Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32725 del 12/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2019, (ud. 19/09/2019, dep. 12/12/2019), n.32725

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2483-2018 proposto da:

B.L., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

MONTE ASOLONE 8, presso lo studio dell’avvocato MILENA LIUZZI

rappresentati e difesi dall’avvocato GIORGETTA SCALI;

– ricorrenti –

contro

ANAS SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2414/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata- il 02/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIO

CIGNA.

Fatto

RILEVATO

che:

S.P., + ALTRI OMESSI ed altri convennero dinanzi al Tribunale di Firenze l’ANAS SpA per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti in conseguenza di un blocco forzato della circolazione stradale lungo la s.s. 67 Tosco-Romagnola, verificatosi in data 17-12-2000 a causa di una nevicata che li aveva costretti a rimanere fermi per numerose ore senza ricevere alcuna forma di assistenza e percorso.

Con sentenza 1565 del 2014 l’adito Tribunale accolse parzialmente le domande.

Con sentenza 2414/2017 la Corte d’Appello di Firenze, in parziale accoglimento del gravame principale proposto dall’ANAS, ha rigettato le domande attoree; in particolare la Corte, sulla base degli accertamenti esperiti dal CTU e delle planimetrie trasmesse dal Dipartimento di Protezione Civile, ha ritenuto che l’evento nevoso del 17-12-2010 fosse “eccezionale” e di carattere straordinario ed imprevedibile, tale da elidere il nesso causale tra le asserite condotte colpose in capo alla convenuta ed i danni lamentati dagli attori.

Avverso detta sentenza S.P., + ALTRI OMESSI propongono ricorso per Cassazione, affidato a quattro motivi.

L’ANAS non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il relatore ha proposto la trattazione della controversia ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.; detta proposta, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata, è stata ritualmente notificata.

I ricorrenti hanno presentato ulteriore memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo i ricorrenti, denunziando -ex art. 360 c.p.c., n. 3- violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2697 c.c., si dolgono che la Corte territoriale, pur non avendo l’ANAS soddisfatto l’onere (che sulla stessa incombeva -ex art. 2051 cc- quale custode della strada) di dimostrare la sussistenza del caso fortuito, abbia disposto d’ufficio la CTU contro la volontà di tutte le parti, violando in tal modo il principio del contraddittorio e dell’onere della prova.

Il motivo è, in primo luogo, inammissibile per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6.

Con la doglianza, invero, non si precisa se l’eccezione di inammissibilità della CTU (che si afferma essere stata proposta quando la Corte territoriale decise di disporre detta CTU) sia stata poi riproposta in sede precisazione delle conclusioni; tale omissione non consente a questa S.C. di valutare l’obbligo del giudice d’appello di affrontare in sentenza siffatta questione; il motivo, peraltro, si base sul contenuto della conclusionale, senza tuttavia che della stessa sia riprodotto il contenuto, nè direttamente nè indirettamente (indicando in questo secondo caso la parte di riferimento).

Il motivo è, in ogni modo, infondato.

Per consolidata giurisprudenza di questa S.C., infatti, il divieto di ammissione di nuovi mezzi di prova e nuovi documenti nel giudizio di appello, previsto dall’art. 345 c.p.c., comma 3, che deriva dal carattere tendenzialmente chiuso delle fasi di impugnazione, non opera quando il giudice eserciti il proprio potere di disporre o rinnovare le indagini tecniche attraverso l’affidamento di una consulenza tecnica d’ufficio, poichè essa, non rientrando nella categoria dei “mezzi di prova”, non è soggetta ai limiti di ammissibilità per essi previsto dall’art. 345 c.p.c., comma 2 (conf. Cass. 15945/2017; 13343/2000; 12416/1995).

Con il secondo motivo i ricorrenti, denunziando -ex art. 360 c.p.c., n. 5- omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, si duole che la Corte territoriale abbia omesso di esaminare la prevedibilità o meno dell’evento nevoso in questione.

Il motivo è inammissibile, in primo luogo, perchè non in linea con la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ratione temporis applicabile, che ha introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario (fatto da intendersi come un “preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico – naturalistico, non assimilabile in alcun modo a “questioni” o “argomentazioni”), la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia), fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.; conf. Cass. S.U. 8053 e 8054 del 2014; v. anche Cass. 21152/2014 e Cass. 17761/2016, che ha precisato che per “fatto” deve intendersi non una “questione” o un “punto” della sentenza, ma un fatto vero e proprio e, quindi, un fatto principale, ex art. 2697 c.c., (cioè un fatto costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo) od anche un fatto secondario (cioè un fatto dedotto in funzione di prova di un fatto principale), purchè controverso e decisivo (conf. Cass. 29883/2017); nel caso di specie il ricorrente non ha indicato alcun “fatto storico” (nel senso su precisato) omesso, non potendosi ritenere tale la “prevedibilità” dell’evento nevoso in questione; prevedibilità, peraltro, espressamente valutata dalla Corte territoriale.

Con il terzo motivo i ricorrenti denunziano -ex art. 360 c.p.c., n. 4- nullità della sentenza per omessa (o comunque solo apparente) motivazione sulla prevedibilità dell’evento neve.

Il motivo è infondato, non potendosi ritenere apodittica l’impugnata sentenza, che, come appare evidente dalla su esposta sintesi della detta decisione, ha ampiamente spiegato le ragioni della imprevedibilità dell’evento in questione

Con il quarto motivo i ricorrenti, denunziando -ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4 – violazione falsa applicazione degli artt. 61 e 116 c.p.c. nonchè nullità della sentenza e del procedimento, sostengono che la Corte territoriale abbia operato un travisamento della prova, mancando di esaminare la parte della CTU nella quale il consulente aveva dissertato sulla prevedibilità dell’evento nevoso e sulle gravissime e reiterate inadempienze dell’ANAS.

Il motivo è inammissibile, in primo luogo, in quanto, in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, non specifica il contenuto non considerato della CTU; in ogni modo la doglianza è inammissibile anche in quanto, come già precisato da questa S.C, “il ricorso per cassazione, fondato sull’affermazione che il giudice di merito abbia travisato le risultanze della consulenza tecnica, è inammissibile, configurando un’ipotesi di travisamento dei fatti processuali contro cui è esperibile solo il rimedio della revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4” (Cass. 2867/2019; v. Cass. 7772/2012).

La memoria dei ricorrenti è inidonea a superare i rilievi di cui sopra.

Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese non avendo l’ANAS svolto attività difensiva in questa sede.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, poichè il ricorso è stato presentato successivamente al 30-1-2013 ed è stato dichiarato inammissibile, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteri importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 13 cit., comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 19 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2019

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