Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32717 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 19/05/2021, dep. 09/11/2021), n.32717

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3619-2020 proposto da:

K.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato DAVIDE VERLATO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Verona – Sezione

di Vicenza, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2578/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 19/06/2019 R.G.N. 2062/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/05/2021 dal Consigliere Dott. ESPOSITO LUCIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.La Corte d’appello di Venezia, con sentenza n. cronol. 2578/2019, depositata il 19/6/2019, ha confermato il provvedimento di primo grado che aveva respinto la richiesta di K.M., proveniente dalla Costa d’Avorio, di riconoscimento, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria o umanitaria. I giudici di merito, premesso che l’appello era limitato alle statuizioni relative alla protezione sussidiaria e umanitaria, ritenevano non coerente e non verosimile il racconto del ricorrente – il quale aveva allegato di essersi allontanato dal proprio paese perché minacciato di morte dallo zio, che aveva intenzione di appropriarsi dei beni di suo padre, caduti in successione, giungendo a minacciarlo di morte e ad aggredirlo – per avere egli riferito di aver convissuto con lo zio per sette anni dopo la morte della madre per avvelenamento ad opera dello stesso (situazione incompatibile con il rischio denunciato), successivamente correggendosi a fronte della richiesta di chiarimenti da parte della commissione ed affermando di avere vissuto non nella stessa casa dello zio ma vicino ad essa. Rilevavano, inoltre, per un verso, che il richiedente non risultava colpito da condanna a morte, né soggetto a rischio che al rientro in patria potesse essere assoggettato a trattamenti inumani o degradanti da parte dell’autorità, mentre era da escludere che in tutto il territorio della Costa d’Avorio vi fosse una situazione di conflitto armato o violenza generalizzata. Osservava, inoltre, che non ricorrevano le condizioni per la protezione umanitaria, mancando allegazioni al riguardo.

2. Avverso la suddetta pronuncia il richiedente propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che dichiara di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso il richiedente deduce la violazione delle norme in tema di protezione sussidiaria e umanitaria, perché nessuna corretta ed aggiornata informazione è stata acquisita relativamente alla situazione generale dello Stato di provenienza.

2. Con il secondo motivo deduce omesso esame di fatto decisivo in relazione agli stessi profili, per la mancanza di istruttoria completa, adeguata e sufficientemente documentata circa l’attuale situazione in Costa d’Avorio.

3. I motivi, da trattare congiuntamente, sono fondati nei termini che seguono.

4. Va richiamato, in primo luogo, il dictum di Cass. n. 262 del 12/01/2021, secondo cui “In tema di protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice è tenuto, a prescindere dalla valutazione di credibilità delle sue dichiarazioni, a cooperare all’accertamento della situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate, le cui fonti dovranno essere specificatamente indicate nel provvedimento, al fine di comprovare il pieno adempimento dell’onere di cooperazione istruttoria”.

4. D’altra parte, il riferimento, operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, alle fonti informative privilegiate, impone al giudice di specificare la fonte in concreto utilizzata al fine di escludere la ricorrenza delle condizioni per il riconoscimento della misura richiesta e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione. Questa Corte ha avuto modo di precisare, infatti, che il giudice di merito è tenuto a indicare l’autorità o l’ente da cui la fonte consultata proviene e la data o l’anno di pubblicazione, in modo da assicurare la verifica del rispetto dei requisiti di precisione e aggiornamento previsti dal richiamato del citato D.Lgs., art. 8, comma 3, nonché dell’idoneità delle C.O.I. in concreto consultate a quanto prescritto dalla norma da ultimo richiamata (ex multis Cass. n. 4557 del 19/02/2021). 5. Nella specie il giudice d’appello ha omesso di cooperare all’accertamento della situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che le domande vengano esaminate alla luce di informazioni aggiornate, risultando la statuizione resa sulla base di un riferimento generico alle Coi disponibili, assolutamente privo dei requisiti di specificità di cui si è detto.

6. Il ricorso, pertanto, deve essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio al giudice del merito, affinché compia l’indagine circa la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento della protezione richiesta servendosi delle opportune fonti, da indicare specificamente, in conformità al principio di diritto sopra richiamato.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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