Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32856 del 19/12/2018

Cassazione civile sez. I, 19/12/2018, (ud. 15/11/2018, dep. 19/12/2018), n.32856

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Su ricorso nr.26343/2017 proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore

domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12 presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che lo rappresenta e difende ex lege;

– ricorrente –

contro

T.S., elettivamente domiciliato in Roma Via Giuseppe Marcora

18 presso lo studio dell’Avv.to Guido Faggiani che lo rappresenta e

difende giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la SENTENZA n. 2212/2016 della CORTE DI APPELLO DI MILANO, in

data 23/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/11/2018 dal consigliere MARINA MELONI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

Capasso Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di Appello di Milano con sentenza in data 23/5/2017, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dal Tribunale di Milano in ordine alle istanze avanzate da T.S. nato a (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria mentre in riforma della sentenza di primo grado ha riconosciuto il diritto alla protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Milano di essere fuggito dal proprio paese per contrasti familiari insorti con i cugini e gli zii paterni che lo avevano minacciato, picchiato e costretto a lasciare la sua casa. Avverso l’ordinanza del Tribunale di Milano il ricorrente ha proposto ricorso in appello che la Corte di Appello di Milano ha accolto con sentenza in riferimento alla sola protezione umanitaria. Successivamente, avverso questa ultima pronuncia, ha proposto ricorso per Cassazione il Ministero dell’Interno con unico motivo. T.S. resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con unico motivo di ricorso, il ricorrente Ministero dell’Interno denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice territoriale di Milano ha concesso la protezione umanitaria sulla base di un generico richiamo alla possibilità per il ricorrente di subire ripercussioni dannose in caso di rimpatrio stante la situazione di instabilità socio-economica nonchè per l’ottima capacità di integrazione socioeconomica del richiedente in Italia.

Il motivo proposto è inammissibile perchè censura, anche sotto le sembianze della violazione di legge, il presunto difetto della motivazione che invece è presente sicchè le doglianze proposte integrano una richiesta di riesame delle risultanze probatorie ed un’istanza di rivalutazione degli elementi emersi nel corso della fase di merito (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 2014) o una richiesta di inammissibile esercizio – in questa sede – di indagini in via generica, senza che sia individuata alcuna specifica ragione della erroneità delle affermazioni del giudice di merito e, dunque, nulla richiamando di diverso dalle già esaminate questioni, relative alla situazione di provenienza o al considerevole livello di integrazione raggiunto nel nuovo contesto di attuale collocazione.

La sentenza si basa su due ratio decidendi: la situazione di instabilità socio-politica del Mali e l’avvenuta integrazione in Italia del richiedente asilo.

Per quanto riguarda la prima ratio con particolare riferimento ai motivi di carattere umanitario oppure risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato Italiano (art. 5, comma 6, cit.), in costanza dei quali lo straniero risulta titolare di un diritto soggettivo al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (Cass., sez. un., n. 19393/2009 e Cass., sez. un., n.5059/2017), occorre precisare che la Corte di Appello di Milano ha concesso la protezione umanitaria, in riforma della sentenza di primo grado, avendo accertato nel merito con congrua motivazione un’esposizione individuale seria di T.S. alla lesione dei diritti umani fondamentali in caso di rientro in Mali data la situazione di fragilità sociale e politica del paese.

Il giudice di merito ha accertato che “il Mali, pur non essendo interessato da un conflitto armato interno… è caratterizzato da instabilità e forte insicurezza compresa l’area di provenienza del richiedente dato l’alto pericolo di attentati”.

A fronte di tale accertamento il ricorrente censura le affermazioni della Corte territoriale in ordine all’insussistenza di un rischio oggettivo che correrebbe il ricorrente in caso di rimpatrio, senza tuttavia alcun puntuale riferimento documentale o di altra natura che smentisca quanto affermato dal giudice di merito. Il motivo proposto, oltre a mancare di autosufficienza per non avere il ricorrente indicato a quale specifica documentazione intende far riferimento, si risolve in una generica critica, priva di specifici richiami di riscontro, del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 convertito in L. n. 134 del 2012 (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).

La sentenza impugnata va, pertanto, confermata ed il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile in ordine al motivo proposto con condanna alle spese in favore del controricorrente.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il Ministero al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente che si liquidano in Euro 2100,00 complessive di cui 100,00 per spese oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima della Corte di Cassazione, il 15 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA