Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32914 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. I, 09/11/2021, (ud. 22/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32914

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19985/2020 proposto da:

N.O., elettivamente domiciliato in Policoro Largo Castello 1

presso lo studio dell’avvocato Santagata Valerio, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Urbinati Paola;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositato il

17/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/06/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Perugia ha respinto il ricorso proposto da N.O. cittadino (OMISSIS), avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito di aver lasciato il proprio Paese, per le minacce rivoltegli dal padre che voleva che prendesse il suo posto come capo spirituale del villaggio. Era, quindi, scappato dopo che era scappato anche il fratello, ma era stato raggiunto da coloro che, su disposizione del padre, dovevano catturarlo e riportarlo alla casa paterna e da questi ultimi era stato anche aggredito, ma poi era riuscito a scappare ed a recarsi in Libia, dove aveva lavorato come gommista.

A sostegno della propria decisione di rigetto, il tribunale ha ritenuto, condividendo il giudizio della Commissione territoriale, il ricorrente non credibile e i fatti narrati alquanto fantasiosi e generici. Il tribunale non ha, pertanto, riconosciuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale ma neppure quelli della protezione sussidiaria, non essendo ravvisabile il rischio di subire un “danno grave” ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, neppure declinato secondo l’ipotesi di cui alla lett. c) in quanto dalle fonti informative disponibili, nella zona di provenienza del ricorrente, non risulta esistente una situazione di violenza indiscriminata dovuta a conflitto armato. Neppure erano state allegate e dimostrate, secondo il tribunale, la ricorrenza di specifiche situazioni di vulnerabilità.

Contro il decreto del predetto Tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione del tribunale: (i) sotto un primo profilo, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per motivazione apparente in merito alla credibilità; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 comma 1 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione del principio di cooperazione istruttoria sempre in merito alla credibilità; (iii) per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per motivazione contraddittoria ed apparente in merito alla valutazione della condizione di vulnerabilità; (iv) sotto un quarto profilo, per violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, comma 3, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, per non aver considerato, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, la situazione del paese di origine, in relazione al rispetto dei diritti primari.

Il primo motivo è inammissibile, perché sviluppa censure di merito sul giudizio di non credibilità che è una valutazione discrezionale, incensurabile in cassazione, se congruamente motivata, come nella specie.

Il secondo motivo è infondato, in quanto in presenza di un giudizio di non credibilità delle dichiarazioni del richiedente, il giudice del merito non è tenuto alla cooperazione istruttoria, inoltre, le modalità di conduzione dell’audizione non sono censurabili in cassazione.

Il terzo e quarto motivo, che possono essere oggetto di un esame congiunto, sono fondati, in quanto sul mancato riconoscimento della protezione umanitaria la motivazione risulta apparente dal momento che, per un verso, non sono esplicitate le ragioni a sostegno dell’insufficienza probatoria degli elementi di fatto posti a base dell’allegato radicamento lavorativo, dall’altro mancano indicazioni concrete sull’esito del giudizio comparativo.

In accoglimento del terzo e quarto motivo, rigettati il primo e secondo, il decreto va cassato e la causa va rinviata al tribunale di Bologna, affinché, alla luce di quanto sopra esposto, riesamini il merito della controversia.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il terzo e quarto motivo di ricorso, rigettato il primo e secondo.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al tribunale di Bologna, in diversa composizione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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