Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3274 del 11/02/2020

Cassazione civile sez. II, 11/02/2020, (ud. 11/10/2019, dep. 11/02/2020), n.3274

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18249-2015 proposto da:

D.G.C., elettivamente domiciliato in Roma, Via Flaminia

109, presso lo studio dell’avvocato D.G.C., che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliato in Roma, Largo Della Gancia

1, presso lo studio dell’avvocato Geraldine Florence Pagano, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7737/2015 del Tribunale di Roma, depositata il

09/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/10/2019 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

Fatto

RILEVATO

che:

– il presente giudizio di legittimità trae origine dal ricorso notificato il 17 luglio 2015 dall’avvocato D.G.C. nei confronti di C.F. per la cassazione della sentenza del Tribunale di Roma n. 7737 depositata il 9 aprile 2015;

– l’avvocato D.G. aveva originariamente agito in monitorio per conseguire il saldo del compenso per l’attività professionale svolta nell’ambito di un contenzioso di lavoro del signor C. con la società Mignigi s.p.a. ed aveva ottenuto un decreto ingiuntivo che comprendeva sia l’importo asseritamente a lui dovuto che quello dal C. dovuto all’avvocato B. pure per prestazioni professionali ed oggetto di cessione a favore del ricorrente D.G.;

– il decreto era opposto dal C. che sosteneva di avere già saldato il debito verso l’avvocato D.G. e di non avere, invece, mai conferito alcun incarico all’avvocato B.;

– l’opposizione si concludeva con la sentenza che dichiarava saldate le prestazioni professionali rese dagli avvocati D.G. e B.;

– proponeva appello l’avvocato D.G. in via principale e C. in via incidentale;

– il Tribunale di Roma quale giudice d’appello accoglieva l’appello incidentale relativamente alla compensazione delle spese mentre respingeva l’appello principale;

– con particolare riguardo all’appello principale relativo al debito verso l’avvocato B. argomentava che il C. l’aveva riconosciuto per Euro 2707,2 con la scrittura dell’11 aprile 2006 ma che stante la tempestiva eccezione di prescrizione presuntiva, alla stregua del tempo trascorso fra il riconoscimento del 2006 e la notifica del decreto nel 2012, detta eccezione doveva essere ritenuta validamente opposta;

– con riguardo all’appello incidentale riteneva infondata l’eccezione di inammissibilità perchè tardivo ed in riforma della decisione di prime cure ravvisava la soccombenza del D.G. e lo condannava alla rifusione delle spese di lite del primo grado;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta dall’avvocato D.G. sulla base di cinque motivi, illustrati anche da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c., cui resiste con controricorso C.F.;

– all’esito dell’adunanza camerale del 12 febbraio 2019 è stata disposta con ordinanza interlocutoria l’acquisizione di copia del decreto di spostamento dell’udienza di comparizione originariamente fissata per il 22/5/2013 nella processo di appello n. 5614/2013, sez. XI, con rinvio a nuovo ruolo;

– in vista dell’odierna adunanza parte ricorrente ha depositato ulteriore memoria ex art. 380-bis.1. c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– va preliminarmente dato atto che il ricorrente con la memoria ex art. 380-bis.1. c.p.c. depositata il 30/09/2019 ha dichiarato di rinunciare al quinto motivo di ricorso sicchè è divenuto superfluo pronunciare sulla sua fondatezza o meno;

– con il primo motivo si cumulano i vizi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5;

– in particolare, si deduce in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 la violazione e falsa applicazione degli artt. 1988 e 2730 c.c. e dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, nonchè la nullità della sentenza in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per mancanza della motivazione o comunque contraddittorietà o apparenza della stessa, anche in riferimento all’art. 360 c.p.c. comma 1, n. 5;

– la censura ha ad oggetto la motivazione della sentenza d’appello in quanto contraddittoria laddove ha ritenuto saldato il debito oggetto del riconoscimento contenuto nella scrittura dell’11/4/2006 e pari, tenuto conto degli importi dovuti per la Cassa Avvocati ed Iva, ad Euro 15.732,43 con la percezione del minore importo di Euro 15.010,00;

– il motivo è fondato, apparendo evidente la differenza ancora dovuta di Euro 722,43;

– con il secondo motivo si cumulano nuovamente i vizi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5;

-in particolare, si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 646,316,318 e 320 c.p.c. nonchè degli artt. 99 e 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

– inoltre si censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per avere il giudice d’appello fondato la decisione sull’eccezione di prescrizione non formulata dal C. nell’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo;

– inoltre tale circostanza viene dedotta come omesso esame di un fatto decisivo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

– si censura la sentenza gravata per avere il tribunale ritenuto ritualmente formulata l’eccezione di prescrizione presuntiva sebbene proposta per la prima volta in sede di prima udienza, dopo la notifica dell’atto di citazione in opposizione, facoltà non ammissibile, trattandosi di eccezione in senso tecnico non rilevabile d’ufficio (cfr. Cass. 3567/2011);

– con il terzo motivo si censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, rispettivamente la violazione e falsa applicazione degli artt. 2956,2959,2944,2945 e 2946 c.c. nonchè dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, per avere il tribunale erroneamente applicato la prescrizione presuntiva nonostante il C. avesse disconosciuto l’obbligazione azionata nei suoi confronti per non avere affidato alcun incarico all’avvocato B. e, comunque, contestandone il quantum, nonchè la nullità della sentenza per motivazione mancante, contraddittorie o apparente;

– i motivi secondo e terzo possono essere esaminati congiuntamente e sono fondati;

– le sopra richiamate allegazioni del C., e cioè il disconoscimento del mandato rilasciato all’avv.to B., sono incompatibili con l’invocata presunzione perchè configurano un’ammissione che l’obbligazione monitoriamente dedotta dal De.Cr., quale cessionario dell’avvocato B., non è stata estinta;

– è stato infatti affermato in giurisprudenza che la prescrizione di cui all’art. 2956 c.c., n. 3 del diritto al compenso spettante ad un notaio per le sue prestazioni professionali, essendo fondata su di una presunzione legale di pagamento, non può trovare applicazione allorchè il debitore abbia ammesso anche implicitamente di non avere corrisposto al professionista il compenso dovuto, come nel caso in cui il debitore eccepisca di non avere conferito al notaio l’incarico da cui dovrebbe discendere il controverso compenso (Cass. 26986/2013);

– il tribunale avrebbe dovuto, quindi, trarne le logiche conseguenze ai fini dell’applicazione dell’art. 2959 c.c. e dell’art. 2956 c.c., n. 2;

– con il quarto motivo si censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 2953 e 2957,1184 e 1185 c.c. nonchè dell’art. 2937 c.c. e dell’art. 115 c.p.c. per avere il giudice d’appello comunque erroneamente calcolato il decorso della prescrizione, dal momento che la stessa, anche ove considerata validamente opposta, non poteva che decorrere dal 2009 come stabilito nella ricognizione di debito dell’11/4/2006 dal momento che in ogni caso i pagamenti di ulteriori acconti effettuati nel 2009 avevano interrotto il decorso della prescrizione e avevano attestato la rinuncia ad essa;

– il motivo risulta assorbito nell’accoglimento del secondo e terzo motivo di doglianza;

– conclusivamente, il ricorso va accolto in relazione al primo, secondo e terzo motivo, mentre è assorbito il quarto;

– la sentenza impugnata va, dunque, cassata con rinvio al Tribunale di Roma, in persona di altro giudicante, che riesaminerà le circostanze qui oggetto di scrutinio alla luce delle considerazioni svolte e che provvederà anche alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo, secondo e terzo motivo, assorbito il quarto; cassa e rinvia al Tribunale di Roma, in persona di altro magistrato, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile, il 11 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2020

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