Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32854 del 13/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 13/12/2019, (ud. 11/06/2019, dep. 13/12/2019), n.32854

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. GRASSO Gianluca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25271/2017 proposto da:

PAMEC S.r.l. in persona del suo legale rapp.te p.t., rappresentata e

difesa in virtù di procura speciale rilasciata a margine del

ricorso dall’Avv. Alessandro Fruscione e dall’Avv. Salvatore Mileto,

elettivamente domiciliata in Roma, via Giambattista Vico n. 22,

presso lo studio legale tributario Santacroce & Associati;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore

pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici domicilia in Roma alla Via dei Portoghesi

n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2656/23/17 della Commissione tributaria

regionale della Campania, depositata il 22 marzo 2017.

e sul ricorso 2649/2018 proposto da:

PAMEC S.R.L. in persona del suo legale rapp.te p.t., rappresentata e

difesa in virtù di procura speciale rilasciata a margine del

ricorso dall’Avv. Alessandro Fruscione e dall’Avv. Salvatore Mileto,

elettivamente domiciliata in Roma, via Giambattista Vico n. 22,

presso lo studio legale tributario Santacroce & Associati;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore

pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici domicilia in Roma alla Via dei Portoghesi

n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5120/19/2017 della Commissione tributaria

regionale della Campania, depositata l’8 giugno 2017.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza dell’11

giugno 2019 dal Consigliere Gianluca Grasso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Tommaso

Basile che ha concluso per il rigetto del ricorso;

uditi l’Avvocato Alessandro Fruscione e l’Avvocato dello Stato Bacosi

Giulio.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con distinti ricorsi dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Napoli, Pamec s.r.l., società che svolge la propria attività nel settore dei sistemi di pompaggio del calcestruzzo, ha impugnato:

– l’avviso di accertamento in rettifica della dichiarazione doganale, notificatole dall’Agenzia delle Dogane di Napoli per errata classificazione della merce (accessori per tubi) da essa importata dalla Cina, con cui venivano liquidati ulteriori dazi ed IVA per un totale di Euro 16.023,67;

– il conseguente atto di contestazione e irrogazione delle sanzioni amministrative ex art. 303 Tuld, per un importo di Euro 30.000,00.

L’amministrazione constatava, a seguito di verifica documentale, l’errata individuazione del codice dei beni, rilevando che questi rientravano nella sottovoce precedente a quella indicata dalla Società (ossia la (OMISSIS): “accessori per tubi aventi un diametro esterno pari od inferiore a 609,6 mm”) ed erano pertanto soggetti al dazio antidumping del 58,60% anzichè al dazio del 3,70% versato dall’importatrice.

La Commissione tributaria provinciale di Napoli ha accolto entrambi i ricorsi, osservando: che le merci importate erano di dubbia identificazione, tanto che, in sede di istruttoria ai fini del rilascio di ITV, l’Agenzia delle Dogane territorialmente competente e, successivamente, quella Centrale avevano classificato il prodotto con due codici diversi, entrambi, però, contemplanti l’applicazione di un dazio del 3,7%; che l’ITV, pacificamente rilasciata per i medesimi accessori per tubi oggetto dell’avviso di rettifica, benchè non vincolante, costituiva autorevole giudizio quanto all’esatta classificazione dei beni.

2. – Gli appelli proposti dall’Agenzia delle Dogane contro le sentenze di primo grado sono stati accolti, con distinte pronunce, dalla Commissione tributaria regionale della Campania.

La Commissione tributaria regionale, con la sentenza n. 2656/23/17, avente ad oggetto la rettifica della dichiarazione doganale: ha respinto l’eccezione preliminare di giudicato interno, e di conseguente inammissibilità dell’appello, sollevata da Pamec; ha respinto l’appello incidentale condizionato con il quale la società aveva lamentato la nullità dell’avviso per violazione del proprio diritto di difesa; nel merito, ha rilevato che l’incertezza sulla classificazione non poteva fondare una pronuncia di accoglimento, anche alla stregua dei principi processuali in tema di riparto dell’onere della prova e che la classificazione operata dall’Agenzia sulla base dell’accertamento compiuto era corretta, mentre nessun rilievo determinante poteva attribuirsi alla precedente ITV.

Con la sentenza n. 5120/19/2017, avente ad oggetto l’atto di contestazione delle sanzioni, il giudice d’appello ha escluso che Pamec avesse operato in buona fede, evidenziando che l’informazione tariffaria vincolante da questa prodotta non poteva essere utilizzata, in quanto relativa a una diversa importazione di merce dall’estero e che, nel dichiarare l’appartenenza della merce in contestazione alla classe (OMISSIS), la società aveva omesso di indicarne il reale spessore proprio allo scopo di sottrarsi al dazio antidumping.

3. – Le sentenze sono state impugnate da Pamec s.r.l. con due distinti ricorsi per cassazione, affidati l’uno a sei e l’altro a sette motivi.

L’Agenzia delle dogane e dei monopoli si è costituita in entrambi i procedimenti con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Preliminarmente, in applicazione dell’art. 274 c.p.c., va disposta la riunione al presente procedimento R.G.N. 25271/2017 del procedimento R.G.N. 2649/2018, considerata l’identità delle parti e la connessione delle questioni oggetto di ricorso.

2. – Motivi di ricorso di cui al procedimento R.G.N. 25271/2017.

Con il primo motivo si deduce la nullità della sentenza ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 36, nonchè dell’art. 118 c.p.c., disp. att., in relazione all’art. 360 dello stesso c.p.c., comma 1, n. 4. Secondo la prospettazione di parte ricorrente, difetterebbe nella sentenza impugnata l’esposizione dello svolgimento del processo di primo grado e delle richieste avanzate dalle parti, nonchè l’indicazione dei fatti rilevanti, rendendo impossibile l’individuazione del thema decidendum e delle ragioni poste a fondamento della decisione. Si sottolinea, al riguardo: che il collegio ha riassunto in maniera incomprensibile le argomentazioni delle parti, oltretutto limitatamente alla fase di appello (senza ricostruire in alcun modo i dati di fatto rilevanti, il giudizio di primo grado e il contenuto della sentenza appellata); che, successivamente a tale incompleta esposizione, senza alcuna coerenza con le insoddisfacenti premesse fattuali, la CTR è passata alla parte motiva affermando, in rapida successione, che “va esclusa la formazione di qualsiasi giudicato interno, a fronte della ampiezza dell’impugnazione dell’Agenzia delle Dogane”, senza chiarire se e come tale “ampiezza” coprisse effettivamente ogni ratio decidendi della pronuncia appellata; che la motivazione sottostante sia al rigetto dell’appello incidentale condizionato sia all’accoglimento dei motivi d’appello dell’Agenzia sarebbe meramente assertiva.

Con il secondo motivo si prospetta la nullità della sentenza, sotto altri profili, per violazione del giudicato interno, ai sensi dell’art. 324 c.p.c. e dell’art. 329 c.p.c., comma 2 e dell’art. 2909 c.c.; nonchè per inesistenza o mera apparenza della motivazione (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 36, nonchè art. 118 delle disp. att. c.p.c.); il tutto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di diritto al contraddittorio preventivo (sentenze del 18/12/2008, causa C-349/07, Sopropè, e 3/7/2014, cause riunite C-129/13 e C-130/13, Kamino International Logistics BV) e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

Con il quarto motivo si contesta la falsa applicazione del codice doganale di cui al Reg. CEE n. 2913 del 1992, art. 12, n. 2 e del Reg. d’applicazione, art. 11 (Reg. n. 2454 del 1993) nonchè la violazione della sentenza della Corte di Giustizia del 7/4/2011, in causa C-153/10, Sony Supply Chain Solutions (BV), e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, art. 22, comma 4, art. 58, comma 2, e art. 61, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il quinto motivo si deduce la falsa applicazione della sottovoce doganale (OMISSIS), quale vigente all’atto delle importazioni controverse; la violazione delle regole generali di interpretazione nn. 1 e 6 della nomenclatura combinata di cui al Reg. (CEE) n. 2658 del 1987, nonchè di tale Regolamento e della voce della Nomenclatura Combinata 7307, art. 9, paragrafi 1 e 2, nonchè della sottovoce 7307 1990 e della Nota 1G della Sezione XVI della Nomenclatura Combinata vigente all’atto delle importazioni controverse, il tutto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il sesto motivo si denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, concernente la particolare caratteristica costruttiva dei raccordi importati dalla ricorrente con la dichiarazione doganale oggetto di rettifica, raccordi che sono realizzati mediante fusione, circostanza che – scorrendo le singole voci e sottovoci della Nomenclatura Combinata – avrebbe dovuto comportare la loro classificazione nella sottovoce NC 73071990 00, con conseguente illegittimità dell’accertamento.

3. – Motivi di ricorso di cui al procedimento R.G.N. 2649/2018.

Con il primo motivo si deduce la nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1 e art. 39, comma 1 bis e dell’art. 295 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4: secondo la ricorrente, la Commissione tributaria regionale avrebbe dovuto sospendere il giudizio sulle sanzioni in attesa del passaggio in giudicato della sentenza che, in riforma di quella di primo grado, aveva respinto il suo ricorso avverso l’atto di rettifica dell’accertamento;

Con il secondo motivo si prospetta la nullità della sentenza ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 36, nonchè dell’art. 118 c.p.c., disp. att., in relazione all’art. 360 dello stesso c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto la pronuncia avrebbe omesso qualunque riferimento alla pur concisa esposizione del contenuto dell’atto impugnato in primo grado, delle doglianze avanzate dalla contribuente con il ricorso introduttivo, dello svolgimento del processo di primo grado, delle richieste avanzate dalle parti e del contenuto della sentenza della Commissione tributaria provinciale, nonchè l’indicazione dei fatti rilevanti.

Con il terzo motivo si denuncia la nullità della sentenza ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 36, nonchè dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4) e dell’art. 118 c.p.c. disp. att. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4: la ricorrente deduce che, oltre ad aver omesso la ricostruzione dei fatti rilevanti di causa, le argomentazioni delle parti nel giudizio di primo grado e le motivazioni della decisione impugnata, la Commissione tributaria regionale avrebbe fatto luogo a una motivazione articolata ma del tutto incomprensibile, con riferimenti a circostanze (anche in punto di fatto) estranee alla vicenda o del tutto inesistenti.

Con il quarto motivo si denuncia la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa pronuncia sul motivo del ricorso introduttivo, ritenuto assorbito dalla Commissione tributaria provinciale e riproposto in appello, con il quale era stata denunciata la violazione dell’art. 303, comma 3, in relazione al D.P.R. n. 43 del 1973, comma 1, giacchè l’errata dichiarazione della classificazione doganale della merce era punibile esclusivamente con la sanzione di cui al comma 1.

Con il quinto motivo si prospetta la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa pronuncia sull’eccezione di inammissibilità dell’appello dell’Ufficio delle Dogane di Napoli 1 per difetto di specificità.

Con il sesto motivo si deduce la falsa applicazione della sottovoce doganale (OMISSIS), quale vigente all’atto delle importazioni controverse; violazione delle regole generali di interpretazione nn. 1 e 6 della nomenclatura combinata di cui ai Reg. (CEE) n. 2658/87, nonchè di tale Regolamento, art. 9, paragrafi 1 e 2 e della voce della Nomenclatura Combinata 7307, nonchè della sottovoce 7307 1990 e della Nota 1G della Sezione XVI della Nomenclatura Combinata vigente all’atto delle importazioni controverse, il tutto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il settimo motivo si denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, concernente la particolare caratteristica costruttiva dei raccordi importati dalla ricorrente con la dichiarazione doganale oggetto di rettifica e conseguente sanzione, raccordi che sono realizzati mediante fusione, circostanza che – scorrendo le singole voci e sottovoci della Nomenclatura Combinata – avrebbe dovuto comportare la loro classificazione nella sottovoce NC 73071990 00, con conseguente illegittimità dell’accertamento (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

3. – Il primo motivo del ricorso 25271/017 e il secondo motivo del ricorso n. 2649/018 sono fondati, con conseguente assorbimento di tutti gli altri motivi.

3.1. – In base alla nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, è consentito denunciare in cassazione, oltre al vizio specifico, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, e che sia stato oggetto di discussione tra le parti, e abbia carattere decisivo, l’anomalia motivazionale che si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili”, nella “motivazione perplessa e obiettivamente incomparabile” (Cass. 23 marzo 2017, n. 7472; Cass., Sez. Un., 7 aprile 2014, n. 8053).

La motivazione, in particolare, è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta da error in procedendo, quando, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture (Cass. 23 maggio 2019, n. 13977; Cass., Sez. Un., 3 novembre 2016, n. 22232).

3.2. – Nel caso di specie il vizio denunciato deve ritenersi sussistente con riguardo ad entrambe le sentenze impugnate, in quanto, al di là di un’esposizione frammentaria e incompleta dello svolgimento dei processi, delle questioni oggetto dei giudizi e delle posizioni espresse dalle parti, la Commissione tributaria regionale non ha indicato le ragioni di fatto sottese alla decisione.

3.3. – In particolare, quanto alle questioni dedotte nel giudizio concernente l’avviso di accertamento, la Commissione tributaria regionale: a) ha respinto l’appello incidentale dell’odierna ricorrente senza chiarire perchè l’omessa concessione del termine di 30 giorni, di cui al D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11, comma 4 bis, come modificato dal D.L. n. 16 del 2012, non avesse determinato alcuna lesione del suo diritto di difesa; b) ha escluso la formazione del giudicato interno sulla base del generico rilievo “dell’ampiezza dell’impugnazione dell’Agenzia”, senza dare risposta alla ben delineata, e decisiva, questione processuale sulla quale Pamec aveva fondato la relativa eccezione; c) nel merito, ha ritenuto corretta la classificazione effettuata dall’Agenzia, da un lato prospettando, erroneamente, un’inversione dell’onere della prova a carico della contribuente, dall’altro omettendo di indicare i motivi per i quali non poteva attribuirsi alcuna rilevanza probatoria all’Informazione Tariffaria Vincolante (ITV) da questa prodotta (peraltro relativa a merci importate successivamente, e non anteriormente, a quelle oggetto del giudizio) che, pur non avendo valore vincolante, costituiva pur sempre decisione amministrativa di rilievo comunitario sull’applicazione della normativa doganale prevista e disciplinata dal diritto dell’Unione (Reg. UE n. 952/2013 – Codice Doganale dell’Unione, Reg. delegato UE n. 2446/2015, Regolamento delegato transitorio UE n. 341/2016, Regolamento di esecuzione UE n. 2447/2015); ha dunque, in definitiva, emesso una pronuncia dalla quale, in mancanza di qualsivoglia argomentazione a supporto della ritenuta infondatezza delle difese di Pamec, non può evincersi perchè la tesi dell’Agenzia abbia trovato pieno accoglimento.

3.4. – Quanto al giudizio avente ad oggetto l’atto di contestazione delle sanzioni, va invece condiviso l’assunto della ricorrente secondo cui si è in presenza di una motivazione apparentemente ampia ma in realtà incomprensibile, in quanto basata sull’indebita confusione fra la classificazione del medesimo prodotto operata (in precedenza) dall’Agenzia delle Dogane di Genova e l’ITV (successivamente) rilasciata alla contribuente.

4. – Entrambe le pronunce impugnate devono essere dunque cassate, con rinvio per un nuovo esame alla Commissione tributaria regionale delle Campania, in diversa composizione, cui spetterà liquidare anche le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dispone la riunione al presente procedimento R.G.N. 25271/2017 del procedimento R.G.N. 2649/2018; accoglie il primo motivo di ricorso del procedimento R.G.N. 25271/2017 ed il secondo del ricorso R.G.N. 2649/2018, assorbiti gli altri; cassa le sentenze impugnate e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Campania diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Quinta Sezione civile, il 11 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2019

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