Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32904 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 19/05/2021, dep. 09/11/2021), n.32904

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15035-2015 proposto da:

P.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA P. MATTEUCCI

41, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO GIUSEPPE PITITTO,

rappresentata e difeso dall’avvocato GIUSEPPE SALVATORE PASQUINO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELA

CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI, MAURO RICCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1608/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 29/12/2014 R.G.N. 2047/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/05/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCO BUFFA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 29.12.14 la Corte d’Appello di Catanzaro, in parziale riforma della sentenza del 5.6.12 del tribunale di Vibo Valentia, all’esito di nuova CTU ha dichiarato la ricorrente invalida nella misura del 75% con decorrenza dal 1.7.12, escludendo la ricorrenza di handicap in condizione di gravità.

Avverso tale sentenza ricorre l’assistita per tre motivi, cui resiste con controricorso l’INPS.

Con il primo motivo si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – violazione degli artt. 100 e 112 c.p.c. e art. 2909 c.c., per avere trascurato il giudicato interno sulla decorrenza della prestazione al 31.8.10.

Con il secondo e terzo motivo si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 4 – violazione della L. n. 104 del 1992, art. 3, comma 3 e art. 33 nonché della direttiva 2000/78/CE, nonché violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., per mancata considerazione dell’incidenza delle condizioni sanitarie sulla vita quotidiana e lavorativa della persona.

Il primo motivo è infondato in quanto il giudicato è escluso perché la decorrenza della prestazione non è stata indicata affatto nella sentenza di primo grado, ma solo dalla consulenza; questa, peraltro, non è stata neppure richiamata dalla sentenza sul punto specifico in questione, sicché non può dirsi che la decorrenza sia stata decisa per relationem. La parte del resto ha proposto appello proprio sulla decorrenza, in tal modo mettendo in discussione proprio la questione che oggi vorrebbe essere immodificabile.

Quanto al secondo e terzo motivo, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione (come già fatto dalla parte), deve rilevarsi da un lato che nessuna contraddizione è rinvenibile tra il riconoscimento dell’invalidità in misura superiore al 75% ed il mancato riconoscimento dell’handicap grave, essendo quest’ultimo condizione ancorata a diversi presupposti di cui all’art. 3, comma 3, su richiamato, che ancorano la situazione alla riduzione dell’autonomia personale che richieda l’assistenza permanente continuativa e globale nella sfera individuale o in quella di relazione.

Per altro verso, non possono essere esaminate in sede di legittimità le censure di merito introdotte dalla parte che, pur con il richiamo alle norme di rito sulla valutazione delle prove, in realtà dissimulano un mero dissenso diagnostico sulle conclusioni del giudice di merito.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Spese secondo soccombenza.

Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre spese al 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 19 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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