Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32935 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32935

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28658-2015 proposto da:

COMUNE DI NICOTERA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA SABOTINO 12, presso lo studio dell’avvocato

MASSIMILIANO RIGA, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO DI

MUNDO;

– ricorrente –

contro

C.R., C.M., M.S.,

S.F., domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA DELLA

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato

FRANCESCO MOBILIO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1556/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 20/01/2015 R.G.N. 1618/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

08/07/2021 dal Consigliere Dott. BUFFA Francesco.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 20.1.15, la corte d’appello di Catanzaro, in riforma della sentenza del tribunale di Vibo Valentia del 2011, ha dichiarato il diritto dei lavoratori in epigrafe -già assunti come custodi di carcere mandamentale ed inquadrati nella V qualifica, e poi (a seguito della soppressione del carcere di Nicotera ove prestavano servizio) trasferiti al comune ed assegnatari di compiti operativi- all’inquadramento nella VI qualifica a decorrrere dall’1.1.98 e quindi nella categoria C del ccnl autonomie locali del 31.3.99.

In particolare, la corte territoriale ha ritenuto deicisivo per l’inquadramento il riferimento della norma contrattuale del CCNL alla decorrenza dall’1.1.98, art. 7, comma 4, per interpretare la norma come applicabile a coloro che erano all’epoca inquadrati come custodi, a prescindere dalle mansioni (nel caso diverse e non di vigilanza) concretamente loro assegnate (solo successivamente) a seguito del passaggio al comune.

Avverso tale sentenza ricorre il comune con unico motivo, cui resistono i lavoratori con controricorso.

Con unico motivo di ricorso si deduce genericamente violazione di legge per aver ritenuto applicabile l’art. 7 comma 4 e 5 del contratto collettivo ed aver riconosciuto il passaggio automatico dei lavoratori nella categoria superiore.

Il ricorso è inammissibile.

Invero, nel ricorso per cassazione è essenziale il requisito, prescritto dall’art. 366 c.p.c., n. 3, dell’esposizione sommaria dei fatti sostanziali e processuali della vicenda, da effettuarsi necessariamente in modo sintetico, con la conseguenza che la relativa mancanza determina l’inammissibilità del ricorso, essendo la suddetta esposizione funzionale alla comprensione dei motivi nonché alla verifica dell’ammissibilità, pertinenza e fondatezza delle censure proposte (Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 7025 del 12/03/2020, Rv. 657279 – 01; Sez. 2 -, Sentenza n. 10072 del 24/04/2018, Rv. 648165 – 01)).

Ai fini del rispetto dei limiti contenutistici di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3) e 4), il ricorso per cassazione deve essere redatto in conformità al dovere processuale della chiarezza e della sinteticità espositiva, dovendo il ricorrente selezionare i profili di fatto e di diritto della vicenda “sub iudice” posti a fondamento delle doglianze proposte in modo da offrire al giudice di legittimità una concisa rappresentazione dell’intera vicenda giudiziaria e delle questioni giuridiche prospettate e non risolte o risolte in maniera non condivisa, per poi esporre le ragioni delle critiche nell’ambito della tipologia dei vizi elencata dall’art. 360 c.p.c.. I requisiti di contenuto-forma previsti, a pena di inammissibilità, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 6, devono essere assolti necessariamente con il ricorso e non possono essere ricavati da altri atti, come la sentenza impugnata o il controricorso, dovendo il ricorrente specificare il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata indicando precisamente i fatti processuali alla base del vizio denunciato, producendo in giudizio l’atto o il documento della cui erronea valutazione si dolga, o indicando esattamente nel ricorso in quale fascicolo esso si trovi e in quale fase processuale sia stato depositato, e trascrivendone o riassumendone il contenuto nel ricorso, nel rispetto del principio di autosufficienza (Sez. 5 -, Sentenza n. 29093 del 13/11/2018, Rv. 651277 – 01).

Nella specie, il ricorso reca una esposizione molto sommaria ed insufficiente dei fatti e delle ragioni del contendere e, soprattutto, non si parametra alla sentenza impugnata ed alla relativa ratio decidendi, neppure richiamata: infatti, la sentenza impugnata fonda la decisione sull’interpretazione della normativa contrattuale e sulla portata da attribuire alla stessa in ordine alla decorrenza del reinquadramento dei lavoratori, laddove il ricorrente -che non deduce alcuna violazione dei canoni normativi ermeneutici- si limita a reiterare (in modo peraltro sintetico e apodittico) la contestazione dell’asserita automaticità del passaggio dei lavoratori alla categoria superiore.

Spese secondo soccombenza.

Sussistono i requisiti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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