Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32704 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32704

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13602-2020 proposto da:

G.I., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato ALBERTO BERTULETTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronologico 517/2020 del TRIBUNALE di BRESCIA,

depositato il 31/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con decreto n. 517/2020, pubblicato il 31-1-2020, il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso proposto da G.I., cittadino del Senegal, avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria, all’esito del rigetto della relativa domanda da parte della competente Commissione territoriale. Il Tribunale ha rilevato che il ricorrente, mentre aveva riferito alla Commissione Territoriale di essere fuggito dal suo Paese per timore di essere ucciso dai (OMISSIS), che nel suo villaggio costituivano la maggioranza, sentito dal Tribunale si era limitato solo a rettificare il luogo di provenienza ed a fare riferimento solo ad una situazione di violenza generalizzata, non ad eventi che lo riguardassero personalmente. Il Tribunale non ha ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, rilevando che nel Senegal non vi era una situazione di violenza indiscriminata in base alle fonti citate nel decreto e che non fossero ravvisabili i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, in quanto, secondo i criteri enunciati da questa Corte con la pronuncia n. 4455/2018, non ricorrevano condizioni di vulnerabilità soggettiva, essendo il ricorrente un giovane uomo nel pieno possesso di capacità lavorativa e senza problematiche particolari o familiari, nonché non sussistendo in Senegal una situazione di emergenza umanitaria.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. Con il primo motivo il ricorrente si duole, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del mancato riconoscimento dello status di rifugiato, rileva di aver allegato scontri tra le etnie (OMISSIS), cui egli apparteneva, e (OMISSIS), e deduce che secondo la Commissione territoriale non era credibile il suo coinvolgimento nei suddetti scontri, mentre il Tribunale nulla ha affermato circa la veridicità o verosimiglianza di dette circostanze e non ha svolto indagine ufficiosa al riguardo. Sotto altro profilo e anche con il secondo motivo, con cui denuncia omesso esame di fatto decisivo (appartenenza all’etnia (OMISSIS) e religione musulmana), il ricorrente si duole del mancato riconoscimento della protezione “sussidiaria” D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6 (rectius umanitaria – così secondo motivo), per non avere il Tribunale dato rilievo alle criticità caratterizzanti il contesto di vita nel Paese di origine, con compromissione di diritti umani fondamentali, nonché ai conflitti etnici, dovendosi anche presumere che il richiedente abbia maturato una personalità fragile a causa del suo vissuto di spettatore di violenze.

4. Il ricorso va dichiarato improcedibile.

4.1. Secondo l’orientamento di questa Corte che il Collegio condivide e intende ribadire, “in tema di protezione internazionale, il ricorrente per cassazione che agisca ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, è tenuto ad allegare l’avvenuta comunicazione del decreto impugnato (o la mancata esecuzione di tale adempimento), producendo, a pena d’improcedibilità, copia autentica del provvedimento unitamente alla relazione di comunicazione, munita di attestazione di conformità delle ricevute PEC, fermo restando che il mancato deposito di tale relazione è irrilevante non solo nel caso in cui il ricorso sia comunque notificato entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto (cd. prova di resistenza), ma anche quando essa risulti comunque nella disponibilità della Corte di cassazione, perché prodotta dalla parte contro ricorrente ovvero acquisita a seguito dell’istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio, sempre che l’acquisizione sia stata in concreto effettuata e che da essa risulti l’avvenuta comunicazione, non spettando alla Corte attivarsi per supplire, attraverso tale via, all’inosservanza della parte al precetto posto dall’art. 369 c.p.c., comma 2”. (Cass. Sez. 1 -, Ordinanza n. 14839 del 10/07/2020; Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 22324 del 15/10/2020).

4.2. Nella specie, il ricorso è stato notificato il 7-3-2020 a mezzo pec, il decreto impugnato è stato pubblicato il 31-12020, sicché la notifica non è avvenuta entro trenta giorni dalla pubblicazione del provvedimento impugnato (cd. prova di resistenza). Il ricorrente assume di avere ricevuto la comunicazione del citato decreto in data 6-2-2020, ma non è dato rinvenire nel fascicolo di parte e nel fascicolo d’ufficio del presente giudizio la suddetta comunicazione, che neppure è stata prodotta dal Ministero.

Ne consegue, in applicazione dei principi suesposti, l’improcedibilità del ricorso.

Va aggiunto, per completezza espositiva, che il D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 2, (convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020) ha sospeso, per il periodo dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020, successivamente allungato fino all’11 maggio 2020 dal D.L. n. 23 del 2020, art. 36 (convertito, con modificazioni, dalla L. n. 40 del 2020), il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali e che le norme citate non trovano applicazione nella fattispecie, essendo già scaduto il termine di impugnazione prima dell’inizio del periodo di sospensione.

5. Nulla deve disporsi circa le spese di lite del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314 del 2020).

PQM

La Corte dichiara improcedibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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