Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32703 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32703

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11512-2020 proposto da:

N.P., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato DANIELA VIGLIOTTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 550/2020 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 17/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con sentenza n. 550/2020 pubblicata il 17-2-2020 la Corte d’appello di Milano ha respinto l’appello proposto da N.P., cittadino del Ghana, avverso la sentenza del Tribunale di Milano con cui era stata rigettata la sua domanda di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari. La Corte d’appello non ha ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, non ravvisando alcun profilo di vulnerabilità del richiedente.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. Denunciando i vizi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1 nn. 3 e 5, il ricorrente, nel richiamare diffusamente la normativa di riferimento e la giurisprudenza di questa Corte, si duole del diniego della protezione umanitaria per non avere la Corte di merito esercitato i poteri istruttori ufficiosi in relazione alla situazione del Paese di transito (primo motivo) e del Paese di origine (secondo motivo), nonché lamenta l’assenza di comparazione tra la sua situazione attuale e quella in cui verrebbe a trovarsi in caso di rimpatrio, nel senso indicato da questa Corte con la pronuncia n. 4455/2018 (terzo motivo), poiché la condizione di vulnerabilità consegue anche da condizioni di vita inadeguate e non sufficienti per un’esistenza dignitosa e dall’incolmabile sproporzione tra i due contesti di vita.

4. Occorre premettere, con riguardo alla disciplina applicabile ratione temporis in tema di protezione umanitaria, che la domanda di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari presentata, come nella specie, prima dell’entrata in vigore (5/10/2018) della normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, deve essere scrutinata sulla base della normativa esistente al momento della sua presentazione (Cass. S.U. n. 29459 del 2019).

5. Ciò posto, il primo motivo è inammissibile, in quanto si risolve in una critica generica, senza il benché minimo confronto con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte di merito ha infatti affermato che il richiedente non aveva allegato alcuna situazione familiare o lavorativa stabile in Libia, né qualche ragione di connessione con il Paese di transito e quindi ha concluso per l’irrilevanza, nel caso di specie, della situazione politica libica, non dovendo il richiedente rientrare in quel Paese, facendo corretta dei principi affermati da questa Corte (Cass. n. 13758 del 2020). La censura non si confronta affatto con detta argomentazione, né deduce il ricorrente di aver allegato specificamente nei giudizi di merito come e perché l’esperienza dallo stesso vissuta in Libia fosse stata significativa.

6. Anche i motivi secondo e terzo motivo, da esaminare congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili.

Il ricorrente, denunciando il vizio di violazione di legge e motivazionale, afferma di essere soggetto vulnerabile e di essere integrato in Italia, senza dedurre di aver allegato nei giudizi di merito elementi individualizzanti di rilevanza o fatti specifici che possano rivestire decisività, nel senso precisato da questa Corte e chiarito con la recente pronuncia delle Sezioni Unite già citata (tra le tante Cass. n. 9304 del 2019 e Cass. S.U. n. 29459 del 2019).

Posto che non può valorizzarsi, di per sé sola, la situazione astratta e generale del Ghana, come chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte con la citata sentenza, la Corte di merito ha effettuato il giudizio comparativo, richiamando la pronuncia di questa Corte n. 4455/2018, ed ha esaminato ogni profilo di rilevanza, rilevando che il richiedente non lavorava da due anni, nell’interrogatorio affermava di non avere una casa – pag. 4 sentenza – e di riuscire solo a sopravvivere, nonché che nel suo Paese il richiedente ha legami familiari (coniuge e due figli). Si tratta di un accertamento di fatto idoneamente motivato, effettuato in applicazione dei principi affermati da questa Corte, e il ricorrente si limita a svolgere deduzioni generiche, per un verso senza confutare specificamente il percorso argomentativo della sentenza impugnata e per altro verso chiedendo, inammissibilmente, la rivisitazione del merito.

7. Nulla deve disporsi circa le spese di lite del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314 del 2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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