Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32736 del 18/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 18/12/2018, (ud. 20/09/2018, dep. 18/12/2018), n.32736

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA PER CORREZIONE DI ERRORE MATERIALE

sul ricorso 14579-2018 proposto da:

IFRAMA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato SERGIO CASAREALE;

– ricorrente –

contro

S.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POMPEO MAGNO

3, presso lo studio dell’avvocato EMILIA SPINIELLO, rappresentata e

difesa dall’avvocato MICHELE DENICOLO’;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 29596/2017 della 6-2 Sezione della CORTE

SUPREMA DI CASSAZIONE di ROMA, depositata in data 11/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/9/2018 dal Consigliere Dott. ALDO CARNATO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che l’ordinanza della 6-2 Sezione civile di questa Corte n. 29596/2017 (depositata l’11 dicembre 2017) – pronunciando sul ricorso iscritto al n. R.G. (OMISSIS) proposto dalla s.r.l. Iframa nei confronti di S.R. avverso il decreto del Tribunale di Bari depositato il 21 novembre 2016 – ha accolto il ricorso, cassato il provvedimento impugnato limitatamente alla parte in cui poneva l’anticipazione delle spese della consulenza tecnica preventiva a carico della Iframa s.r.l. e, decidendo nel merito, poneva dette spese, liquidate in complessivi Euro 3.796,33, ad esclusivo carico della parte ( S.R.) che aveva richiesto l’espletamento della consulenza, con la conseguente condanna dell’intimata al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidavano in complessivi Euro 1.200,00, di cui – testualmente – Euro 1.000 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge;

rilevato che la s.r.l. Iframa ha proposto ricorso chiedendo la correzione dell’errore materiale risultante dalla predetta ordinanza nella parte in cui, in dispositivo (a pag. 4), nella liquidazione delle spese giudiziali, riportava la determinazione di “Euro 1000 per esborsi” anzichè quella di “Euro 200 per esborsi”, instando, altresì, per il riconoscimento di ulteriori esborsi meglio indicati in premessa (per varie aggiuntive spese dedotte come anticipate o successivamente sopportate) quantificati in Euro 453,21, il tutto con ogni conseguenza di legge quantomeno in ordine alla rifusione delle spese borsuali;

considerato che la proposta del relatore (formulata nel senso dell’accoglimento del ricorso limitatamente all’avanzata istanza di correzione da ritenersi ammissibile) ex art 380-bis c.p.c., è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, con la conseguente costituzione, mediante controricorso, della parte intimata, che ha chiesto dichiararsi inammissibile o infondato il ricorso della s.r.l. Ifram, con condanna della stessa alla rifusione delle spese del giudizio, da attribuire al difensore antistatario;

opinato che, invero, la suddetta ordinanza della 6-2 Sezione civile di questa Corte dell’11 dicembre 2017, n. 29596, risulta affetta da evidente errore materiale nella parte in cui, nel testo del dispositivo a pag. 4, per mero refuso, risulta liquidato, a titolo di esborsi, l’importo di Euro 1000,00 anzichè quello – obiettivamente giustificato – di Euro 200,00, con palese inversione degli importi da intendersi quantificati a titolo di esborsi e a titolo di onorari;

ritenuto, quindi, che – per tale parte del formulato ricorso – ricorrono i presupposti dell’art. 391-bis c.p.c., come novellato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, aggiunto dalla L. di conversione 25 ottobre 2016, n. 197, per disporre la richiesta correzione di errore materiale, mandando alla cancelleria per i conseguenti adempimenti;

considerato, però, che, con il medesimo ricorso, la s.r.l. Ifram ha chiesto anche il riconoscimento di ulteriori costi da imputarsi nelle spese borsuali, quali diritti di copia, di notifica del ricorso straordinario, di contributo unificato, per marca da bollo, per tassa di registro, per spedizione di fascicolo, il tutto per un aggiuntivo importo di Euro 453,21;

rilevato che, per quest’ultima richiesta, il ricorso per correzione di errore materiale è da qualificarsi inammissibile poichè esula chiaramente dall’ambito di applicabilità dell’art. 287 c.p.c. come richiamato dal cit. art. 391-bis c.p.c., comma 1, dal momento che, con essa, non si tende a far correggere una mera omissione o un’evidente svista contenuta nella suddetta ordinanza di questa Corte ma, piuttosto, ad ottenere un’integrazione di tipo additivo non prevista dall’ordinamento processuale con riferimento ai provvedimenti della Corte di cassazione ed il riconoscimento di ulteriori spese vive, in funzione specificativa e interpretativa delle complessive spese tuttavia già compiutamente liquidate con la stessa ordinanza n. 29596/2017 (cfr. Cass. n. 17418/2014 e Cass. n. 5595/2017);

ritenuto, quindi, che il ricorso è ammissibile ed accoglibile limitatamente alla correzione dell’importo delle spese liquidate – nel dispositivo della indicata ordinanza n. 29596/2017 – in Euro 1000,00 anzichè in Euro 200,00, mentre deve essere dichiarato inammissibile in ordine all’altra, aggiuntiva, specificata richiesta;

considerato, infine, che non vi è luogo a provvedere sulle spese del procedimento riferibile legittimamente all’istanza di correzione effettivamente considerata ammissibile, mentre con riguardo all’ulteriore menzionata richiesta, dovendosi dichiarare per tal parte il ricorso inammissibile, pur sussistendo in ipotesi – in applicazione del principio di causalità correlato a quello della soccombenza sul punto, versandosi in un caso esulante da quelli di cui all’art. 287 c.p.c. – le condizioni per una pronuncia sulle relative spese di questa fase giudiziale, le medesime vanno, però, dichiarate interamente compensate tra le parti, sussistendo gravi e giustificati motivi in dipendenza della peculiarità della questione e, soprattutto, dell’opposizione integrale della controricorrente all’accoglimento – almeno per quanto di ragione (ovvero per la parte legittimamente riconducibile nell’alveo del richiamato art. 287 c.p.c.) – dell’istanza di correzione.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso per quanto di ragione e, per l’effetto, ordina la correzione dell’errore materiale occorso nell’ordinanza della Corte di cassazione – 6-2 Sezione civile 11 dicembre 2017, n. 29596, disponendo che, nel dispositivo di cui a pag. 4, dove è scritto “Euro 1000 per esborsi” deve leggersi “Euro 200 per esborsi”, dichiarando, nel resto, il ricorso inammissibile.

Dispone il non luogo a provvedere sulle spese del procedimento limitatamente alla richiesta di correzione ritenuta ammissibile ed accolta e compensa per intero le spese tra le parti con riferimento al ricorso nella parte in cui è stato dichiarato inammissibile.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta-2 Sezione civile, il 20 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2018

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