Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32868 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2021, (ud. 19/05/2021, dep. 09/11/2021), n.32868

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. TADDEI Margherita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23479-2017 proposto da:

FONDAZIONE ANGELO PASSERINI CASA RIPOSO VALSABBINA, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CALABRIA, 56, presso lo studio

dell’avvocato DAVIDE TAGLIAFERRI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIUSEPPE DI BIASE;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 841/2017 della COMM. TRIB. REG. LOMBARDIA,

depositata il 02/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/05/2021 dal Consigliere Dott. MARGHERITA TADDEI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Con riferimento alla dichiarazione di variazione per l’aggiornamento del Catasto Edilizio Urbano, l’Agenzia delle Entrate notificava alla Fondazione Angelo Passerini – Casa di Riposo Valsabbina un avviso di accertamento di maggior valore della rendita catastale mediante riclassamento e variazione di categoria per il fabbricato sito nel Comune di (OMISSIS), via (OMISSIS), attribuendo la categoria D/4 Euro 63.045,80 invece di quella B/1 preesistente.

La contribuente proponeva ricorso avverso tale atto deducendo che, non avendo l’attività della Fondazione fine di lucro, avendo la status di ONLUS anche a fini fiscali ed essendo il fabbricato destinato a casa di riposo per anziani anche disabili, ossia ad un servizio di pubblica utilità, doveva essere incluso tra le case di cura e gli ospedali di categoria B.

La CTP di Brescia con sentenza n. 890/2014, accoglieva il ricorso, attribuiva all’immobile la categoria B/1.

La CTR della Lombardia, alla quale l’Ufficio si appellava, con sentenza in data 06.02.2017 accoglieva l’appello ritenendo che correttamente l’A.F. avesse considerato l’immobile rientrante non già nelle categorie ordinarie del gruppo B ma in quelle speciali del Gruppo D.

Avverso detta pronuncia la contribuente proponeva ricorso per cassazione articolato in due motivi.

La controparte non esplicava difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la falsa applicazione del R.D. n. 652 del 1939, art. 10, infondata ed illegittima categoria catastale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c. la falsa applicazione del R.D. n. 652 del 1939, art. 10 e la infondata ed illegittima modalità di determinazione della rendita.

I motivi vanno scrutinati congiuntamente per l’evidente connessione, trattando aspetti diversi della motivazione del provvedimento.

I motivi di ricorso sono infondati; pertanto, il ricorso deve essere rigettato.

Il D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61, dispone che “il classamento consiste nel riscontrare, con sopralluogo per ogni singola unità immobiliare, la destinazione ordinaria e le caratteristiche influenti sul reddito e nel collocare l’unità stessa in quella tra le categorie e classi prestabilite per la zona censuaria a norma dell’art. 9 che, fatti gli opportuni confronti con le unità tipo, presenta destinazione e caratteristiche conformi od analoghe. Le unità immobiliari urbane devono essere classate in base alla destinazione ordinaria ed alle caratteristiche che hanno all’atto del classamento”.

Il successivo art. 62 dispone che: “La destinazione ordinaria si accerta con riferimento alle prevalenti consuetudini locali, avuto riguardo alle caratteristiche costruttive dell’unità immobiliare”.

La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il provvedimento di attribuzione della rendita catastale di un immobile è un atto tributario che inerisce al bene che ne costituisce l’oggetto, secondo una prospettiva di tipo “reale”, riferita alle caratteristiche oggettive (costruttive e tipologiche in genere), che costituiscono il nucleo sostanziale della cd. “destinazione ordinaria”, sicché l’idoneità del bene a produrre ricchezza va ricondotta, prioritariamente, non al concreto uso che di esso venga fatto, ma alla sua destinazione funzionale e produttiva, che va accertata in riferimento alle potenzialità d’utilizzo purché non in contrasto con la disciplina urbanistica. (vedi Cass. n. 8773 e n. 12205 del 2015); precisando altresì che in tema di rendita catastale, nell’ipotesi in cui l’immobile per le proprie caratteristiche strutturali rientri in una categoria speciale, non assume rilevanza la corrispondenza rispetto all’attività in concreto svolta all’interno dello stesso che può costituire, ove ricorrente, mero elemento rafforzativo della valutazione oggettiva operata (Vedi Cass. n. 22103 del 2018).Pertanto, ai fini della classificazione, non rileva né il carattere pubblico o privato della proprietà dell’immobile, né eventuali funzioni latamente sociali svolte dal proprietario, mentre il fine di lucro merita di essere preso in considerazione, in quanto espressamente previsto come criterio di classificazione per numerose categorie, ma in termini oggettivi, nel senso che se ne richiede una verifica che ne ricerchi la sussistenza desumendola dalle caratteristiche strutturali dell’immobile, irreversibili se non attraverso modifiche significative, e non si arresti quindi al tipo di attività che in un determinato momento storico vi viene svolta, che può costituire un criterio complementare ma non alternativo o esclusivo ai fini del classamento.(Cass. n. 14078/2020)

Nel quadro generale delle categorie delle unità immobiliari, queste sono distinte in base al criterio della destinazione ordinaria (gruppi A – C), della destinazione speciale (gruppo D) e della destinazione particolare (gruppo E).

Ai sensi del D.P.R. n. 1141 del 1949, art. 8, la categoria D raggruppa immobili aventi destinazione industriale e commerciale, non suscettibili di destinazione difforme se non a condizione di radicali trasformazioni, pertanto con capacità reddituale assoggettabile a imposta, ma speciali rispetto a quelle precedenti previste alle categorie di cui alle lettere anteriori.

Ebbene la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dei criteri normativi applicabili e dei principi innanzi affermati laddove, ha ritenuto, che l’immobile de quo pur rientrante nella categoria “case di cura ed ospedali” sia di per sé idoneo a produrre ricchezza.

In conclusione il ricorso va rigettato.

Nulla per le spese in assenza di attività difensive dell’intimato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio tenutasi in modalità “da remoto”, il 19 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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