Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32906 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 23/09/2021, dep. 09/11/2021), n.32906

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5049-2020 proposto da:

O.H., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI

68, presso lo studio dell’avvocato LUCA ZANACCHI, rappresentato e

difeso dall’avvocato FEDERICA MONTANARI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI BOLOGNA – SEZIONE

DI FORLI’ – CESENA, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI

12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2239/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 31/07/2019 R.G.N. 2466/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/09/2021 dal Consigliere Dott. VALERIA PICCONE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

– O.H. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello di Bologna depositata il 31 luglio 2019, di reiezione della impugnazione dell’ordinanza emessa dal locale Tribunale che aveva respinto la sua domanda per il riconoscimento della protezione internazionale e della protezione umanitaria;

– dall’esame della decisione impugnata emerge che a sostegno della domanda il richiedente aveva allegato che era originario della (OMISSIS) ((OMISSIS)) e si era allontanato dal Paese d’origine per aver perso il proprio impiego quale autotrasportatore trasferendosi in Libia, presso la quale aveva trovato un lavoro retribuito e poi in Italia ove avrebbe desiderato fermarsi per poter aiutare economicamente la propria famiglia, rimasta in (OMISSIS);

– il ricorso, assistito da memoria, è affidato a quattro motivi;

– il Ministero dell’Interno ha presentato atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

– con il primo motivo si deduce la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 3 e 5;

– con il secondo motivo si allega la violazione e falsa applicazione dell’art. 10 Cost. e D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2,3,14 e 17;

– con il terzo motivo si lamenta la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, e art. 19, comma 1 medesimo decreto nonché dell’art. 33 della Convenzione di Ginevra;

– con il quarto motivo la parte ricorrente deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti con riguardo alla protezione umanitaria nonché violazione degli artt. 2 e 35 Cost.;

– tutti i motivi, da esaminar congiuntamente per ragioni logico – sistematiche, sono inammissibili;

– in ordine alla omessa motivazione su un fatto decisivo allegata va rilevato che, in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134 che ha limitato la impugnazione delle sentenze in grado di appello o in unico grado per vizio di motivazione alla sola ipotesi di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, con la conseguenza che, al di fuori dell’indicata omissione, il controllo del vizio di legittimità rimane circoscritto alla sola verifica della esistenza del requisito motivazionale nel suo contenuto “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, ed individuato “in negativo” dalla consolidata giurisprudenza della Corte – formatasi in materia di ricorso straordinario – in relazione alle note ipotesi (mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale; motivazione apparente; manifesta ed irriducibile contraddittorietà; motivazione perplessa od incomprensibile) che si convertono nella violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), e che determinano la nullità della sentenza per carenza assoluta del prescritto requisito di validità (ex plurimis, Cass. n. 13428 del 2020; Cass. n. 23940 del 2017) e che non ne sussistono i presupposti nel caso di specie nel quale parte ricorrente mira ad ottenere una rivalutazione fattuale inammissibile in sede di legittimità;

– quanto al merito delle censure che tutte ruotano intorno al mancato riconoscimento dei presupposti legali per la protezione internazionale e umanitaria, non può non sottolinearsi il carattere esclusivamente economico delle doglianze, che non può assumere rilievo al fine della tutela richiesta, salvo che la situazione economica rappresentata raggiunga la soglia della povertà estrema;

– deve infatti rilevarsi che ai fini del riconoscimento, o del diniego, della protezione umanitaria prevista dal D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19, commi 1 e 1.1, il concetto di “nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale”, costituente il limite minimo essenziale al di sotto del quale non è rispettato il diritto individuale alla vita e all’esistenza dignitosa, dev’essere apprezzato dal giudice di merito non solo con specifico riferimento all’esistenza di una situazione di conflitto armato, ma anche con riguardo a qualsiasi contesto che sia, in concreto, idoneo ad esporre i diritti fondamentali alla vita, alla libertà e all’autodeterminazione dell’individuo al rischio di azzeramento o riduzione al di sotto della predetta soglia minima;

– ne consegue che può assumere rilievo anche la condizione di povertà estrema – nella quale non si dispone, o si dispone con grande difficoltà o intermittenza, delle primarie risorse per il sostentamento umano come l’acqua, il cibo, il vestiario e l’abitazione – del paese di provenienza, ove considerata unitamente a quella di insuperabile indigenza alla quale, per ragioni individuali, il ricorrente sarebbe esposto in caso di rimpatrio, nel caso in cui la combinazione di tali elementi crei il pericolo di esporlo a condizioni incompatibili con il rispetto dei diritti umani fondamentali (cfr., sul punto, Cass. n. 15961 del 2021);

– qualora, quindi, parte ricorrente avesse dedotto quel pericolo, anche, in ipotesi, in assenza di ulteriori elementi probatori a corredo, allegando il valore di soglia individuato dall’ONU, il giudice avrebbe avuto l’onere di svolgere ex officio gli accertamenti necessari a verificare che lo stato di indigenza potesse incidere irrimediabilmente sul nucleo insopprimibile dei diritti alla vita, alla libertà e all’autodeterminazione dell’interessato;

– qualora, invece, come nel caso che qui ne occupa, ciò non sia avvenuto ed il richiedente insista per il riconoscimento della tutela invocata esclusivamente alla luce di esigenze di miglioramento della condizione economica propria e della propria famiglia, la domanda non può essere considerata meritevole di accoglimento;

– nella specie, quindi, deve ritenersi che parte ricorrente, pur veicolando le proprie censure per il tramite della violazione di legge miri, in realtà ad una rivisitazione fattuale della vicenda, inammissibile in sede di legittimità; – il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile;

– nulla va disposto in ordine al governo delle spese del giudizio, in assenza di attività difensiva della parte vittoriosa;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto che sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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