Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32736 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 09/11/2021), n.32736

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28541-2015 proposto da:

INIZIATIVA LAVORO S.C.A.R.L. IN LIQUIDAZIONE, in persona del legale

rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso

LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato SARA CALZI;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA CENTRO S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato LUCA FRASCA;

– controricorrente –

e contro

I.N.P.S., – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati

ANTONINO SGROI, LELIO MARITAO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE,

GIUSEPPE MATANO, ESTER ADA SCIPLINO;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 714/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 28/05/2015 R.G.N. 1445/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/04/2021 dal Consigliere Dott. DANIELA CALAFIORE;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. VISONA’

STEFANO, visto il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 bis

convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha

depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1) Con sentenza n. 714 del 2015, la Corte d’appello dell’Aquila ha rigettato l’impugnazione proposta da Iniziativa Lavoro s.c.a.r.l. in liquidazione, nei confronti dell’INPS e di Equitalia Centro s.p.a., avverso la sentenza del Tribunale di Pescara che aveva rigettato la domanda della società tesa all’accertamento della illegittimità della compensazione effettuata dall’INPS sul credito vantato dalla società per contribuzione indebitamente versata relativa agli anni 2010 e 2011, sul presupposto che la stessa società non avesse versato i contributi portati da due cartelle; ad avviso della società, invece, tali debiti erano stati saldati per intero nell’anno 2004, per cui la compensazione non poggiava su alcun contro credito dell’INPS.

2) La Corte territoriale ha confermato il giudizio di tardività della proposizione dell’eccezione di prescrizione del credito dell’INPS, sollevata da Iniziativa Lavoro s.c.a.r.l. solo con la memoria di cui all’art. 183 c.p.c., comma 6, n. 1, seppure Equitalia Centro avesse chiarito solo con la comparsa di costituzione che le somme opposte in compensazione derivavano dal ritardo nei pagamenti delle due cartelle, ragion per cui l’eccezione avrebbe dovuto essere sollevata al momento dell’udienza ai sensi dell’art. 183 c.p.c. vigente ratione temporis (fino al marzo 2006) e non con le successive memorie di cui all’art. 183 c.p.c., comma 6.

3) Inoltre, la compensazione era stata disposta in modo legittimo essendo stata applicata la procedura prevista dalla circolare INPS del 21 dicembre 2004 che richiamava il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 28 ter.

Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione Iniziativa Lavoro s.c.a.r.l. in liquidazione sulla base di cinque motivi.

4) L’Inps non ha proposto difese, limitandosi a depositare procura speciale in calce alla copia notificata del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5) Con il primo motivo, la ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione di norme di diritto che ravvisa nell’interpretazione ed applicazione dell’art. 183 c.p.c., giacché la sentenza impugnata, motivando in modo superficiale ed in modo inappropriato, aveva errato nel ritenere che l’eccezione di prescrizione dovesse essere sollevata entro l’udienza ex art. 183 c.p.c. giacché il convenuto si era costituito tardivamente in udienza.

6) Con il secondo motivo, si deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, che si ravvisa non solo nel fatto che la controparte si era costituita tardivamente con gli effetti sopra indicati, ma anche nella circostanza che sin dalla domanda introduttiva erano stati allegati i fatti attraverso i quali desumere l’avvenuta prescrizione con la conseguenza che la rilevazione della prescrizione in seno alla memoria ex art. 186 c.p.c. era legittima.

7) Con il terzo motivo, si deduce la falsa applicazione e o interpretazione della circolare INPS datata 21 dicembre 2004 n. 165 in ragione del fatto che la sentenza impugnata, pur dando atto che ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 28 ter la compensazione prevista, relativa ai soli crediti erariali, potesse fondarsi solo su base volontaria, ne aveva fatto applicazione in quanto previsto dalla citata circolare; tale circolare non avrebbe potuto derogare a quanto previsto da fonti primarie, senza considerare che in ogni caso la compensazione avrebbe richiesto che il credito opposto fosse pure iscritto a ruolo e le ulteriori somme aggiuntive (previste dal D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 27 per il caso di ritardato pagamento) non erano iscritte a ruolo in quanto non calcolabili al momento della emissione della cartella e suscettibili di essere iscritte solo successivamente.

8) Con il quarto motivo si deduce la violazione della L. n. 212 del 2000 in ragione del fatto che non era stata fornita alcuna motivazione della avvenuta compensazione dal momento che era stata rilasciata la sola quietanza, priva di spiegazione dell’operato dell’amministrazione e come tale lesiva dei diritti del contribuente.

9) Con il quinto motivo, si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che si ravvisa nella circostanza che Equitalia Centro s.p.a. aveva chiarito la natura del credito assunto in compensazione solo al momento della sua costituzione in giudizio.

10) Il primo motivo è infondato. Oggetto del giudizio, introdotto dalla odierna ricorrente, è la illegittimità della compensazione operata dal concessionario per la riscossione tra il credito della società e quello dell’INPS, per somme aggiuntive ed aggio esattoriale, derivante dal ritardato pagamento di due cartelle emesse per omissioni contributive; dunque, deve ritenersi compreso sin dall’inizio nel thema decidendum proposto dall’attore l’inesistenza del credito opposto in compensazione.

11) Pertanto, la difesa del concessionario tendente ad esplicitare le ragioni sottese al credito opposto in compensazione, non ha apportato nuovi temi di giudizio. L’assunto della società, attrice in primo grado, era relativo alla illegittimità della compensazione subita in quanto il credito opposto era stato adempiuto integralmente e, quindi, estinto. La mera negazione di tale circostanza, fondata sulla contraria affermazione che l’adempimento era stato solo parziale, costituì mera difesa.

12) A prescindere dalla tardività della costituzione del convenuto, dunque, non può trovare deroga l’esplicito disposto dell’art. 183 c.p.c., comma 5, il quale prevede che ” Nella stessa udienza l’attore può proporre le domande e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto”.

13) Il secondo motivo, erroneamente riferito all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 anziché n. 4 in quanto lamenta il mancato rilievo della tardiva costituzione del convenuto e’, quindi, parimente infondato.

14) Il terzo motivo, considerando che il riferimento (da ricondurre all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) alla violazione di legge va rivolto, seguendo la illustrazione della parte, al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 28 ter e non alla circolare INPS del 21 dicembre 2004, in quanto atto amministrativo a valore normativo (Cass. n. 16664 del 2015), è pure infondato, anche se la motivazione addotta dalla sentenza impugnata va meglio precisata.

15) La fattispecie in esame, di stretta valenza giuridica, vede solo a monte della questione dibattuta il rapporto contributivo intercorrente tra l’INPS e la Società ricorrente. Essa ha ad oggetto specifico la diversa e peculiare questione della operatività degli ordinari meccanismi compensatori finalizzati alla estinzione dell’obbligazione pecuniaria gravante sul debitore (relativa non ai contributi previdenziali, ma all’aggio spettante al concessionario ed alle ulteriori spese di procedura) in favore dello stesso concessionario cui è affidata la riscossione dei contributi previdenziali.

16) E’ infatti pacifico tra le parti che gli importi dei contributi dovuti all’INPS, iscritti a ruolo e portati dalle due cartelle ((OMISSIS) – (OMISSIS)) notificate nell’anno 2004, antecedentemente all’entrata in vigore del D.L. n. 78 del 2010 conv. in L. n. 122 del 2010 che ha modificato il sistema di riscossione dei crediti Inps, furono pagati nell’anno 2004, sebbene oltre il termine di gg. 60 dalla notifica.

17) Va rimarcato, poi, che l’interpretazione delle norme appartiene pienamente al giudice e che è irrilevante ai fini del giudizio l’interpretazione giuridica dei fatti di causa sollecitata dalle parti e, nel caso di specie, il richiamo alla disciplina tributaria mediante l’indicazione del D.P.R. n. 602 del 1973.

A ben vedere, infatti, la questione non attiene all’istituto della compensazione dei debiti contributivi con propri crediti di uguale natura avanzata volontariamente dall’obbligato che, come rileva la ricorrente, non è certo regolata dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 28 ter relativa ai soli tributi.

18) L’istituto della compensazione volontaria non è comunque estraneo alle vicende dell’obbligo contributivo previdenziale, posto che il D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 17, comma 1, prevede infatti che “(…) si effettua mediante ruolo la riscossione coattiva delle entrate dello Stato, anche diverse dalle imposte sui redditi, e di quelle degli altri enti pubblici, anche previdenziali (…)” e il D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, art. 17 prevede che “I contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva. (…) 2. Il versamento unitario e la compensazione riguardano i crediti e i debiti relativi: (…) e) ai contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative; f) ai contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa di cui al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 2, lett. a); g) ai premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dovuti ai sensi del testo unico approvato con D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124; tramite ruolo per le entrate dello Stato, comprese quelle diverse dalle imposte sui redditi, e per quelle degli altri enti pubblici, compresi quelli previdenziali.

19) La questione qui dibattuta e’, invece, altra; essa è relativa alla compensazione disposta d’ufficio dal concessionario, compensazione che la ricorrente avversa, ritenendola illegittima; tale vicenda non è regolata dalle disposizioni sopra citate, né richiede la spontanea richiesta dell’obbligato.

20) La riscossione dei crediti contributivi realizza una modalità di estinzione dell’obbligo contributivo mediante l’adempimento dell’obbligazione stessa e, quindi, attraverso il pagamento delle somme dovute.

La riscossione ha indubbi caratteri pubblicistici, soggetta, quindi, oltre che alle disposizioni di rango costituzionale (primo fra tutti, l’art. 97 Cost. che garantisce la correttezza e il buon andamento dell’attività amministrativa), innanzi tutto al principio di legalità.

Per questo, come sostenuto in dottrina, la riscossione non può essere del tutto ricondotta alla nozione civilistica di estinzione dell’obbligazione; si manifesta in questa sede, ad esempio, il fenomeno della anticipazione della riscossione rispetto alla nascita dell’obbligazione, qualora attuata nel corso del periodo d’imposta mediante ritenute o versamenti diretti), ovvero della provvisorietà se effettuata in base a titoli non definitivi ed ancora sottoposti al vaglio del giudice, o definitivi, quando si basa su dichiarazioni non più ritrattabili o accertamenti definiti giudizialmente.

21) In seno, dunque, al procedimento di riscossione si inserisce il tema dei rimborsi dovuti dagli Enti previdenziali. Viene in rilievo il D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 26 il quale prevede che: “Se le somme iscritte a ruolo, pagate dal debitore, sono riconosciute indebite, l’ente creditore incarica dell’effettuazione del rimborso il concessionario, che provvede al pagamento nei successivi sessanta giorni, anticipando le relative somme”.

2. L’ente creditore restituisce al concessionario le somme anticipate ai sensi del comma 1, corrispondendo sulle stesse gli interessi legali a decorrere dal giorno dell’effettuazione del rimborso al debitore.

3. Le modalità di esecuzione dei rimborsi e di restituzione al concessionario delle somme anticipate sono stabilite con decreto del Ministero delle finanze, di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.

4. Se le somme iscritte a ruolo sono riconosciute indebite prima del pagamento del contribuente, si rettifica il ruolo secondo modalità definite nel decreto previsto dal comma 3.

5. Gli enti creditori diversi dallo Stato possono, con proprio provvedimento, determinare modalità di rimborso differenti da quelle previste dai commi da 1 a 4″.

22) L’Inps, con la circolare n. 165 del 2004 (Rimborso dei contributi indebiti pagati attraverso la cartella unica di pagamento) ha, quindi, tra l’altro, disposto che “(…) Poiché i contribuenti interessati al provvedimento di rimborso potrebbero avere presso gli archivi dei concessionari posizioni contabili diversificate, gli stessi, dopo le opportune verifiche, procederanno nel modo seguente: 1.Per contribuenti che non hanno ulteriori debiti iscritti a ruolo: provvederanno ad erogare il rimborso, come disposto dall’Istituto, maggiorato delle eventuali competenze dei concessionari; 2. Per i contribuenti che hanno ulteriori debiti iscritti nella stessa cartella oppure in altre cartelle di pagamento: provvederanno alla compensazione tra debiti e crediti iscritti nella stessa cartella o su altre cartelle, rilasciando al contribuente apposita quietanza di pagamento. Effettuata la compensazione il concessionario erogherà al contribuente l’eventuale somma residuale a titolo di rimborso”.

23) La procedura di rimborso così delineata è del tutto legittima, giacché rientra nel novero dei poteri organizzativi riconosciuti dalla legge all’ente previdenziale pubblico e risponde alla necessità di assicurare l’effettiva riscossione delle obbligazioni contributive. Si realizza, dunque, una ipotesi di compensazione legale, riconducibile allo schema generale di cui all’art. 1241 c.c., in presenza dei presupposti della reciprocità dei debiti, della loro omogeneità entrambi di natura pecuniaria – ed anche della liquidità, della certezza e della esigibilità, nonché dell’autonomia dei rapporti dai quali originano.

24) Da quanto sin qui evidenziato, deriva anche l’infondatezza del quarto e del quinto motivo che sono basati sulla necessità di seguire le regole della compensazione tecnica in materia tributaria e sul rispetto delle specifiche norme poste a tutela del contribuente, qui non rilevanti.

In definitiva, il ricorso va rigettato e le spese seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo in favore di Equitalia Centro s.p.a. Nulla va disposto nei confronti dell’INPS che non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore di Equitalia Centro s.p.a., delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3000,00 per compensi, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% e spese accessorie di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis, del citato D.P.R., ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA