Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32866 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32866

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10096/2019 proposto da:

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A., aderente al Fondo

Interbancario di Tutela dei Depositi, Capogruppo del Gruppo Bancario

Monte dei Paschi di Siena, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANNIA FAUSTINA, 5/D,

presso lo studio dell’avvocato SAVERIO CASULLI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ORONZO MAZZOTTA;

– ricorrente principale –

G.M., elettivamente domiciliato in ROMA, LARGO LA LOGGIA

33, presso lo studio dell’avvocato SANDRO FOLGARELLI, rappresentato

e difeso dall’avvocato PAOLO DI LORETO;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

contro

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A., aderente al Fondo

Interbancario di Tutela dei Depositi, Capogruppo del Gruppo Bancario

Monte dei Paschi di Siena, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANNIA FAUSTINA, 5/D,

presso lo studio dell’avvocato SAVERIO CASULLI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ORONZO MAZZOTTA;

– ricorrente principale – controricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 125/2019 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 07/02/2019 R.G.N. 1058/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/06/2021 dal Consigliere Dott. MARGHERITA MARIA LEONE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di appello di Lecce con la sentenza n. 125/2019 aveva parzialmente accolto il reclamo proposto da G.M. avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva ritenuto legittimo il licenziamento irrogato allo stesso da Monte dei Paschi di Siena spa.

La Corte territoriale aveva valutato tardiva la contestazione dei fatti addebitati al G. realizzatisi, tra il 2012 e il 2014, quando lo stesso era preposto all’Agenzia n. (OMISSIS) di Lecce; aveva ritenuto non validamente provate le contestazioni relative ai fatti intercorsi con riguardo all’Agenzia n. 4, allorché il G. era lì preposto, ed aveva infine ritenuto comunque priva di proporzionalità, rispetto alle condotte contestate, la sanzione espulsiva. A ciò il Giudice d’appello aveva fatto conseguire la declaratoria di illegittimità del licenziamento e della risoluzione del rapporto di lavoro con condanna della società al pagamento di una indennità risarcitoria pari a 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto oltre accessori dal licenziamento al saldo, compensando le spese del giudizio.

Avverso detta decisione la Banca Monte dei Paschi di Siena proponeva ricorso affidato a tre motivi cui resisteva con controricorso G.M., anche contenente ricorso incidentale affidato a tre motivi, cui rispondeva la Banca con successivo controricorso al ricorso incidentale.

Erano depositate successive memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

RICORSO PRINCIPALE.

1) Con il primo motivo la Banca Monte Paschi di Siena spa (da ora Banca) deduce il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 99,112 c.p.c., L. n. 92 del 2012, art. 1 (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), dolendosi del fatto che la sentenza impugnata aveva erroneamente posto a fondamento della propria decisione la tardività rispetto al tempo intercorso tra la conoscenza dei fatti e la contestazione, essendo, tale circostanza, mai entrata nel giudizio nel quale, invece, il lavoratore, aveva allegato la tardività rispetto al lasso intercorso tra il materiale verificarsi dei fatti e contestazione.

Il motivo risulta infondato in quanto nella sentenza, nella parte in cui sono riportate le singole fasi del procedimento, (pg. 2), è chiaramente riferito che il G. aveva lamentato la tardività delle contestazioni disciplinari rispetto a fatti accaduti nel 2012-2013 (tre o quattro anni prima della contestazione del 2016), e per i quali l’ispezione accertativa era iniziata nel 2014, con ciò evidenziandosi come il giudizio del giudice di appello fosse riferito ad allegazioni comprensive sia del momento di accadimento delle condotte che dell’accertamento e conoscenza certa delle stesse.

Peraltro il concetto di tardività, strettamente e specularmente collegato al concetto di immediatezza della contestazione e’, come affermato da questa Corte, un concetto relativo, e dunque accertabile, in base alle peculiarità della fattispecie, dal giudice del merito. A riguardo si è chiarito che “In tema di licenziamento disciplinare, l’immediatezza della contestazione va intesa in senso relativo, dovendosi dare conto delle ragioni che possono cagionare il ritardo (quali il tempo necessario per l’accertamento dei fatti o la complessità della struttura organizzativa dell’impresa), con valutazione riservata al giudice di merito ed insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione adeguata e priva di vizi logici” (Cass. 16841/2018).

2) con il secondo motivo è denunciato il vizio di violazione degli artt. 1175,1375 c.c., con riferimento all’art. 2119 c.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver, la Corte d’appello fondato il proprio giudizio su un errato concetto di tardività della contestazione, non considerando la complessità dell’accertamento svolto dalla Banca, delle indagini necessarie, ed avendo anche errato nel distinguere e valutare separatamente le condotte tenute presso l’Agenzia n. 1 da quelle invece considerate con riguardo alla agenzia n. 4, trattandosi, invece, di un illecito unico così incidente anche sulla valutazione circa la tempestività.

Il motivo è inammissibile in quanto il giudice d’appello ha espresso una valutazione di merito (pg. 6 e 7 sentenza) che ha distinto i periodi, le contestazioni singole e la tempestività rispetto ad esse, coerentemente giudicata rispetto ai principi di questa Corte in tema, anche espressamente richiamati nella motivazione.

3) Con il terzo motivo è denunciata la violazione degli artt. 21062119 c.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per la erronea valutazione sul difetto di proporzionalità e sulla esistenza di una giusta causa per il licenziamento. La banca ricorrente lamenta una discrasia della decisione rispetto agli “standard” valutativi della Corte di legittimità.

Il motivo è inammissibile poiché invocando il vizio di violazione di legge in realtà mira ad ottenere una rivalutazione dei fatti già esaminati dalla Corte territoriale. Questa Corte ha chiarito che “E’ inammissibile il ricorso per cassazione con cui si deduca, apparentemente, una violazione di norme di legge mirando, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito” (8758/017-18721/2018).

Peraltro anche non congruamente chiaro risulta il richiamo alla violazione di legge quale vizio parametrato a “standard” valutativi della giurisprudenza di legittimità.

Il ricorso principale deve essere rigettato.

Ricorso incidentale:

4) Con il primo motivo è dedotta la violazione degli artt. 115,116 c.p.c., art. 2697 c.c.artt. 111 e 24 Cost., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorrente incidentale lamenta la valutazione della Corte territoriale circa taluni addebiti; dopo aver posto in rilievo la condivisibile esclusione da parte del giudice di appello di altri illeciti addebitati, lamenta la non adeguata valutazione invece svolta circa gli ulteriori addebiti accertati positivamente dal giudice del gravame. A tal fine richiama le testimonianze rese.

Il motivo è inammissibile poiché richiede una nuova valutazione dei fatti già valutati dalla Corte di merito (pg. 9 sentenza). Si tratta, anche in tal caso, della prospettazione di un vizio, quale la violazione di legge, che, in realtà, funge da richiesta di nuovo giudizio di merito non consentito in questa sede di legittimità.

5) Con ulteriore motivo è censurata la violazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 4, per la insussistenza dei fatti contestati e per la tutela reintegratoria.

La censura è assorbita dal rigetto del precedente motivo e dalla accertata esistenza di taluni fatti addebitati.

6) Con il terzo motivo è dedotta la violazione dell’art. 18, comma 1, stante il carattere discriminatorio del licenziamento.

La Corte territoriale ha escluso la esistenza del licenziamento discriminatorio perché non fornita la prova del nesso eventuale tra l’appartenenza sindacale del dipendente, il rifiuto di precedenti proposte di trasferimento ed il licenziamento. Ha altresì escluso la ragione discriminatoria nella circostanza che altri dipendenti fossero stati sanzionati con misure conservative.

Rispetto a tali statuizioni l’attuale censura ripropone le medesime ragioni, già prospettate e valutate, circa il trattamento differenziato tra dipendenti, con ciò richiedendo, ancora una volta, un giudizio di merito, peraltro in assenza di specifiche allegazioni, non consentito in sede di legittimità.

Il ricorso incidentale è pertanto inammissibile.

Attesa la reciproca soccombenza, le spese devono essere interamente compensate.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale e di quello incidentale dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale; dichiara inammissibile il ricorso incidentale. Compensa le spese.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale e di quello incidentale dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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