Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32733 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 09/11/2021), n.32733

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21241-2015 proposto da:

T.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA COLA

DI RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato PAOLO BOER, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S., – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati LUIGI

CALIULO, SERGIO PREDEN, ANTONELLA PATTERI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1918/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 07/11/2014 R.G.N. 948/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/04/2021 dal Consigliere Dott. CALAFIORE Daniela;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. VISONA’

STEFANO, visto il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 bis

convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha

depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1) Con sentenza del 5.12.2014, la Corte di appello di Palermo, accogliendo l’impugnazione proposta dall’INPS, ha riformato la pronuncia del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto la domanda di T.F., ex dipendente dell’Enel, tesa all’accertamento che il trattamento pensionistico a lui spettante andasse quantificato in Euro 1998,02 con conseguente condanna dell’INPS a liquidare le differenze pensionistiche maturate, ed ha rigettato la domanda dell’appellato.

2) Ha rilevato la Corte – dopo avere disatteso l’eccezione di decadenza ai sensi del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 ed aver richiamato la normativa applicabile – che l’importo del trattamento pensionistico, da calcolarsi con il sistema retributivo in presenza di una anzianità di contribuzione di almeno 18 anni alla data del 31 dicembre 1995, era soggetto al tetto massimo di cui al D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, lett. a) e b), sicché, una volta determinata la prestazione alla luce della normativa vigente presso il fondo elettrici, doveva procedersi, quanto alla valutazione delle retribuzioni pensionabili percepite sino al 31 dicembre 1996, a determinare i due tetti cui confrontare l’importo della pensione, che, se superiore agli stessi, doveva ridursi fino a farlo coincidere con il tetto di maggiore valore.

3) La domanda per come formulata, e cioè come pretesa a fruire della pensione interamente commisurata alla retribuzione imponibile determinata secondo le regole AGO nel limite dell’80%, non poteva, secondo la Corte palermitana, essere accolta, in quanto, in conformità con la giurisprudenza di questa Corte di legittimità, i valori di cui al D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, comma 2, costituivano altrettanti limiti finalizzati a perseguire, in esecuzione della Legge Delega n. 335 del 1995, la graduale armonizzazione dei trattamenti sostitutivi vigenti presso i Fondi speciali INPS con quello vigenti presso l’AGO.

4) Osservava che nella fattispecie di causa i detti limiti non erano stati mai superati, laddove la pensione già mensilmente percepita era ictu oculi inferiore a quelle astrattamente determinabili in forza in forza del D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, comma 2, che costituivano un tetto massimo, ma non assicuravano al pensionato il diritto a fruire del miglior trattamento tra quelli previsti alle lett. a) e b) della norma indicata.

5) Per la cassazione di tale decisione ricorre T.F.., affidando l’impugnazione a due motivi illustrati da successiva memoria, cui resiste, con controricorso, l’INPS.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

6) Con il primo motivo, il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione di norme di legge, assumendo che, in applicazione del massimale previsto dal D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, comma 2, lett. a), relativo alla liquidazione del proprio trattamento pensionistico, contrariamente a quanto concretamente disposto dalla sentenza impugnata, si sarebbe dovuto prendere a riferimento la nozione di retribuzione imponibile e pensionabile vigente nell’assicurazione obbligatoria e non quella più ristretta vigente presso il Fondo elettrici; applicando, dunque, il corretto procedimento – come emerso dal calcolo dell’ausiliare nominato in primo grado – il trattamento pensionistico mensile di Euro avrebbe dovuto essere determinato in Euro 1.988,02.

7) Con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si denuncia il vizio di motivazione apparente ed avulsa dalle risultanze processuali acquisite attraverso la consulenza tecnica d’ufficio di primo grado; la sentenza impugnata aveva del tutto ignorato che il calcolo del massimale sub a) del D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, comma 2, era stato condotto correttamente facendo ricorso alla nozione di retribuzione imponibile vigente nell’assicurazione generale obbligatoria, con la conseguenza che l’importo della retribuzione pensionabile era pari ad Euro 1988,02, superiore a quella che si sarebbe ottenuta secondo il calcolo di cui alla lett. b), pari ad Euro 1764,75 ed entrambi inferiori all’importo virtuale calcolato secondo le norme vigenti presso il Fondo elettrici (Euro 2.344,173).

8) I due motivi, in quanto connessi, vanno trattati congiuntamente e sono fondati.

Questa Corte di cassazione, come riferito anche dalla sentenza impugnata, si è espressa in varie occasioni sulla specifica questione del regime pensionistico degli iscritti al Fondo di previdenza per i dipendenti dall’Enel e da aziende elettriche private.

9) In particolare, (Cass. 23.1.2008, n. 1444; Cass. 10.12.2008, n. 28996; Cass. 26617 del 2016; Cass. n. 12161 del 2019), si è affermato che:

– ai fini della determinazione della pensione di vecchiaia erogata con il metodo retributivo dal Fondo elettrici presso l’INPS, il D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, comma 2 – nella prospettiva di una graduale armonizzazione tra i trattamenti sostitutivi presso i fondi speciali INPS e il regime dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti (AGO) – stabilisce che l’importo della pensione va determinato nella misura più favorevole tra a) l’80% della retribuzione pensionabile calcolata secondo le norme in vigore presso l’AGO e b) l’88% della retribuzione pensionabile determinata ai sensi della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 1, comma 12, lett. a);

– il meccanismo indicato prevede – con riferimento alla quota di pensione da liquidare relativamente al periodo anteriore alla soppressione del Fondo Elettrici, avvenuta il 31.12.1996 – che, ottenuti questi due valori, li si pone a raffronto con l’importo della pensione liquidata secondo le disposizioni del Fondo elettrici e che, qualora questa sia pari o inferiore al maggiore dei due tetti, la pensione si eroga in quella stessa misura;

– se, invece, essa superi il maggiore dei due tetti, la si riduce fino a farla coincidere con il tetto di maggior valore.

10) La ragione di questo meccanismo viene individuata nell’esigenza di pervenire ad una graduale armonizzazione dei trattamenti sostitutivi vigenti presso i Fondi speciali Inps (Elettrici, Autoferrotranvieri, Telefonici ecc.) con quelli vigenti presso l’AGO (cfr. Cass. n. 1444/2008 cit.).

11) Nel caso in esame, il ricorrente ha prospettato che l’INPS, nel determinare il valore limite stabilito dal D.Lgs. n. 562 del 1997, art. 3, comma 2, lett. a) non ha fatto corretta applicazione dei relativi criteri applicativi, non prendendo a base la retribuzione imponibile vigente presso l’AGO, che è omnicomprensiva ai sensi della L. n. 153 del 1969, art. 12 ma quella ben più ristretta vigente presso il Fondo elettrici (L. n. 53 del 1963, art. 1 confermata dalla successiva L. n. 1079 del 1971).

12) In effetti, la sentenza impugnata, pur apparentemente conformandosi ai principi espressi da questa Corte, ha poi giudicato corretto l’operato dell’INPS che aveva liquidato la prestazione attestandosi al tetto inferiore, e non già al maggiore, tra quelli indicati dal D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, citato comma 2.

13) Dunque, va ribadito (Cass. 12624 del 2014 cit.) che l’interpretazione della norma in esame non può prescindere dal tenore letterale del D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, comma 2, lett. a) che, contemplando per il suddetto calcolo la comparazione tra due misure massime di trattamenti retributivi pensionabili (misura dell’80% degli elementi della retribuzione previsti dalla L. n. 153 del 1969, art. 12 e quella dell’88% della retribuzione pensionabile determinata ai sensi della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 1, comma 12, lett. a), include nella definizione del primo parametro la nozione di retribuzione vigente nella gestione AGO senza ulteriori specificazioni.

14) Pertanto, considerato che la Corte territoriale, sulla base di un trattamento pensionistico virtuale pari ad Euro 2.344,17, ha in concreto stabilito che nella fattispecie il parametro da non superare era quello costituito dalle retribuzioni pensionabili del sistema vigente presso il Fondo elettrici anche per i periodi antecedenti all’1/1/1997 (Euro 1764,75) e non quello maggiore (Euro 1998,02) vigente presso l’AGO, tenuto conto dell’orientamento espresso a tal riguardo da questa Corte nei termini sopra riferiti, può affermarsi che i giudici di seconde cure non hanno correttamente applicato la norma di cui al D.Lgs. n. 562 del 1996, art. 3, comma 2, lett. a) e b), applicabile nel caso in esame, giacché hanno ritenuto che il trattamento pensionistico non potesse superare il tetto minore, determinato secondo l’art. 3 citato, comma 2, lett. b) e non quello maggiore, determinato secondo la lett. a).

15) In definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata alla Corte d’appello di Palermo che, in applicazione dei principi sopra esposti, esaminerà la fattispecie e provvederà anche a regolare le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Palermo, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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