Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32863 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 09/11/2021), n.32863

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13038/2019 proposto da:

FONDERIA SAN MARTINO S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SALARIA 332, presso

lo studio dell’avvocato GIUSEPPE DE MAJO, rappresentata e difesa

dagli avvocati VITTORIO BECHI, STEFANO CHITI;

– ricorrente –

contro

G.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO,

212, presso lo studio dell’avvocato ALESSIA STABILE, rappresentato e

difeso dagli avvocati ALESSANDRO CASSIGOLI, FRANCESCA BROMBIN;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 169/2019 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 04/03/2019 R.G.N. 925/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/02/2021 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Firenze ha respinto il reclamo della L. n. 92 del 2012, ex art. 1, comma 58, proposto dalla Fonderia San Martino s.r.l. ed ha confermato la sentenza del Tribunale di Firenze che aveva a sua volta confermato l’ordinanza che in sede sommaria aveva accertato l’illegittimità del licenziamento intimato a G.E. in data 20 febbraio 2017 condannando la società a reintegrarlo nel posto di lavoro già occupato ed a corrispondere per il periodo dal licenziamento all’effettiva reintegrazione ma, comunque, per non più di dodici mesi una indennità risarcitoria parametrata all’ultima retribuzione globale di fatto percepita oltre agli accessori ed ai contributi previdenziali ed assistenziali.

2. La Corte territoriale, ha accertato che dall’istruttoria svolta non era emerso che il lavoratore avesse intenzionalmente staccato il ciclone dalla spalla ed anzi ha ritenuto provato che il distacco accidentale si era verificato in altre occasioni poiché lo strumento non era attaccato in maniera particolarmente stabile. Ha poi accertato che il getto della pistola ad aria compressa era rivolto verso il bancone per spolverarlo e non verso il ciclone ed ha escluso che fosse ravvisabile la condotta intenzionale contestata finalizzata a far entrare la polvere nel ciclone.

3. Per la cassazione della sentenza ha proposto tempestivo ricorso la Fonderia San Martino s.r.l. affidato a due motivi ai quali ha resistito con controricorso G.E..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

4. Il primo motivo di ricorso con il quale è denunciato, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti è inammissibile atteso che viene denunciato un vizio motivazionale e si trascura di considerare che, ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., ratione temporis applicabile alla fattispecie quell’ipotesi di “doppia conforme”, prevista dall’art. 348 ter c.p.c., comma 5 (applicabile, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, ai giudizi d’appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal giorno 11 settembre 2012), il ricorrente in cassazione – per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (nel testo riformulato dal D.L. n. 83 cit., art. 54, comma 3, ed applicabile alle sentenze pubblicate dal giorno 11 settembre 2012) – deve indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (cfr. Cass. 22/12/2016 n. 26774 e successivamente tra le altre Cass. 06/08/2019 n. 20994). La ricorrente non ha adempiuto a tale incombente limitandosi a proporre una lettura diversa delle emergenze istruttorie e lamentando un omesso esame di un fatto (specificatamente riportato in un documento) ritenuto decisivo che tuttavia risulta comunque essere stato preso in esame dal giudice di secondo grado ma da questi ritenuto ininfluente.

5. Con il secondo motivo è denunciata la nullità della sentenza ex art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. c.p.c.. Sostiene la ricorrente che sulla base della ricostruzione contenuta nel primo motivo il ragionamento svolto nella sentenza sarebbe incomprensibile e che dalle dichiarazioni rese dai testi (il particolare dal teste M.) la condotta contestata avrebbe dovuto essere ritenuta positivamente accertata.

6. Anche questo motivo di ricorso è inammissibile. Come è noto infatti è principio desumibile dalle norme di cui all’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c. (come novellati entrambi dalla L. n. 69 del 2009), quello secondo il quale la mancata esposizione dei fatti rilevanti della causa, ovvero la mancanza o l’estrema concisione delle ragioni giuridiche della decisione, determinano la nullità della sentenza soltanto ove rendano impossibile l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento del dispositivo (cfr. Cass. 18/04/2017 n. 9745). In sostanza il percorso argomentativo deve consentire di comprendere la fattispecie concreta, l’autonomia del processo deliberativo compiuto e la riconducibilità dei fatti esaminati al principio di diritto richiamato. E’ in difetto di tali requisiti minimi che è ravvisabile una totale carenza di motivazione e la conseguente nullità del provvedimento (arg. ex Cass. 09/05/2017 n. 11227 e 03/07/2018n. 17403).

6.1. Orbene nel caso in esame la sentenza non è affatto incorsa nella denunciata violazione avendo proceduto ad un’accurata ricostruzione delle emergenze istruttorie secondo l’apprezzamento del giudice espresso in maniera adeguata e logica e, nella sostanza, la censura più che rivolgersi alla motivazione della sentenza per evidenziarne una carenza così grave da risolversi in una apparenza quando non inesistenza della stessa, si concreta nella prospettazione di una diversa ricostruzione delle emergenze probatorie che esula dai poteri della Corte di legittimità essendo la ricostruzione fattuale rimessa all’esclusiva competenza del giudice di merito.

7. In conclusione, per le ragioni esposte, il ricorso deve essere complessivamente rigettato e le spese, liquidate in dispositivo, vanno poste a carico della ricorrente soccombente. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis del citato D.P.R., se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 5.250,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie oltre agli accessori dovuti per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis del citato D.P.R., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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