Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32941 del 20/12/2018

Cassazione civile sez. III, 20/12/2018, (ud. 25/09/2018, dep. 20/12/2018), n.32941

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 159-2015 proposto da:

C.E., C.D., C.M.A.,

C.A., C.F.G. in qualità di eredi di

CA.AN., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEL GESU’ 62, presso

lo studio dell’avvocato ANGELO MASTRANDREA, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LODOVICO VISONE giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, (OMISSIS) in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, da cui è difeso per

legge;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 549/2014 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 07/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/09/2018 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore generale Dott. CARDINO Alberto, che ha chiesto

il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

In data 19/11/1994 venne notificata ad Ca.An. un’ingiunzione fiscale, emessa dall’Ufficio del Registro di Agropoli, per l’importo complessivo di Lire 95.445.509, in relazione all’occupazione abusiva di mq 308 di terreno demaniale fluviale, in (OMISSIS), per il periodo 1978-1992 e di mq 185 di suolo demaniale marittimo per il periodo 1977-1993. Avverso detto provvedimento il Ca. propose opposizione, ai sensi del R.D. n. 639 del 1910, art. 3 davanti al Tribunale di Salerno, deducendo:l’inesistenza del titolo tributario per non aver occupato beni nè del demanio marittimo nè di quello fluviale; la nullità del provvedimento di ingiunzione per mancanza di motivazione, il vizio di forma. Il Ministero delle Finanze si costituì in giudizio resistendo alla domanda e proponendo domanda riconvenzionale per ottenere la condanna del Ca. al pagamento delle somme oggetto dell’ingiunzione. All’esito di una CTU il Tribunale di Salerno dichiarò l’inefficacia dell’ingiunzione ma al contempo ritenne provata l’occupazione abusiva di mq 397 dell’alveo del (OMISSIS) e 291 mq di demanio marittimo; all’esito di nuovo accertamento tecnico, condannò il Ca. a pagare, in favore del Ministero delle Finanze, la somma di Euro 93.636,78 oltre interessi e al pagamento delle spese del grado e della CTU. La Corte d’Appello di Salerno, adita dal C.D., in qualità di procuratore generale di Ca.An., ha rigettato l’appello, motivando, per quel che ancora rileva in questa sede, sulla infondatezza dell’eccezione di incompetenza dei giudice ordinario a favore del Tribunale Regionale per le Acque Pubbliche, non rientrando la controversia in alcuna delle ipotesi che la legge attribuisce al giudice speciale; sulla irrilevanza, ai fini della mancata adozione, da parte del Ministero delle Finanze, di un decreto interministeriale previsto dall’art. 31 c.n., di delimitazione del demanio marittimo da quello fluviale, ai fini della individuazione della condotta abusiva; sulla conferma dell’esecuzione delle opere da parte di Ca.An. sul demanio marittimo, valorizzando le mappe catastali ex art. 950 c.p.c. e ritenendo non provata, da parte appellante, una diversa regolazione dei confini, essendo irrilevante che le opere fossero state autorizzate dalla Capitaneria di Porto ai sensi dell’art. 55 c.n. e non potendo ritenersi prevalente la planimetria rilasciata dalla parte e sottoposta alla verifica del Genio Civile rispetto a quella emergente dalle mappe catastali; ha altresì rigettato l’eccezione sollevata dall’appellante di mancata adozione di un procedimento di delimitazione dei confini del demanio marittimo previsto dall’art. 32 c.n., sul presupposto che detto procedimento, in quanto proiezione della normale azione di regolamento dei confini di cui all’art. 950 c.c., aveva una funzione di mero accertamento, e non doveva essere attivata in assenza di incertezza dei confini riportati nelle mappe catastali; ha altresì escluso che il terreno fosse stato acquisito per accessione ai sensi dell’art. 942 c.c., non sussistendo i presupposti di cui all’art. 947 c.p.c., cioè l’accessione per cause naturali, in mancanza di prova specifica da parte dell’appellante; ha escluso la violazione del D.L. n. 143 del 2003, art. 5 bis non ricorrendo nella fattispecie i presupposti della suddetta normativa, avente finalità diverse dalla stima del danno da occupazione illegittima.

Avverso quest’ultima sentenza F.G., M.A., E. e C.A., in qualità di eredi di Ca.An., propongono ricorso per cassazione affidato a 7 motivi. Resiste il Ministero dell’Economia e delle Finanze con controricorso. Il P.G. ha depositato conclusioni scritte nel senso del rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo denunciano la violazione e/o falsa applicazione della legge (art. 38 c.p.c., in relazione al T.U. n. 1775 del 1933, art. 140), in relazione al capo di sentenza che ha escluso la competenza del Tribunale Regionale per le Acque. Assumono che il Tribunale di Salerno era privo di competenza rientrando la controversia in questione tra quelle contemplate R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, art. 140, lett. b.

1.1 Il motivo è manifestamente infondato. Quando la questione verta, come in tal caso non è contestato nè censurato, non sulla determinazione dei limiti dell’alveo e delle sponde di un corso d’acqua, ma sull’appartenenza attuale del terreno abbandonato dal fiume ad un privato, la competenza è del giudice ordinario. La giurisprudenza di questa Corte è in tal senso del tutto consolidata (Cass., 2, n. 9376 del 10/11/1994; Cass, 2, n. 18333 del 23/8/2006; Cass., 6-2, n. 16807 del 24/7/2014).

2. Con il secondo motivo denunciano la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 31 c.n. e contraddittorietà della motivazione, nella parte in cui la sentenza non ha ritenuto il carattere costitutivo del provvedimento di cui all’art. 31 cod. nav. per l’attribuzione della natura demaniale del terreno, il che avrebbe reso configurabile la prospettata occupazione abusiva del demanio.

2.1 Il motivo, in disparte i profili di inammissibilità del mezzo in quanto relativo ad una rivalutazione di risultanze istruttorie precluso al giudice di legittimità, è comunque infondato in quanto l’art. 31 citato ha lo scopo di delimitare esattamente i confini fra demanio marittimo e demanio fluviale e non anche quello di accertare il carattere demaniale di un’area rivendicata da un privato. La sentenza sul punto è più che adeguatamente motivata, sicchè la censura non è neppure configurabile.

3. Con il terzo motivo censurano la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 55 c.n. – omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia. Lamentano che la Corte d’Appello di Salerno abbia ritenuto che l’area in questione avesse natura demaniale, in contrasto con i pareri e le autorizzazioni rilasciate dall’Ufficio del Genio Civile e dalla Capitaneria di Porto di Napoli.

3.1 Il motivo è inammissibile, sia nella parte in cui censura la motivazione in termini non adeguati all’attuale testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, sia in quanto si risolve nella richiesta rivalutazione del materiale probatorio in atti ed in particolare della CTU che la Corte d’Appello ha posto a fondamento del proprio accertamento di demanialità. Quanto alla rilevanza probatoria dei dati catastali, si rileva che questi assumono un valore indiziario che può fondare un accertamento di demanialità dovendosene presumere la loro veridicità e comunque l’uso che il giudice ne faccia nell’ambito della sua motivazione – in tal caso più che adeguata- rientra nel merito della decisione e non è sindacabile da questa Corte (Cass., 2, n. 5339 del 10/4/2001; Cass., 2, n. 4020 del 6/6/2017).

4. Con il quarto motivo denunciano la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 32 c.n. e art. 58 reg. c.n.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia. Censurano la sentenza nella parte in cui non ha ritenuto violate le norme indicate in epigrafe per mancata attivazione del procedimento amministrativo volto a rendere evidente la demarcazione tra il demanio e le proprietà finitime.

4.1 Il motivo è infondato in quanto, come correttamente affermato dall’impugnata sentenza, il procedimento di delimitazione del demanio marittimo, previsto dall’art. 32 c.n., è una proiezione specifica dell’azione di regolamento di confini e si conclude con un atto di mero accertamento e non costitutiva. Ne consegue che la proposizione dell’azione oggetto di questa causa non è affatto subordinata alla preventiva instaurazione del suddetto procedimento amministrativo (Cass., 2, n. 22900 dell’8/10/2013).

5. Con il quinto motivo viene censurata la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 942 e 947 c.c., dell’art. 2697 c.c., omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.

Censurano la sentenza nella parte in cui ha statuito l’insussistenza dei presupposti per l’acquisto del terreno da parte del privato per accessione (artt. 942 e 947 c.c.), e la mancanza di prova, da parte del Ca., degli elementi costitutivi di tale acquisto.

5.1 Il motivo è infondato. Come ben argomentato dall’impugnata sentenza, il presupposto perchè possa originarsi il diritto di accessione in favore dei proprietari confinanti dell’alveo derelitto di un fiume o di un torrente, è che il corso d’acqua abbia abbandonato il letto per una forza spontanea e non per l’opera dell’uomo. Tale presupposto, in conformità alla regola generale di cui all’art. 2697 c.c., avrebbe dovuto essere provato da colui che invoca l’acquisto del diritto.

6. Con il sesto motivo denunciano la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 212 del 2003, art. 5 bis omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia. Lamentano la determinazione del danno da parte della Corte d’Appello, ancorato alle risultanze della consulenza tecnica, censurando la violazione di una norma del tutto eccentrica e non applicabile al caso in esame.

6.1 Il motivo è manifestamente infondato. Come ben argomentato dal Giudice, il D.L. n. 143 del 2003, art. 5 bisconvertito nella L. n. 212 del 2003, ha finalità diverse dalla stima del danno da occupazione illegittima, riguardando la possibilità di acquisire porzioni di aree demaniali oggetto di sconfinamento, versando una somma stabilita, in base a determinati parametri.

7. Con il settimo motivo denunciano la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 212 del 2003, art. 5 in relazione anche all’art. 6 Cedu; art. 117 Cost.. Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia. Lamentano che non sia stata riconosciuta la cessazione della materia del contendere, avendo l’ingiunto provveduto a versare gli importi previsti per l’acquisto dell’area ex lege n. 143 del 2003 il che avrebbe dovuto comportare la decadenza di ogni azione da parte dell’Amministrazione del Demanio.

7.1 Il motivo è infondato. La Corte territoriale ha correttamente osservato che la vendita si compie con il perfezionamento della procedura di vendita mentre il motivo non espone in quale momento ed in quale modo la procedura si sarebbe perfezionata. Premesso che il perfezionamento della vendita esige la “regolarizzazione da parte dell’acquirente dei pagamenti pregressi attinenti all’occupazione dell’area”, regolarizzazione non menzionata dai ricorrenti, la Corte d’Appello ha correttamente affermato non essere stato provato dai ricorrenti il perfezionamento della vendita diretta dell’area in questione, non essendovi spazio per sostenere che l’Amministrazione finanziaria sia decaduta dall’azione.

8. Conclusivamente il ricorso va rigettato, ed i ricorrenti condannati alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, ed al cd. raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 7.200 (più Euro 200 per esborsi), oltre accessori di legge e spese generali al 15%. come in dispositivo, ed al cd. raddoppio del contributo unificato. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 25 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 20 dicembre 2018

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