Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32701 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32701

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 33713/2019 proposto da:

COMUNE CASTELLANETA, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, e

rappresentato e difeso dall’avvocato Antonio Pancallo;

– ricorrente –

contro

REGIONE PUGLIA, elettivamente domiciliata in ROMA, Via Barberini n.

36, presso la Delegazione Romana della Regione Puglia, e

rappresentata e difesa dall’avvocato Miria Vigneri;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 211/2019 della Corte d’appello di

Lecce-Sezione distaccata di Taranto, depositata il 15/4/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 1/7/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA

IOFRIDA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, con sentenza n. 211/2019, depositata in data 15/4/2019, – in controversia concernente opposizione promossa dal Comune di Castellaneta avverso ingiunzione amministrativa emessa nel 2013 dalla Regione Puglia nei suoi riguardi, per ottenere la restituzione della somma di Euro 2.175.338,67, pari all’importo di un finanziamento concesso, con determinazione dirigenziale del 1999, per la realizzazione di un impianto per l’uso di acque reflue, mai entrato in funzione, malgrado i lavori fossero stati realizzati e completati con collaudo dell’opera, nel 2003, – ha confermato la decisione di primo grado, che aveva respinto l’opposizione, fondata sull’asserita carenza di potere della Regione nel disporre la revoca del finanziamento, una volta che l’opera pubblica era stata realizzata e collaudata.

In particolare, i giudici d’appello, accertato che l’impianto non era stato mai messo in funzione dal Comune, versando in stato di abbandono ed incuria, malgrado diversi solleciti della Regione, e che le determinazioni dirigenziali del 2011 e del 2012 della Regione, di revoca del finanziamento, non erano state mai impugnate, divenendo definitive ed impugnabili solo per vizi propri dell’atto, hanno rilevato che la legittimità della disposta revoca del finanziamento derivava dal disciplinare dei rapporti fra gli Enti, artt. 5 e 11, sottoscritto dalle due parti, per l’utilizzo dei fondi POP Puglia 1994-1999, dai quali emergeva, da un lato, che il finanziamento comprendeva anche contributi per l’eventuale avviamento all’esercizio e, dall’altro lato, la revoca poteva essere decisa sulla base di violazioni o negligenze del beneficiario in ordine alle norme di buona amministrazione ovvero idonee a compromettere la tempestiva esecuzione o “buona riuscita dell’intervento”; nella specie, l’Ente locale aveva abbandonato l’opera idraulica, senza mai farla entrare in funzione e nemmeno custodirla adeguatamente e senza spiegarne le ragioni di tale condotta.

Avverso la suddetta pronuncia, il Comune di Castellaneta propone ricorso per cassazione, notificato il 4/11/2019, affidato ad un motivo, nei confronti della Regione Puglia (che resiste con controricorso, notificato il 13/12/2019). E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, sia la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del disciplinare per l’utilizzo dei fondi P.O.P. Puglia 1994-1999, artt. 5 e 11, sia l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di fatto decisivo, contestando la statuizione della Corte di merito in ordine al fatto che, con il disciplinare del 1999, la Regione avesse inteso finanziare anche la messa in esercizio dell’impianto e l’esistenza stessa di un potere della Regione di revocare il finanziamento concesso, una volta che l’opera era stata realizzata a regola d’arte.

2. La censura è inammissibile.

Invero, la Corte di merito ha ritenuto del tutto legittima la revoca del finanziamento pubblico, a fronte di un’ “ampia dizione” delle espressioni utilizzate dal disciplinare citato, art. 11, in ordine al potere di revoca della Regione, facente riferimento anche alla violazione del principio generale di buona amministrazione, in cui non poteva non farsi rientrare non solo la mancata messa in funzione dell’impianto idrico, collaudato nel 2003, considerato che il finanziamento comprendeva anche contributi per l’eventuale avviamento all’esercizio dell’opera, ma anche l’omessa custodia e salvaguardia dell’opera, che versava, nel 2011, in stato di abbandono essendo stata “oggetto di atti di vandalismo e spoliazioni ad opera di ignoti”.

Ora, il ricorrente, quanto alla violazione di legge denunciata, non cogliendo la complessiva valutazione della Corte di merito, si limita a dedurre che la mancata messa in esercizio dell’impianto non era ad essa imputabile, stante la mancanza di una normativa in materia, intervenuta solo con L. R. n. 27 del 2008, e con un regolamento di attuazione del 2012, proponendo sostanzialmente un’interpretazione alternativa delle clausole contrattuali.

La denuncia di vizio motivazionale è poi del pari inammissibile. Il vizio motivazionale invero non è articolato secondo la nuova formulazione di legge, in quanto non viene rappresentato in effetti un omesso esame di fatto decisivo, quanto contestata la valutazione operata dalla Corte d’appello del materiale istruttorio. Il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass. S.U. n. 8053 del 2014; Cass. n. 23940 del 2017).

In sostanza, la Corte d’appello, interpretando il contratto inter partes, ha affermato che dal disciplinare si evinceva anche l’obbligo per il beneficiario del finanziamento di mettere in funzione l’opera pubblica oggetto del contributo.

Ora, l’interpretazione delle clausole di un negozio giuridico rientra tra i compiti del giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se rispettosa dei canoni legali di ermeneutica ed assistita da congrua motivazione, poiché il sindacato di legittimità può avere ad oggetto non già la ricostruzione della volontà delle parti, bensì solamente l’individuazione dei criteri ermeneutici del processo logico del quale il giudice di merito si sia avvalso per assolvere la funzione a lui riservata, al fine di verificare se sia incorso in vizi del ragionamento o in errore di diritto (Cass. n. 7597 del 2006). Inoltre, l’accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto di un negozio giuridico si traduce in una indagine di fatto affidata al giudice di merito, cosicché il ricorrente per cassazione, al fine di far valere la violazione dei canoni legali di interpretazione contrattuale di cui all’art. 1362 e ss. c.c, non solo deve fare esplicito riferimento alle regole legali di interpretazione, mediante specifica indicazione delle norme asseritamente violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, altresì, a precisare in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai canoni legali assunti come violati o se lo stesso li abbia applicati sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti, non potendo, invece, la censura risolversi nella mera contrapposizione dell’interpretazione del ricorrente e quella accolta nella sentenza impugnata (Cass. n. 9461 del 2021).

Nella specie, in difetto di denuncia di vizio di violazione delle regole di ermeneutica negoziale ed in difetto di ammissibile denuncia di vizio motivazionale, l’unica doglianza in ricorso risulta inammissibile.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 15.000,00, a titolo di compensi, oltre Euro 100,00 per esborsi, nonché al rimborso forfetario delle spese generali, nella misura del 15%, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA