Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32706 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32706

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17545-2020 proposto da:

B.A.S., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARCO FATTORI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronologico 1353/2020 del TRIBUNALE di TRIESTE,

depositato il 29/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con decreto n. 1353/2020 pubblicato il 29-4-2020, il Tribunale di Trieste ha respinto il ricorso proposto da B.A.S., cittadino del Pakistan, avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria, all’esito del rigetto della relativa domanda da parte della competente Commissione territoriale. Il Tribunale ha ritenuto non credibile la vicenda personale narrata dal richiedente, il quale riferiva di essere fuggito dal suo Paese per timore di essere ucciso e ciò in quanto un membro del parlamento pakistano aveva avanzato pretese sui terreni della sua famiglia ed aveva ucciso suo fratello e sua sorella. Il Tribunale non ha ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, rilevando che nel Pakistan non vi era una situazione di violenza indiscriminata in base alle fonti citate nel decreto (Easo 2017) e che non erano ravvisabili i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. Con il primo motivo il ricorrente si duole, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, dell’omesso esame di fatto decisivo, costituito dall’impossessamento dei terreni di famiglia da parte di un importante politico, M.J., dall’uccisione di suo fratello e di sua sorella e dall’omesso esercizio di potere istruttorio ufficioso sia sull’esistenza di tale personaggio pubblico, sia sulla diffusione nel suo Paese di dispute su terreni e proprietà, attuate da una vera e propria mafia terriera, come da fonti che cita. Deduce che le incongruenze rilevate dal Tribunale in ordine all’imprecisione sul soggetto proprietario dei terreni si giustificano in base alla scarsa scolarizzazione del richiedente e alla sua giovane età al momento dell’espatrio. Con il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’omesso esercizio di poteri istruttori ufficiosi sulle condizioni aggiornate del suo Paese, sia in ordine alle dispute sui terreni, sia in ordine alla situazione della sicurezza, rilevando che già da molti mesi era disponibile la fonte Easo Coi 2019. Con i motivi terzo e quarto si duole, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, del diniego della protezione umanitaria, per non avere il Tribunale dato rilievo ai rischi concreti per l’incolumità del ricorrente in caso di rimpatrio, nonché alla sua integrazione sociale e alle sue precarie condizioni di salute, non esaminate dai giudicanti e dimostrate in base al documento 10 del fascicolo di primo grado, che richiama e del quale “invita alla lettura” (pag. 14 ricorso).

4. Tutti i motivi di ricorso sono inammissibili.

4.1. Quanto alle censure sul giudizio di credibilità (primo motivo), questa Corte ha chiarito che “il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un”erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa e’, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità” (Cass. ord. n. 3340 del 2019). Inoltre il giudice del merito, nel valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, deve attenersi anche a comuni canoni di ragionevolezza e a criteri generali di ordine presuntivo, applicando i parametri dettati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. c), non essendo di per sé solo sufficiente a fondare il giudizio di credibilità il fatto che la vicenda narrata sia circostanziata. Il citato art. 3, infatti, obbliga il giudice a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna, ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda (Cass. n. 21142 del 2019Cass., n. 21142 del 2019; Cass. n. 20580 del 2019). La suddetta verifica è sottratta al controllo di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito.

Nel caso di specie, il ricorrente deduce genericamente la violazione di norme di legge, attraverso il richiamo alle disposizioni che assume disattese e tramite una ricostruzione della fattispecie concreta, quanto al giudizio di non credibilità, difforme da quella accertata nel giudizio di merito.

Il Tribunale ha espresso, con adeguata motivazione, la valutazione di non credibilità, indicando le parti del racconto ritenute generiche ed implausibili, principalmente su di un fatto elementare di indubbia rilevanza – chi fosse proprietario del terreno conteso, il padre o altro familiare – anche ai fini della riferibilità alla persona del richiedente delle dedotte minacce di morte (pag. n. 5 decreto impugnato). Nessuna deduzione viene, inoltre, svolta in ricorso sull’impossibilità per il richiedente di ricevere protezione dalle Autorità del suo Stato, a fronte dell’assunto del Tribunale secondo cui la suddetta impossibilità non era stata allegata. Resta da aggiungere che, secondo l’orientamento di questa Corte che il Collegio condivide, non vi è ragione di attivare i poteri di istruzione officiosa se questi sono finalizzati alla verifica di fatti o situazioni di carattere generale che, in ragione della non credibilità della narrazione del richiedente, non è possibile poi rapportare alla vicenda personale di questo (Cass. n. 16925 del 2018 e Cass. n. 14283 del 2019).

4.2. Circa la domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), (secondo motivo), l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. n. 32064 del 2018 e Cass. n. 30105 del 2018).

Il ricorrente si duole dell’omessa consultazione di fonti più aggiornate (COI 2019) rispetto a quelle citate dal Tribunale (COI 2017), ma non ne espone il contenuto, né allega in che termini vi sia stato un peggioramento della situazione del suo Paese e perché la più aggiornata fonte di conoscenza si ponga in contrasto con le informazioni acquisite dal Tribunale, così rendendo la censura priva di specificità (Cass. n. 899 del 2021).

4.3. Sono inammissibili per difetto di autosufficienza le censure concernenti il diniego della protezione umanitaria (motivi terzo e quarto).

Il ricorrente, senza nulla dedurre di specifico circa il livello di integrazione sociale che assume di aver raggiunto in Italia, si duole dell’omesso apprezzamento da parte del Tribunale della sue condizioni di salute (a pag. 5 ricorso si legge di problemi al bacino in via di approfondimento – a pag. 14 si legge: “si invita alla lettura del doc. n. 10”), e tuttavia non riporta il contenuto del suddetto doc. n. 10, sicché non è possibile stabilire “se il documento non esaminato offra la prova di circostanze di tale portata da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento. Ne consegue che la denuncia in sede di legittimità deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione delle ragioni per le quali il documento trascurato avrebbe senza dubbio dato luogo a una decisione diversa” (Cass. n. 16812 del 2018).

5. Nulla deve disporsi circa le spese di lite del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314 del 2020).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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