Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32937 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32937

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28252-2017 proposto da:

G.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

GIULIANA 44, presso lo studio dell’avvocato MARCO DE FAZI,

rappresentato e difeso dagli avvocati STEFANO BERTONE, RENATO

AMBROSIO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA SALUTE, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 633/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 25/05/2017 R.G.N. 1026/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

08/07/2021 dal Consigliere Dott. BUFFA FRANCESCO.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 25.5.17, la corte d’appello di Firenze, in riforma della sentenza del tribunale di Arezzo, ha rigettato la domanda del sig. G. volta al conseguimento delle prestazioni ex L. n. 201 del 1992 -richieste in sede amministrativa il 30.12.09- per emotrasfusione con sangue infetto a seguito di ricovero del dicembre 1974 dopo incidente stradale.

In particolare, la corte territoriale ha escluso il diritto alle prestazioni in ragione dell’assenza di danno attuale in quanto l’assistito, pur affetto dal HCV, aveva danno inferiore al 10%, corrispondente alla tab. B (e non alla tabella A) allegata al D.P.R. n. 834 del 1981, in quanto privo di compromissione funzionale.

Avverso tale sentenza ricorre l’assistito per due motivi, illustrati da memoria, cui resiste il Ministero con controricorso.

Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione della L. n. 210 del 1992, art. 1, commi 3 e 4, comma 1 e 4, nonché artt. 61 e 195 c.p.c., nonché vizio di motivazione, per non avere il ctu (le cui conclusioni ha recepito la sentenza impugnata) effettuato giudizio di equiparabilità delle patologie del ricorrente nelle 8 categorie di cui alla tabella A allegata al D.P.R. su richiamato.

Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., e art. 413 c.p.c., comma 3 e art. 2697 c.c., per non avere la sentenza impugnata ammesso le prove richiesta dall’assistito per dimostrare la ricorrenza in concreto dei risvolti riconosciuti in astratto nella letteratura scientifica-nella sfera psichica del paziente del danno subito da epatite C.

I motivi possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione: essi sono infondati.

Invero, la corte territoriale ha basato la sua decisione sull’assenza di danno attuale dell’assistito sul piano funzionale, ciò che esclude sia la riconducbilità dell’epatite alle categorie tabellate sub tabella A (che la corte territoriale ha escluso in modo chiaro, pur senza soffermarsi in una -non necessaria- analisi della diversità della patologia riscontrata rispetto a ciascuna delle malattie tabellate), sia la rilevanza delle prove volte a dimostrare i riflessi psicologici della patologia (che la corte ha escluso con motivazione corretta e non censurabile).

La detta conclusione è del tutto in linea con la giurisprudenza di questa Corte (Sez. L, Sentenza n. 17158 del 24/06/2008, Rv. 603885 – 01; Sez. L, Sentenza n. 1635 del 03/02/2012, Rv. 621108 01; Sez. 6 – L, Ordinanza n. 8452 del 31/03/2017, Rv. 643791 – 01) che ha ripetutamente affermato che, in tema di indennizzo in favore di soggetti danneggiati da epatite post-trasfusionale, la L. n. 210 del 1992, art. 1, comma 3, letto unitamente al successivo art. 4, comma 4, deve interpretarsi nel senso che l’indennizzo spetta a coloro che presentino danni irreversibili che possano inquadrarsi – pur alla stregua di un mero canone di equivalenza e non già secondo un criterio di rigida corrispondenza tabellare – in una delle infermità classificate in una delle otto categorie di cui alla tabella B, annessa al testo unico approvato con D.P.R. n. 915 del 1978, come sostituita dalla tabella A allegata al D.P.R. n. 834 del 1981. Ne consegue che, ove il soggetto, portatore di lesioni permanenti dell’integrità psicofisica da contagio HCV, non presenti, in ragione dello stato di quiescenza della malattia, sintomi e pregiudizi funzionali attuali, che incidano sulla capacità di produzione reddituale, non spetta alcun indennizzo, in quanto l’infermità non rientra in alcuna delle categorie della menzionata tabella A.

Si è altresì precisato (Sez. U, Sentenza n. 8064 del 01/04/2010, Rv. 612172 – 01) che rientra nella discrezionalità del legislatore, compatibile con il principio di solidarietà (art. 2 Cost.) e con il diritto a misure di assistenza sociale (art. 38 Cost.), la previsione di una soglia minima di indennizzabilità del danno permanente alla salute nel caso di trattamenti sanitari non prescritti dalla legge o da provvedimenti dell’autorità sanitaria.

Anche le doglianze relative alla mancata ammissione delle prove testimoniali richiesta sono infondate, sia perché la corte territoriale ha effettuato una valutazione (tipicamente di merito, incensurabile in questa sede’ circa la prove “rilevanti” in ordine alla prova del danno psicologico, sia perché la decisione si è basata su consulenza tecnica percipiente (che come detto ha escluso ogni compromissione funzionale ed un danno biologico superiore alla soglia minima), strumento ben più attendibile rispetto alle prove testimoniali richieste dalla parte.

La sentenza impugnata è dunque immune da tutte le censure sollevate.

Spese secondo soccombenza.

Sussistono i requisiti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre s.p.a.d..

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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