Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32876 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32876

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 12320-2020 proposto da:

D.M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, al viale GORIZIA

n. 24, presso lo studio dell’avvocato MICHELE CASIMIRO,

rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI DE GREGORIO;

– ricorrente –

contro

S.V. e D.M.P.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2864/2019 del TRIBUNALE di TARANTO, depositata

il 18/11/2019;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio non

partecipata del 10/06/2021, dal Consigliere Relatore Dott. Valle

Cristiano, osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

L’avvocato D.M.M. quale distrattario in procedimento esecutivo che venne iniziato per il cliente D.M.P. nei confronti della moglie S.V., sulla base di un decreto ingiuntivo che sarà poi dichiarato inefficace – dopo un complesso percorso processuale, iniziato irritualmente dinanzi al Giudice di Pace e trasmigrato successivamente in Tribunale, dove si è concluso -venne condannato, dal Tribunale di Taranto, con sentenza n. 2864 del 18/11/2019, quale giudice della revocazione avverso una precedente sentenza dello stesso Tribunale, quale giudice di appello nelle causa di competenza del Giudice di Pace, alla restituzione della somma percepita a titolo di spese legali nei confronti dell’originaria parte ingiunta e successivamente esecutata S.V., che aveva opposto il monitorio.

Il ricorso proposto e’, pertanto, per la cassazione della sentenza, del Tribunale di Taranto, n. 2864 del 2019 – che ha deciso sulla revocazione Atra sentenza dello stesso Tribunale, accogliendo la domanda in termini residenti ma accogliendo poi l’appello proposto da S.V. – e formula il seguente motivo: violazione e falsa applicazione dei principi normativi in materia di soccombenza e di liquidazione delle spese legali, onere delle spese processuali, condanna alle spese, compensazione, artt. 91,92,93 e 336 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, vizio di motivazione.

D.M.P. e S.V. sono rimasti intimati.

La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito camerale di cui all’art. 375 c.p.c.

La proposta del Consigliere relatore, di manifesta inammissibilità dell’impugnazione, è stata ritualmente comunicata alle parti.

Il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., nella quale ha insistito nella propria prospettazione.

Il ricorso è inammissibile, in quanto le censure si incentrano sul non essere il difensore distrattario, qualità assunta dall’avvocato D.M.M., sin dalla fase monitoria, parte processuale in proprio, ma, tuttavia, non censura adeguatamente il capo principale della decisione, con riferimento alla posizione dell’avvocato D.M.M., esposto dal rigo 13 in poi della motivazione della sentenza, che è quello del venire meno dell’intero titolo esecutivo, ossia del decreto ingiuntivo nei confronti di S.V., perché non notificato, con conseguente nullità di tutti gli atti esecutivi compiuti e conseguente obbligazione restitutoria “per la restituzione di somme riconosciute a titolo di spese e competenze processuali in un processo nullo, e pertanto non dovute”.

In conseguenza di ciò anche la condanna alla corresponsione delle spese legali in favore di S.V. è sorretta dall’esito della causa di revocazione, atteso che nonostante l’accoglimento della revocazione sotto il profilo rescindente, la causa rescissoria è stata decisa in senso sfavorevole sia all’avvocato D.M.M. che al suo originario assistito.

La pronuncia impugnata resiste al sindacato di legittimità anche, pertanto, in punto di onere delle spese ed è conforme alla giurisprudenza di questa Corte (si veda, di recente, in una fattispecie di parte vittoriosa in giudizio rescindente ma soccombente in fase rescissoria Cass. n. 00975 del 16/01/2019 Rv. 652302 – 01).

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese di questo giudizio di cassazione, non essendovi stata costituzione di controparte alcuna.

Deve, inoltre, darsi atto della sussistenza, nei confronti del ricorrente, dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso; nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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