Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32875 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32875

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11118-2020 proposto da:

LA MASE S.R.L., in persona del legale rappresentante in carica,

elettivamente domiciliata in ROMA, alla via Taranto n. 136, presso

lo studio dell’avvocato ENRICO MASTRANGELO, rappresentata e difesa

dall’avvocato MASSIMO SCALA;

– ricorrente –

contro

UNIONI DEI COMUNI DESTRA ADIGE, in persona del legale rappresentante

in carica, elettivamente domiciliata in ROMA, alla piazza della

Libertà, n. 20, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO BRUNI, che

la rappresenta e difende unitamente agli avvocati VALENTINA

LOMBARDO, MARCO BETTINI;

avverso la sentenza n. 2161/2019 del TRIBUNALE di VERONA, depositata

il 10/10/2019;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio non

partecipata del 10/06/2021, dal Consigliere Relatore Dott. Cristiano

Valle, osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La S.r.l. La Mase propose opposizione all’esecuzione, dinanzi al Giudice di Pace di Verona, avverso un’ingiunzione di pagamento per carichi iscritti a ruolo, relativi a verbali per contravvenzioni accertate con autovelox per conto dell’Unione Comuni Destra Adige – Comune di Bovolone (d’ora in seguito: l’Unione).

Dinanzi al Giudice di Pace l’Unione si difese a mezzo di un proprio funzionario.

Il difensore de La Mase S.r.l. eccepì l’irritualità della costituzione, in quanto effettuata in violazione del limite di valore per la difesa in proprio dinanzi al detto organo giudiziario, ai sensi dell’art. 82 c.p.c., comma 1, in quanto il valore della controversia era di oltre Euro milleseicento.

Il Giudice di Pace rinviava, quindi, la causa facendo salvi i diritti di prima udienza e, infine, autorizzava la precisazione delle conclusioni ma prima che la causa fosse decisa rimetteva la causa in istruttoria e concedeva all’Unione termine per la costituzione in giudizio.

L’incombente era effettuato senza alcuna formale comparsa di costituzione ma da difensore iscritto all’Albo degli Avvocati, che chiedeva l’ammissione di mezzi istruttori dopo essere stato autorizzato al deposito di memorie, insieme alla controparte, ai sensi dell’art. 320 c.p.c..

Il Giudice di Pace ammetteva, quindi, le istanze istruttorie limitatamente ad un solo capitolo con due testi e dopo l’espletamento delle prove testimoniali e dell’interrogatorio formale del legale rappresentante della Mase S.r.l., rinvia la causa per la discussione.

L’opposizione era rigettata.

La S.r.l. La Mase appellava la sentenza del Giudice di Pace e il Tribunale di Verona rigettava l’impugnazione, con sentenza n. 2161 del 2019.

La S.r.l. La Mase impugna per cassazione la detta sentenza del Tribunale di Verona con atto affidato a tre motivi di ricorso.

Resiste con controricorso l’Unione.

La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito camerale di cui all’art. 375 c.p.c..

La proposta del Consigliere relatore, di manifesta infondatezza dell’impugnazione, è stata ritualmente comunicata alle parti.

La società ricorrente ha depositato memoria nella quale ha insistito nella propria prospettazione.

Il ricorso è manifestamente infondato, per le ragioni di seguito esposte.

Il primo motivo censura la sentenza d’appello per violazione e falsa applicazione dell’art. 182 c.p.c., comma 2, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per avere il Tribunale ritenuta legittima la condotta processuale del Giudice di Pace.

Il motivo e’, alla stregua della giurisprudenza corrente, che si riferisce alla precedente formulazione dell’art. 182 c.p.c., ma ritiene che esso debba essere interpretato alla luce della modifica normativa, infondato:(Cass. n. 28824 del 08/11/2019 Rv. 655788 01): “L’art. 182 c.p.c., comma 2, (nel testo, applicabile “catione temporis”, anteriore alle modifiche introdotte dalla l n. 69 del 2009), secondo cui il “giudice che rilevi un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione “può” assegnare un termine per la regolarizzazione della costituzione in giudizio, deve essere interpretato, anche alla luce della modifica apportata dalla della L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 2, nel senso che il giudice “deve” promuovere la sanatoria, in qualsiasi fase e grado del giudizio ed indipendentemente dalle cause del predetto difetto, assegnando un termine alla parte che non vi abbia già provveduto di sua iniziativa, con effetti “ex tunc”, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali.”.

In realtà il motivo fa valere una ragione di nullità dell’originaria costituzione in giudizio dell’Unione, in quanto tale costituzione in giudizio era stata effettuata da detto ente a mezzo proprio funzionario ma in una causa eccedente il valore di cui all’art. 82 c.p.c., comma 1, che avrebbe legittimato la costituzione cd in proprio, e richiama giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 22043 del 22/11/2004 Rv. 578215 – 01) che, tuttavia aveva ad oggetto un decreto ingiuntivo richiesto all’Ufficio del Giudice Conciliatore da persona non avente qualifica di avvocato (così dalla motivazione), con conseguente affermazione di nullità insanabile e rilevabile di ufficio. Nel caso di specie, peraltro, non viene rappresentato dove e quando, in appello, il vizio procedimentale ascritto in punto di governo del processo da parte del Giudice di Pace sia stato fatto valere, o, meglio, alle pagg. 3, 4 e 5 del ricorso sono riportati dei passi, evidentemente quelli salienti, dell’appello, ma essi non censurano adeguatamente il subprocedimento di sanatoria posto in essere dal Giudice di Pace, limitandosi la ricorrente a formulare deduzioni di nullità senza null’altro specificare.

Il secondo motivo del ricorso della Mase S.r.l. deduce violazione dell’art. 320 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per avere il Tribunale ritenuto comunque validamente depositati i verbali di contestazione, e le cartoline contenenti le celate di notifica e comunque i documenti, che l’Unione aveva prodotto in una con la prima comparsa di costituzione, quella effettuata con proprio funzionario.

Il secondo motivo è strettamente correlato al primo.

Esso e’, parimenti, infondato, poiché effettuata da parte dell’Unione la sanatoria dell’originaria, ma viziata, costituzione in giudizio (a mezzo di un funzionario dell’ente), a seguito dell’invito alla regolarizzazione da parte del Giudice di Pace, essa ha operato con efficacia retroattiva (ossia con effetti cd. ex tunc), giusta il disposto dell’art. 182 c.p.c., comma 2, nella sua attuale formulazione, applicabile nella specie, trattandosi di causa soggetta alle modifiche processuali di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69 e, conseguentemente deve ritenersi convalidata anche l’attività processuale espletata dal funzionario e quindi il deposito di documenti in una con l’originaria comparsa di costituzione del 16/11/2015.

Il secondo motivo e’, pertanto, rigettato.

Il terzo motivo, proposto per violazione e falsa applicazione degli artt. 320 e 145 c.p.c. e per omesso esame di fatto decisivo, riguarda la carenza di un rapporto tra la Mase S.r.l. e la Economy Service i cui soci avrebbero ricevuto le cartoline di notifica.

Il mezzo è infondato, in quanto il Tribunale ha fatta corretta applicazione della giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 27420 del 20/11/2017 Rv. 646424 – 01, richiamata in motivazione in massima ufficiale), alla quale il Collegio presta adesione e intende assicurare continuità, in tema notifica alle persone giuridiche e di presunzione di assunzione del compito di consegnatario, nel senso di ritenere che le persone rinvenute nella sede della Mase S.r.l., anche se dipendenti della Economy Service e sebbene questa non fosse legata da un rapporto formale con la S.r.l. La Mase fossero comunque legittimate alla ricezione degli atti, anche in considerazione della mancanza di istanze istruttorie rivolte a ribaltare dette circostanze di fatto da parte della Mase S.r.l..

Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

Per le spese di questo giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo, valutata l’attività professionale espletata e il valore della controversia.

Deve, inoltre, darsi atto della eventuale sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

Rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro in Euro 1.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre IVA e CA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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