Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32694 del 18/12/2018

Cassazione civile sez. lav., 18/12/2018, (ud. 09/05/2018, dep. 18/12/2018), n.32694

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – rel. Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3775-2014 proposto da:

M.M., R.G. (madre di

M.M.), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 9, presso

lo studio dell’avvocato GIORGIO DE ARCANGELIS, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ALESSANDRO GRACIS, giusta delega in

atti;

– ricorrenti –

contro

IL CASTELLO SERVICE – SOCIETA’ COOPERATIVA A.R.L., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZA S. ANDREA DELLA VALLE, 3, presso lo studio

dell’avvocato MASSIMO MELLARO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIUSEPPE FREDIANI, giusta delega in atti;

UNIPOLSAI ASSICURAZIONE S.P.A.,(già S.P.A. U.G.F., già S.P.A.

UNIPOL), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FABIO MASSIMO, 60, presso lo

studio dell’avvocato LETIZIA CAROLI, che la rappresenta e difende

giusta comparsa di costituzione di nuovo difensore e procura

speciale notarile in atti;

ALLIANZ S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 88, presso lo studio

dell’avvocato GIORGIO SPADAFORA, che la rappresenta difende giusta

delega in atti;

INDUSTRIE CARTARIE TR. S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CASSIODORO 1/A, presso lo studio dell’Avvocato SANDRO DE MARCO, che

la rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARCO CANARI

VENTURI e LORENZO CRISTOFANI, giusta delega in atti;

– controricorrenti –

e contro

T.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 125/2013 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 01/02/201 r.g.n. 1133/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/05/2018 dal Consigliere Dott. LAURA CURCIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’inammissibilità o in

subordine rigetto;

udito l’Avvocato GIORGIO DE ARCANGELIS;

udito l’Avvocato LETIZIA CAROLI;

udito l’Avvocato ANTONIO GIROLAMO per delega Avvocato SANDRO DE

MARCO;

udito l’Avvocato ANTONIO MANGANIELLO per delega Avvocato GIORGIO

SPADAFORA.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 1.2.2013 la corte d’Appello di Firenze ha accolto il gravame di M.M. e R.G. accertando, in riforma della sentenza del Tribunale di Lucca, la responsabilità solidale della società cooperativa il Castello Service, di Industrie Cartarie Tr., di T.F. nella causazione dell’infortunio sul lavoro occorso al M. in data (OMISSIS) riconoscendo la totale perdita della capacità lavorativa, un danno alla salute del 45% ed alla madre convivente il danno non patrimoniale e quindi condannando dette società, al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, detratta per il M. la rendita INAIL, con rivalutazione monetaria sulle somme riconosciute e con diritto agli interessi per il tempo intercorrente dalla data della lettura del dispositivo della sentenza all’effettivo soddisfo.

La Corte ha poi riconosciuto sussistere la copertura assicurativa dedotta dalle società Unipol Ass.ni e Allianz Spa, evocate in giudizio e costituitesi in primo grado, che sono state quindi condannate a mantenere indenni i rispettivi assicurati il Castello Service cooperativa e le Industrie Cartarie Tr..

Avverso la decisione hanno proposto ricorso per cassazione il M. e la R. affidato ad un solo motivo di gravame, a cui hanno resistito con controricorso le società prima indicate. Tutte le parti hanno poi depositato memorie ex art. 378 c.p.c.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di gravame i ricorrenti denunciano la violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per avere la Corte omesso di pronunciarsi sulla domanda, riproposta in sede di gravame, con cui avevano chiesto anche la rivalutazione monetaria e gli interessi per il mancato godimento della somma spettante, avendo la sentenza impugnata riconosciuto e liquidato la rivalutazione e gli interessi solo a far data dal dispositivo della sentenza sino al definitivo soddisfo.

Per i ricorrenti non si sarebbe quindi pronunciata la corte di merito sulla precisa domanda relativa alla richiesta di liquidazione degli interessi compensativi, dovuti a titolo di maggior danno per il mancato utilizzo della somma liquidata e decorrenti dalla data dell’evento infortunistico sino al momento della liquidazione di tale somma, ancorchè rivalutata. Essi poi suggeriscono, come metodo di liquidazione di tali interessi compensativi, di devalutare la somma percepita e quindi di determinare gli interessi ad un tasso equitativo del 4/5% somma, di anno in anno rivalutata, sino alla data della sentenza che ha liquidato il danno infortunistico.

Il ricorso è inammissibile per difetto di autosufficienza. Ed infatti i ricorrenti deducono di aver sin dal primo grado svolto anche la domanda concernente la liquidazione degli interessi compensativi e di averla poi riproposta in sede di gravame.

I ricorrenti denunciano quindi un error in procedendo lamentando che la corte abbia omesso di pronunciarsi sulla relativa domanda. Tuttavia essi si sono limitati soltanto a trascrivere solo alcuni passi del ricorso di primo grado e dell’atto di appello, contenenti incomplete allegazioni relative alla domanda di liquidazione di detti interessi. Non è stato depositato, unitamente al ricorso di legittimità, in particolare il ricorso di primo grado e neanche si è indicata la sua esatta collocazione nel fascicolo di parte, così che questa corte non è stata posta in condizione di valutare idoneamente il vizio denunciato.

Ed infatti se è vero che in caso di denuncia di un “error in procedendo”, la cassazione è anche giudice del fatto, potendo esaminare direttamente gli atti di causa; tuttavia, non essendo il predetto vizio rilevabile “ex officio”, è necessario che la parte ricorrente indichi gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” di cui richiede il riesame e, quindi, che il corrispondente motivo sia ammissibile e contenga, per il principio di autosufficienza del ricorso, tutte le precisazioni e i riferimenti necessari ad individuare la dedotta violazione processuale (Così Cass. n. 1170/2004, Cass. n. 18348/2017).

Nel caso in esame peraltro se è vero che l’obbligazione risarcitoria derivante da un illecito anche extracontrattuale come quello relativo ad un infortunio sul lavoro, costituendo un debito di valore, deve essere liquidato tenendo conto non solo dell’esigenza di reintegrare il patrimonio del creditore danneggiato di una somma che equivalga al danno a suo tempo subito, ma anche della necessità di ristorare il creditore della mancata disponibilità della stessa nel tempo intercorso tra il sinistro e la liquidazione, così che oltre alla rivalutazione, potranno essere liquidati anche gli interessi cd. “compensativi”, tuttavia la determinazione di tali intersessi non è automatica nè presunta “iuris et de iure”, ma il danneggiato deve allegare e poi provare, anche in via presuntiva, il mancato guadagno derivatogli dal ritardato pagamento. Tali allegazioni non si rinvengono nelle poche righe trascritte nel ricorso di legittimità e questa corte, come prima rilevato, non è stata posta nelle condizioni di poter esaminare direttamente gli atti introduttivi dei giudizi di merito, in violazione del principio di autosufficienza sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4.

Il ricorso deve pertanto dichiararsi inammissibile, con condanna in solido dei ricorrenti, soccombenti, alla rifusione delle spese del presente giudizio in favore delle parti contro ricorrenti, liquidate come da dispositivo.

PQM

Dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese di lite del presente giudizio che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 2500, in favore di ciascun contro ricorrente per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 9 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2018

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