Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32917 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. I, 09/11/2021, (ud. 09/09/2021, dep. 09/11/2021), n.32917

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 22245/2020 proposto da:

E.O., rappresentato e difeso dall’Avv. Marco Lanzilao, ed

elettivamente domiciliato in Roma, Viale Angelico, n. 38, in virtù

di procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, ih persona del Ministro in carica,

domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12, presso gli

uffici dell’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– resistente –

avverso la sentenza della Corte di appello di FIRENZE n. 746/2020,

pubblicata il 6 aprile 2020, non notificata;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 9

settembre 2021 dal consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con sentenza del 6 aprile 2020, la Corte di appello di Firenze ha rigettato l’appello proposto da E.O., nato a (OMISSIS), in (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Firenze del 30 agosto 2018.

2. Il richiedente aveva dichiarato di essere fuggito dal paese di provenienza per timore di subire ulteriori ritorsioni, qualora avesse tentato di far valere le proprie legittime pretese sui terreni di famiglia, di cui la “(OMISSIS)” si era appropriata, uccidendo suo padre e ferendolo alla testa e che, pur rivolgendosi alla polizia, non aveva ricevuto alcuna tutela; che recatosi in Libia, mentre si trovava al lavoro, sua madre che era fuggita con lui, era rimasta uccisa per sottrarsi ad uno stupro.

3. La Corte di appello ha affermato che non sussistevano i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, né quelli per la concessione della protezione sussidiaria, perché, ammesso e non concesso che le vicissitudini raccontate fossero intrinsecamente credibili, esse non concretavano un pericolo diffuso e indiscriminato, ma semmai un pericolo contingente e specifico, oramai superato in ragione dell’abbandono dell’interesse alla riappropriazione dei terreni con la fuga all’estero; quanto alla protezione umanitaria, i giudici di merito hanno evidenziato che il richiedente non era persona vulnerabile, essendo un soggetto forte, relativamente giovane, in buona salute e abile al lavoro e che, alla luce delle esperienze vissute in patria, in Libia e in Italia, sarebbe stato in grado di riadattarsi alla vita del proprio Paese senza particolari sofferenze.

4. E.O. ricorre per la cassazione del decreto con atto affidato a quattro motivi.

5. L’Amministrazione intimata si è costituita ai soli fini della partecipazione all’eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame della condizione di pericolosità e delle situazioni di violenza generalizzata esistenti in (OMISSIS) e delle fonti informative riguardanti la situazione politica, economica e sociale della (OMISSIS).

2. Con il secondo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto ex lege in ragione delle attuali condizioni sociali e politiche del paese di origine; la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14; l’omesso esame delle fonti informative e l’omessa applicazione dell’art. 10 Cost., con particolare riguardo al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c).

2.1 I motivi, che vanno trattati unitariamente perché riguardanti entrambi la protezione sussidiaria, sono inammissibili, poiché si tratta di censure formulate per la prima volta in questa sede, non sollevate con l’atto di appello.

2.2 Il ricorrente si lamenta, infatti, che la Corte di appello non abbia indicato le fonti da cui ha tratto la conclusione della mancanza, nel paese di provenienza ((OMISSIS)), di una violenza indiscriminata in una situazione di conflitto armato di per sé pericolosa per la vita o la persona di un civile e, tuttavia, omette di allegare la deduzione di tali argomentazioni difensive dinanzi al giudice di merito, anche di primo grado (fatta eccezione per un generico riferimento a pag. 3 del ricorso per cassazione), né indica in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto, disattendendo il principio secondo cui i motivi di ricorso devono investire questioni già comprese nel “thema decidendum” del giudizio di appello, essendo preclusa alle parti, in sede di legittimità, la prospettazione di questioni o temi di contestazione nuovi, non trattati nella fase di merito né rilevabili di ufficio (Cass., 13 giugno 2018, n. 15430).

2.3 La Corte territoriale, invero, ha precisato che nei motivi di appello l’appellante aveva giustificato la richiesta di protezione D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c), sulla base del violento spoglio dei terreni del ricorrente da parte della compagnia petrolifera, motivando, sul punto, il diniego di protezione con la inattualità del pericolo, attesa la rinunzia del ricorrente a rientrare in possesso dei terreni; mentre l’affermazione (non suffragata dall’indicazione di specifiche fonti) che in (OMISSIS), nella zona di provenienza del ricorrente, non sussisteva una violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato, deve intendersi fatta ad abundantiam e, quindi, priva di rilievo decisorio.

3. Con il terzo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, nonché difetto di motivazione e travisamento dei fatti, con riferimento alla protezione umanitaria.

4. Con il quarto motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, avendo la Corte omesso di valutare l’applicabilità al ricorrente della protezione, ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, non potendo essere rifiutato il permesso di soggiorno allo straniero, qualora ricorrono seri motivi di carattere umanitario, nonché del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19 e dell’art. 10 Cost.; l’omesso esame delle condizioni personali per l’applicabilità della protezione umanitaria e della necessaria comparazione tra la condizione raggiunta in Italia e quella del paese di provenienza; l’omesso esame delle fonti relativamente alle condizioni sociali ed economiche del paese di provenienza; la violazione del dovere di cooperazione istruttoria, non essendosi la Corte attivata per completare l’istruttoria in merito agli elementi necessari a compiere la valutazione comparativa tra la situazione del paese di origine e la situazione di integrazione raggiunta nel paese di accoglienza.

4.1. I motivi, che possono esaminarsi congiuntamente poiché relativi entrambi alla protezione umanitaria, sono inammissibili, perché recano censure generiche sulla protezione umanitaria, anch’esse afferenti al merito, senza cogliere la ratio decidendi della sentenza impugnata, incentrata sulla insussistenza di una situazione di “vulnerabilità”, nel senso inteso da Cass., 23 febbraio 2018, n. 4455, ossia di deprivazione, in caso di rimpatrio, del godimento dei diritti umani fondamentali sotto la soglia minima della dignità umana.

Non vi e’, infatti, nella pur lunga esposizione dei motivi, l’indicazione di fatti, già dedotti davanti ai giudici di merito, integranti tali estremi.

5. Per quanto esposto, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Nessuna statuizione va assunta sulle spese, poiché l’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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