva alla contrattazione collettiva integrativa la determinazione dei criteri generali per la definizione delle selezioni e, quanto alla individuazione dei contingenti, poneva a informazione preventiva e di concertazione; c) la posizione giuridica soggettiva dei dipendenti pubblicazione degli avvisi di selezione, perché il principio secondo cui il bando, che costituisce un’offerta al pubblico, impegna il datore di lavoro ad adempiere le obbligazioni assunte e consolida nel patrimonio dell’interessato l’acquisizione di una situazione giuridica soggettiva (cfr. fra le tante Cass. n. 14275/2014 e Cass. n. 18685/2015 e fra le più recenti Cass. n. 4436/2018), non può essere utilmente invocato nei casi in cui l’avviso sia affetto da vizi genetici che incidono alla radice sulla sua validità, posto che non è predicabile, all’evidenza, un diritto soggettivo alla conclusione di una procedura concorsuale o selettiva contra ius, diritto a maggior ragione non ravvisabile nella fattispecie, nella quale si sostiene che l’amministrazione nella determinazione dei contingenti non avrebbe rispettato i limiti posti dall’art. 97 Cost., u.c.;

d) neppure può essere svalutata, per escludere l’inadempimento dell’amministrazione, la circostanza che nella specie l’illegittimità degli atti compiuti derivava, non dall’iniziativa unilaterale del Ministero, bensì dal contenuto degli accordi conclusi in sede di contrattazione integrativa;

7. dai richiamati principi si è discostata la Corte territoriale sicché, in accoglimento del secondo motivo di ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata;

8. non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, per le ragioni indicate al punto 6, la causa può essere decisa nel merito, ex art. 384 c.p.c., comma 2, con il rigetto dell’originaria domanda, posto che, una volta escluso un inadempimento addebitale all’amministrazione, restano assorbite le questioni, prospettate nel terzo motivo, inerenti la prova e la quantificazione del danno asseritamente subito;

9. la novità, all’epoca dell’instaurazione del giudizio, della questione giuridica ed il contrasto esistente nella giurisprudenza di merito, risolto da questa Corte solo in epoca successiva alla proposizione del ricorso, giustificano l’integrale compensazione fra le parti delle spese di lite dell’intero processo;

10. non sussistono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il primo motivo e assorbe il terzo motivo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e decidendo nel merito rigetta le originarie domande. Compensa integralmente fra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio di merito e del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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