Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32880 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32880

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16765-2020 proposto da:

S.S., elettivamente domiciliato presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARCO BASCIU;

– ricorrente –

contro

ANAS SPA – AZIENDA NAZ. AUT. DELLE STRADE (OMISSIS), in persona del

procuratore speciale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA CARLO POMA 4, presso lo studio dell’avvocato PAOLO GELLI, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 103/2020 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata l’11/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

PELLECCHIA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. S.S., convenne dinanzi al Tribunale di Cagliari la A.N.A.S. S.p.a. al fine si sentirla condannare al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a seguito di un sinistro occorso nel settembre del 2008. Espose che, mentre era alla guida della propria biciletta perse il controllo del mezzo, a causa di una caditoia posta sul margine della carreggiata, cadendo rovinosamente a terra e riportando serie lesioni alla spalla.

Si costituì in giudizio l’A.N.A.S. S.p.a. eccependo in via preliminare il proprio difetto di legittimazione passiva e chiedendo nel merito il rigetto della domanda, stante l’esclusiva imputabilità dell’evento alla condotta imprudente e negligente del S..

Istruita la causa il Tribunale di Cagliari, preliminarmente disattesa l’eccezione di legittimazione passiva, ritenne che, avuto riguardo alle circostanze di tempo e di luogo in cui si era verificato il sinistro, l’evento doveva ritenersi imputabile in via esclusiva alla condotta colposa dell’attore e rigettò la domanda condannando al pagamento delle spese.

La Corte d’Appello di Cagliari con sentenza n. 103/2020 dell’11 febbraio 2020, ha confermato la decisione del giudice di primo grado, sul presupposto che le condizioni del manto stradale, dissestato e con “rattoppi” di colorazioni differenti, la visibilità della strada al momento del sinistro e la vicinanza all’abitazione del danneggiato consentissero complessivamente di ritenere conoscibile ed evitabile l’insidia da parte del S. la cui condotta, pertanto, aveva interrotto il nesso eziologico nella produzione del sinistro.

3. Avverso tale pronuncia Salvatoreangelo S. propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo.

Resiste l’A.N.A.S. S.p.a. con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 1227 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. La Corte d’Appello avrebbe applicato erroneamente i principi di cui all’art. 2051 c.c. avendo il ricorrente fornito la prova dell’insidia e del trabocchetto ed in mancanza di prova liberatoria di controparte. In particolare il giudice avrebbe descritto delle condizioni del mando stradale (difformità estesa del manto, rattoppo di colorazione differente) in realtà non esistenti, avrebbe travisato il contenuto della dichiarazione testimoniale in merito alla visibilità della strada ed avrebbe disatteso gli orientamenti giurisprudenziali circa la rilevanza della vicinanza del sinistro all’abitazione.

Il ricorso è inammissibile.

Lo e’, innanzitutto, perché il ricorrente richiede una rivalutazione dei dati fattuali e in particolare probatori, il cui giudizio rimane nella piena discrezionalità del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità. Come costantemente affermato da questa Corte, spetta, in via esclusiva, al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge. Ne’ il giudice del merito, che attinga il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili, è tenuto ad un’esplicita confutazione degli altri elementi probatori non accolti, anche se allegati dalle parti (cfr., tra le più recenti, Cass. civ. Sez. I, 19/06/2019, n. 16497).

La Corte di cassazione, invero, non è legittimata a compiere una rivalutazione degli atti processuali, dei fatti o delle prove, potendo piuttosto controllare che la motivazione della sentenza oggetto di impugnazione sia lineare e scevra di vizi logico giuridici.

Nel caso di specie d’altronde la Corte d’Appello ha fornito una motivazione chiara ed esaustiva delle ragioni che hanno condotto a ritenere prevedibile ed evitabile l’insidia che ha causato il sinistro.

In particolare, quanto alla vicinanza del sinistro all’abitazione della vittima, il giudice ha osservato che sebbene questa non valesse, da sola, ad integrare il requisito della prevedibilità, ben poteva essere considerato quale elemento utile, insieme agli altri, al suo convincimento.

Inoltre il motivo è inammissibile anche per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6 in quanto il ricorrente contesta la valutazione del giudice dello stato dei luoghi ove è avvenuto il sinistro facendo riferimento alle raffigurazioni fotografiche della strada ma non indica ove dette produzioni documentali si troverebbero né le allega al ricorso. Al fine di ritenere integrato il requisito del predetto articolo quando il ricorso concerne la valutazione da parte del giudice di merito di atti processuali o di documenti, è necessario specificare la sede in cui nel fascicolo d’ufficio o in quelli di parte essi siano rinvenibili, sicché, in mancanza, il ricorso è inammissibile per l’omessa osservanza del disposto di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 22607 del 24/10/2014, Rv. 633219). Tale principio trova la propria ragion d’essere nella necessità di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte (Sez. 3, Sentenza n. 86 del 10/01/2012, Rv. 621100), non potendosi affidare al giudice di legittimità il compito di svolgere un’attività di ricerca negli atti (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 4201 del 22/02/2010, Rv. 611678). Nel caso di specie, come detto, manca qualsiasi indicazione dei documenti indicati nel ricorso.

5. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

5.1. Infine, poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 1.600 oltre 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile della Corte suprema di Cassazione, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA