Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32799 del 19/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 19/12/2018), n.32799

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’OVIDIO Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18569-2013 proposto da:

EQUITALIA CENTRO SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CONCA

D’ORO 285, presso lo studio dell’avvocato DAVID GIUSEPPE APOLLONI,

rappresentato e difeso dall’avvocato SALVATORE MENDITTO;

– ricorrente –

contro

CIGA HOTELS SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA ADELAIDE

RISTORI 9, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO TIGANI SAVA, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURIZIO VINCENZO

VANNUCCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 18/2013 della COMM. TRIB. REG. di ANCONA,

depositata il 28 gennaio 2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23 ottobre 2018 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE SERGIO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO

che:

La società Ciga Hotel s.r.l. impugnava, innanzi alla CTP di Ascoli Piceno, sette intimazioni di pagamento per imposta di registro ed IVA, in ragione della omessa notifica delle cartelle di pagamento presupposte. I ricorsi venivano accolti dalla adita Commissione, con le sentenze n. 104/7/09, n. 88/7/09, n. 114/7/09, n. 113/7/09, n. 1067/09, n. 112/7/9, n. 110/7/09, che rilevava la mancata notifica delle cartelle. L’Agente della riscossione impugnava le sentenze innanzi alla CTR delle Marche che, riuniti i giudizi, con sentenza n. 18/4/13, respingeva i gravami, ritenendo nulle le notifiche delle cartelle di pagamento presupposte alle predette intimazioni. Equitalia Centro S.p.A. ricorre per la cassazione della sentenza, svolgendo tre motivi. La società Ciga Hotels s.r.l. si è costituita con controricorso. L’Agenzia delle entrate – Riscossione, succeduta ad Equitalia S.p.A., ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 1 e ss., ha presentato memorie. In data 28 settembre 2018 la Procura Generale presso la Suprema Corte di Cassazione ha depositato memorie, chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata denunciando in rubrica: “Mancata considerazione delle difese e della posizione processuale di Equitalia Marche S.p.A. – Violazione del principio di integrità e di effettività del contraddittorio – omessa pronuncia sugli appelli proposti dall’Agente della Riscossione – Violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato”, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, atteso che la CTR avrebbe dovuto considerare necessariamente la posizione dell’Agente della riscossione, sia con riferimento alle complessive difese che ai documenti prodotti, sia nella parte motiva che in quella dispositiva. Si lamenta che nella motivazione della sentenza impugnata non si procede a considerare e/o confutare le argomentazioni, in fatto e in diritto, svolte dalla difesa di Equitalia Marche s.p.a., nè si considerano i documenti versati in atti dal concessionario, decisivi per l’esame della fattispecie, nè si esamina l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo per essere l’atto prodromico perfettamente conosciuto alla ricorrente.

2. Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata denunciando violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e degli artt. 137 c.p.c. e ss., anche in combinato disposto con il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 58, dell’art. 145 c.p.c., nonchè violazione e/o falsa e/o erronea applicazione della disciplina in materia di notificazione degli atti tributari. Si argomenta che tutte le cartelle di pagamento sarebbero state regolarmente notificate, pertanto, la CTR avrebbe errato nel ritenerle invalide. Si evidenzia, inoltre, che non poteva rilevarsi alcun obbligo dell’Agente della riscossione di effettuare ulteriori verifiche sulla regolarità del procedimento notificatorio delle cartelle, essendo le stesse inviate al domicilio fiscale del contribuente e ricevute da persona qualificatasi addetta alla ricezione. La società contribuente era, inoltre, a conoscenza del debito tributario, tenuto conto delle richieste di accesso agli atti amministrativi presentate dal legale rappresentante, e degli atti di intervento, spiegati in varie date, nell’ambito dell’esecuzione immobiliare iniziata ai danni dela società contribuente e pendenti innanzi al Tribunale di Fermo. La regolare notificazione della cartella di pagamento avrebbe determinato una pronuncia di inammissibilità del ricorso avverso le relative intimazioni.

3. Con terzo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Parte ricorrente si duole dalla mancata valutazione dei documenti acquisiti agli atti, delle deduzioni ed eccezioni svolte, tra cui quella di inammissibilità, rilevando illogicità e contraddittorietà della motivazione posta a fondamento del rigetto del ricorso per travisamento dei fatti.

Sarebbe evidente l’errore di fatto commesso dalla CTR, la quale avrebbe male valutando le relate di notificazione, ritenendo la stesse nulle e travisando le risultanze fattuali della documentazione di causa.

4. I motivi di ricorso vanno esaminati congiuntamente per connessione logica.

Le censure sono inammissibili. E’ inammissibile, per violazione del criterio dell’autosufficienza, il ricorso per cassazione col quale si lamenti la mancata pronuncia del giudice di appello su uno o più motivi di gravame, se essi non siano compiutamente riportati nella loro integralità nel ricorso, “si da consentire alla Corte di verificare che le questioni sottoposte non siano “nuove” e di valutare la fondatezza dei motivi stessi senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte” (Cass. n. 17049 del 2015), “essendo in tal caso indispensabile la conoscenza puntuale dei motivi di appello”(Cass. n. 14561 del 2012), atteso che parte ricorrente non può limitarsi genericamente alla illustrazione o rinviare all’atto di appello, ma deve riportarne il contenuto nella misura necessaria ad evidenziarne la pretesa specificità (Cass. n. 22880 del 2017).

Inoltre, parte ricorrente, ha omesso di indicare, con riferimento a tutte le doglianze illustrate in ricorso, in quale specifici atti dei giudizi di merito le istanze difensive pretermesse siano state dedotte, nè ha provveduto, essendo in contestazione la rituale notifica delle cartelle di pagamento, alla trascrizione integrale delle relate di notifica, che, essendo state omessa, determina l’inammissibilità dei motivi (Cass. n. 5185 del 2017) per carenza di autosufficienza.

In applicazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, qualora sia dedotta la omessa o viziata valutazione di documenti, deve procedersi ad un sintetico ma completo resoconto del loro contenuto, nonchè alla trascrizione del contenuto di quelli che si ritengono non valutati dal giudice di appello, ed alla specifica indicazione del luogo in cui è avvenuta la produzione, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza sulla base del solo ricorso, senza necessità di fare rinvio od accesso a fonti esterne ad esso (Cass. n. 5478 del 2018). Onere processuale a cui parte ricorrente non ha ottemperato.

5. Da siffatti rilievi consegue l’inammissibilità del ricorso. La parte soccombente va condannata al rimborso delle spese di lite, liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la parte soccombente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi in Euro 1.400,00 per compensi, oltre spese forfetarie ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2018

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