Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32845 del 19/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2018, (ud. 29/11/2018, dep. 19/12/2018), n.32845

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8429/2012 R.G. proposto da:

E.M., in proprio e domicilio eletto presso il suo studio in

Roma, via Faleria, n. 37;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, ed ivi domiciliata in via dei Portoghesi, n.

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per il

Lazio, Sez. 01 n. 63/01/12 depositata in data 26/01/2012 e non

notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 29 novembre

2018 dal Co: Marcello M. Fracanzani.

Fatto

RILEVATO

Che:

il contribuente è ricercatore confermato di diritto privato presso il dipartimento di economia dell’Università di Perugia, in regime di tempo definito ed esercente la professione di avvocato;

che ha chiesto e, all’esito di diversi giudizi, attenuto il rimborso IRAP in ordine alla predetta attività professionale per gli anni di imposta 1999 – 2002, mentre in questa sede si controverte per gli anni 2003-2006;

che il giudice di prossimità apprezzava favorevolmente le ragioni del contribuente, ma la sentenza era integralmente riformata in appello;

che spicca ricorso per cassazione il contribuente, affidandosi a quattro motivi di doglianza, mentre resiste l’Avvocatura dello Stato con puntuale controricorso;

che in prossimità dell’udienza parte ricorrente ha depositato memoria, con cui dichiara di aver ricevuto il rimborso per gli anni 1999 -2002, all’esito delle pronunce di questa Corte n. 6946/2014 e della CTR per il Lazio n. 3275/20/15 con attestazione di passaggio in giudicato e formula esecutiva, già prodotte in giudizio con nota di deposito 15 ottobre 2015, chiedendo darsi atto della cessazione della materia del contendere per la quota parte dell’anno 2002 che residua in questa sede e di considerare l’identità di presupposti organizzativi – impositivi alla base del presente giudizio e di quello parallelo definito con le pronunce sopra ricordate.

Diritto

CONSIDERATO

che per costante orientamento di questa Corte, i requisiti organizzativi Irap debbono essere valutati di anno in anno, trattandosi di elementi variabili e dall’incidenza diversa nei distinti periodi di imposta, sicchè la pronuncia ottenuta dal contribuente in uno o più anni di imposta non ha automatica valenza di giudicato esterno nei distinti giudizi relativi ad annualità diverse e a tal proposito deve ribadirsi che le decisioni le quali accertano la mancata ricorrenza dell’autonoma organizzazione del professionista, in relazione a diversi anni d’imposta, pur trattandosi di sentenze divenute definitive, non rilevano, proprio in quanto la valutazione “si basa su dati mutevoli, di anno in anno, in tema di Irap” (Cass. Sez. 6-5, 10.4.2018, n. 8728, Cass. Sez. 5, 30.9.2011, n. 20029);

con il primo motivo si lamenta insufficiente motivazione circa punti controversi e decisivi della controversia: l’esistenza di un’autonoma organizzazione professionale rilevante ai fini Irap, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

che, nella sostanza, si contesta come la CTR abbia valorizzato la modesta entità dei beni ammortizzabili, di valore non eccedente il minimo necessario alla conduzione della professione, mentre abbia ritenuto di non poter valutare sull’incidenza dei compensi a terzi, in assenza di specificazioni analitiche, per poi concludere che la loro consistenza sia comunque indicativa di organizzazione strutturata, in questo senza tenere conto trattarsi di compensi per prestazioni autonome e, in ogni caso, rientranti nelle percentuali ritenute adeguate dalla giurisprudenza ai fini di escludere la sottoposizione all’Irap;

che merita in proposito essere ricordato come questa Corte, anche a Sezioni Unite, ha chiarito che l’assenza di un’autonoma organizzazione dell’attività professionale deve essere dimostrata dal contribuente (Cass. Sez. 5, 11.4.2017, n. 9325, Cass. SU, 10.5.2016, n. 9451), sicchè, vertendosi nell’ambito di una valutazione basata su elementi presuntivi, avendo il ricorrente indicato i dati su cui fonda i propri assunti, e la documentazione prodotta invocata a supporto dell’inesistenza di una propria autonoma organizzazione a supporto dell’attività professionale, la Commissione Tributaria Regionale avrebbe dovuto esaminare l’argomento, non potendosi limitare ad affermare che nessuna documentazione analitica fosse stata prodotta in proposito dal ricorrente (cfr. Cass. Sez. 5, 14.11.2018, n. 29291); che il motivo è fondato e dev’essere accolto;

che con il secondo motivo si solleva il medesimo vizio come contraddittorietà di motivazione, mentre il terzo motivo prospetta la medesima doglianza come violazione della L. n. 446 del 1997, art. 2, relativo agli elementi costitutivi il presupposto di imposta, ovvero l’autonoma organizzazione;

che tali motivi possono ritenersi assorbiti nell’accoglimento del primo;

che con il quarto e ultimo motivo viene sollevata illegittimità costituzionale della prefata L. n. 446 del 1997, art. 2, in parametro agli art. 3, 4 e 53 della Carta;

che, in disparte la non manifesta infondatezza, la questione non è rilevante ai fini del decidere, risultando pregiudiziale l’accoglimento del’ primo motivo di gravame;

che in definitiva il ricorso è fondato e merita accoglimento.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR per il Lazio, in diversa composizione, cui demanda anche la definizione delle spese del presente grado di giudizio.

Così deciso in Roma, il 29 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2018

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