Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3277 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. I, 03/02/2022, (ud. 04/11/2021, dep. 03/02/2022), n.3277

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31440/2020 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in Reggio Emilia, presso lo

studio dell’Avv.to Enrico Corradini, che lo rappresenta e difende

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 1136/2020 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 28/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/11/2021 da Dott. MELONI MARINA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di Appello di Bologna, con sentenza in data 28/4/2020, ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Bologna, sezione specializzata in materia di immigrazione protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, di rigetto in ordine alle istanze avanzate da C.A., nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria e del diritto alla protezione umanitaria.

Il richiedente asilo aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Bologna di essere fuggito dal proprio paese perché era stato minacciato di morte dai funzionari governativi che erano alla ricerca del suo insegnante e volevano che egli rivelasse il suo nascondiglio.

Avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna C.A. ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un motivo.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con unico motivo di ricorso contenente plurime censure il ricorrente denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nonché “mancata presa di posizione in relazione ad elemento essenziale”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Lamenta che il giudice di appello ha escluso i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria ed umanitaria prendendo posizione per lo più solo genericamente, e senza valutare correttamente i fatti anche alla luce di precise ed aggiornate informazioni, in ordine ai vari motivi di appello proposti dall’odierno ricorrente.

Il ricorso è inammissibile.

Anzitutto la Corte ha ritenuto che le dichiarazioni espresse dal ricorrente in Commissione e in Tribunale siano (oltre che non del tutto coerenti) generiche e non circostanziate circa il tenore della minaccia di arresto che sostiene rivolta a lui ed agli altri studenti, che d’altra parte ha ritenuto priva di concretezza non avendo egli commesso alcun reato. Tale valutazione in fatto, riservata al giudice del merito, non si discosta dai criteri legali dettati dalle norme speciali invocate in ricorso, in quanto il dovere del giudice di considerare veritiero il racconto del richiedente asilo anche se non suffragato da prove richiede pur sempre che le dichiarazioni rese dal medesimo siano considerate coerenti e plausibili (art. 3, comma 5, lett. C) e che il racconto sia adeguatamente circostanziato (art. 3, comma 5, lett. A). Tenendo peraltro presente che, una volta esclusa la credibilità intrinseca della narrazione offerta dal richiedente asilo alla luce di riscontrate lacune e incongruenze, non deve procedersi al controllo della credibilità estrinseca – che attiene alla concordanza delle dichiarazioni con il quadro culturale, sociale, religioso e politico del Paese di provenienza, desumibile dalla consultazione di fonti internazionali meritevoli di credito – poiché tale controllo assolverebbe alla funzione meramente teorica di accreditare la mera possibilità astratta di eventi non provati riferiti in modo assolutamente non convincente dal richiedente (Cass. Sez. 1 n. 24575/2020). Le doglianze espresse con riguardo al diniego della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. A) e B), prima ancora che infondate alla stregua di tali considerazioni, si mostrano inammissibili essendo dirette piuttosto a chiedere a questa Corte di legittimità di rivedere le valutazioni in fatto, che il ricorrente si limita a non condividere, ed anzi a non considerare (cfr. pag. 5 ric.).

In riferimento ai presupposti per la concessione della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. C), il Giudice ha ritenuto, con motivazione basata su informazioni aggiornate e precise sulla situazione del paese di origine – non specificamente censurate sotto tale profilo in ricorso – l’assenza di minaccia grave e individuale alla vita derivante da situazioni di violenza indiscriminata e conflitto armato interno o internazionale nel paese d’origine escludendo così, anche sotto tale profilo, il diritto alla protezione sussidiaria.

In ordine poi alla protezione umanitaria, essa è stata rettamente esclusa alla luce della valutazione comparativa espressa dal giudice di merito con esaustiva indagine circa le condizioni descritte dello straniero con riguardo al suo paese di origine (ove egli mantiene contatti significativi con i genitori ed un amico) ed alla mancanza di riscontri di una sua integrazione in Italia, in tal modo non discostandosi dai parametri forniti dalla recente sentenza S.U. 24413 del 9/9/2021: “In base alla normativa del T.U. Imm. anteriore alle modifiche introdotte dal D.L. n. 113 del 2018, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, occorre operare una valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta in Italia. Tale valutazione comparativa dovrà essere svolta attribuendo alla condizione soggettiva e oggettiva del richiedente nel Paese d’origine un peso tanto minore quanto maggiore risulti il grado di integrazione che il richiedente dimostri di aver raggiunto nel tessuto sociale italiano. Situazioni di deprivazione dei diritti umani di particolare graviità nel Paese d’origine possono fondare il diritto del richiedente alla protezione umanitaria anche in assenza di un apprezzabile livello di integrazione del medesimo in Italia. Per contro, quando si accerti che tale livello sia stato raggiunto, se il ritorno in Paesi d’origine rende probabile un significativo scadimento delle condizioni di vita privata e/o familiare, sì da recare un vulnus al diritto riconosciuto dall’art. 8 della Convenzione EDU, sussiste un serio motivo di carattere umanitario, ai sensi dell’art. 5 T.U. cit., per riconoscere il permesso di soggiorno”.

Per quanto sopra il ricorso proposto deve essere dichiarato inammissibile. Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva.

Ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, ove dovuto.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte di Cassazione, il 4 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

 

 

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