Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32944 del 13/12/2019

Cassazione civile sez. I, 13/12/2019, (ud. 13/11/2019, dep. 13/12/2019), n.32944

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 36378/2018 r.g. proposto da:

O.A., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta

procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato Massimo

Goti, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Prato,

Via Q. Baldinucci n. 71.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro.

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna, depositata in

data 28.5.2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/11/2019 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Bologna – decidendo sull’appello proposto da O.A., cittadino nigeriano, avverso la ordinanza emessa in data 11.11.2016 al Tribunale di Bologna (con la quale erano state respinte le domande di protezione internazionale e umanitaria avanzate dal richiedente) – ha rigettato l’appello, confermando, pertanto, il provvedimento impugnato.

La corte del merito ha ritenuto non fondata la domanda volta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale e più in particolare di quella sussidiaria, stante la valutazione di non credibilità del racconto del richiedente e, comunque, l’assenza di una condizione di violenza generalizzata nel paese di provenienza del ricorrente. La corte territoriale ha, inoltre, evidenziato che non era stata allegata da parte del ricorrente alcuna situazione di individualizzazione del rischio e, comunque, di concreta vulnerabilità, non riconoscendo pertanto neanche la invocata protezione umanitaria.

2. La sentenza, pubblicata il 28.5.2018, è stata impugnata da O.A. con ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la parte ricorrente, lamentando – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14 e comunque omesso esame della situazione interna della Nigeria – si duole del mancato esame da parte della corte di merito della pur allegata circostanza dell’omicidio del pastore che gli aveva fornito ospitalità, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria.

2. Con il secondo motivo si articola, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, vizio di violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, in relazione al diniego della protezione umanitaria.

3. Il ricorso è inammissibile.

3.1 Già il primo motivo non supera il vaglio di ammissibilità. Ed invero, la parte ricorrente non censura la ratio decidendi che sostiene la decisione di diniego della richiesta protezione internazionale, e di quella più in particolare sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a e b, e cioè la valutazione di non credibilità del racconto del richiedente, con la conseguenza che anche l’ulteriore circostanza allegata (del cui omesso esame ora si duole il ricorrente) non riveste carattere di decisività, se svincolata dal rilievo e dalla contestazione della valutazione giudiziale di non credibilità del ricorrente.

3.2 Il secondo motivo è inammissibile in ragione della sua evidente genericità di allegazione e perchè, comunque, la mera allegazione della integrazione del richiedente nel contesto socio-lavorativo italiano non rappresenta di per sè fatto sufficiente a dimostrare una condizione di soggettiva vulnerabilità del ricorrente utile per il riconoscimento della protezione umanitaria.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 13 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2019

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