Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32898 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 12/05/2021, dep. 09/11/2021), n.32898

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7076-2015 proposto da:

U.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO

SIACCI N. 38, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO GIUSSANI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ALESSANDRO TUDOR;

– ricorrente –

contro

AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. (OMISSIS) “ALTO FRIULI”;

– intimata –

avverso la sentenza n. 371/2014 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 17/09/2014 R.G.N. 295/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/05/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. VISONA’

STEFANO, visto il D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis,

convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha

depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza in data 17 settembre 2014 n. 371 la Corte d’Appello di Trieste confermava la sentenza del Tribunale di Tolmezzo, che aveva respinto la impugnazione proposta da U.L. – dirigente medico della AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI n. (OMISSIS) ALTO FRIULI (in prosieguo: la ASS), addetto al Pronto Soccorso dell’Ospedale di (OMISSIS) – avverso la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio e della retribuzione per mesi uno, disposta per rifiuto a prestare assistenza ad una utente del Pronto Soccorso il giorno (OMISSIS) e per omessa compilazione del verbale di pronto soccorso.

2. La Corte territoriale osservava che i fatti di causa erano stati descritti dallo stesso U. nella relazione del (OMISSIS), nella quale si leggeva che intorno alle ore 4,50 egli era stato informato del caso della paziente B.M., con sospetta frattura alla spalla sinistra e che aveva deciso di non recarsi a visitarla e di farle somministrare un antidolorifico, invitandola ad attendere fino alle 8 per le radiografie.

3. Tale versione trovava conferma nelle deposizioni testimoniali (testi P. e PE., infermiere, testi D. e V.) e nella relazione del Dott. V. in data 11 giugno 2010, con relativi allegati.

4. L’utente presentava una frattura scomposta all’omero sinistro;

l’ U. non era impegnato in altre attività ed il suo turno di servizio cessava alle ore 8 sicché di fatto non vi era stato un ritardo ma un rifiuto della visita.

5. La contestazione – effettuata ai sensi dell’art. 8, comma 8, lett. h e comma 12 del CCNL del 6 maggio 2010, integrativo del CCNL del 17 ottobre 2008 – era corretta. L’art. 8, al comma 12, richiamava gli obblighi del dirigente medico; secondo le disposizioni di servizio locali tutti i pazienti del Pronto Soccorso dovevano essere sottoposti a visita, con compilazione del relativo verbale.

6. Quanto alla proporzionalità della sanzione, essa era contenuta in misura ben inferiore al limite di sei mesi; l’ U., che rappresentava la struttura ospedaliera, di fatto aveva deciso di non prendere in carico il caso.

7. Non era conferente la previsione dell’art. 8, lett. a), che non si riferiva a comportamenti omissivi di condotte dirette ad assicurare la continuità del servizio.

8. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza U.L., articolato in tre motivi di censura ed illustrato con memoria; la ASS è rimasta intimata.

9. Il PM ha concluso per il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – nullità della sentenza per omessa pronuncia sui motivi di appello con i quali si censurava la sentenza del Tribunale per erronea ricostruzione dei fatti, erronea interpretazione e valutazione delle prove, violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., contraddittorietà della motivazione.

2. Ha esposto che l’impugnazione era stata proposta in relazione a tre profili: l’inattendibilità delle dichiarazioni testimoniali; la legittimità della propria condotta, consistente nel mero differimento della visita, in quanto al caso era stato attribuito dal personale infermieristico il codice verde (la mancata effettuazione dell’accertamento era poi dipesa dal volontario allontanamento della paziente dal pronto soccorso); il riscontro della legittimità del proprio operato rappresentato dal fatto che all’utente, rientrata alle 8 presso il Pronto Soccorso, era stato chiesto di ritornare alle 10.

3. Ha assunto la mancanza di corrispondenza tra i motivi dell’appello e la ricostruzione del fatto operata nella sentenza impugnata e la decisività dei motivi non esaminati.

4. Il motivo è infondato.

5. Il giudice dell’appello ha infatti esaminato e respinto le censure articolate dall’appellante in ordine alla ricostruzione dei fatti di causa compiuta dal Tribunale, esponendo le ragioni del proprio convincimento circa il fatto che la condotta dell’ U. non era consistita, come da lui assunto, nel mero differimento della visita bensì nel rifiuto ad eseguirla.

6. L’odierno ricorrente, deducendo vizi di nullità della sentenza, critica nella sostanza la valutazione degli elementi istruttori operata nella sentenza impugnata e propone una valutazione alternativa dei medesimi elementi istruttori, conforme alle proprie difese; in tal modo devolve a questa Corte un non-consentito riesame del merito.

7. Con il secondo mezzo si deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, così individuato: alla paziente, giunta al Pronto Soccorso intorno alle 5 del mattino, era stato attribuito il codice verde; alle ore 7, egli, volendo effettuare la visita, aveva verificato che la paziente aveva lasciato il Pronto Soccorso; la visita della paziente, allorché tornava in Pronto Soccorso alle ore 8, era stata nuovamente differita alle ore 10.

8. Si premette che la deducibilità in questa sede del vizio di motivazione non sarebbe preclusa, ex art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5, in quanto il giudice del primo grado aveva ritenuto che egli non fosse tempestivamente intervenuto ed il giudice dell’appello, invece, che egli avesse rifiutato la visita.

9. Il motivo è inammissibile.

10. La diversità che la parte ricorrente allega tra la ricostruzione del fatto storico effettuata nel primo grado e quella posta a base della sentenza impugnata non è idonea a superare il disposto dell’art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5. Il ricorso non rappresenta, infatti, una effettiva difformità delle ragioni di fatto poste a base delle decisioni rese nei due gradi di merito; piuttosto, fa leva sulla diversità di alcune espressioni letterali della motivazione, considerate isolatamente, che non hanno condotto ad un diverso accertamento storico circa la responsabilità dell’ U. per il fatto contestato.

11. In ogni caso, il motivo, piuttosto che rappresentare fatti non esaminati nella sentenza impugnata propone una diversa ricostruzione dello svolgimento storico dei fatti- (secondo cui alle ore 7 l’ U. si sarebbe apprestato a visitare la paziente, non trovandola in pronto soccorso) – investendo questa Corte di una inammissibile valutazione di merito.

12. Con la terza censura viene dedotta – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione di norme di diritto e accordi collettivi nazionali di lavoro, assumendo che non sussisterebbe alcuna disposizione di servizio che gli imponeva, privandolo di discrezionalità, di visitare la paziente in tempistiche diverse da quelle applicate.

13. Si assume, dunque, che sarebbe, al più, ravvisabile la fattispecie di cui all’art. 8, lett. a) del CCNL, punita con sanzione meno severa, relativa alla inosservanza delle direttive generali e di quelle impartite dalla azienda.

14. Il motivo è inammissibile.

15. Il vizio di violazione delle disposizioni del codice disciplinare contenuto nel CCNL viene dedotto sul presupposto di una ricostruzione del fatto storico diversa da quella posta a base della sentenza impugnata: il giudice dell’appello ha ritenuto fondato l’addebito del rifiuto ad effettuare la visita; il ricorrente muove, invece, dal presupposto che detto rifiuto non vi sia stato.

16. Il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 consiste, invece, nella deduzione di una erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge o del contratto collettivo nazionale di lavoro, mentre la allegazione- come prospettata nella specie da parte del ricorrente- di una erronea ricognizione della fattispecie concreta, a mezzo delle risultanze di causa, è esterna alla esatta interpretazione delle norme ed impinge nella tipica valutazione del giudice del merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione.

17. Il ricorso, pertanto, deve essere complessivamente respinto.

18. Non vi è luogo a provvedere sulle spese, per la mancata costituzione della parte intimata.

19. Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto il comma 1 quater al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13) della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la impugnazione integralmente rigettata, se dovuto (Cass. SU 20 febbraio 2020 n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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