Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32683 del 12/12/2019

Cassazione civile sez. II, 12/12/2019, (ud. 10/07/2019, dep. 12/12/2019), n.32683

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18093-2015 proposto da:

L.G., rappresentato e difeso dall’avvocato SERGIO TRANI;

– ricorrente –

contro

D.P.G., rappresentato e difeso dagli avvocati VINCENZO

FIORILLO, REMIGIO FIORILLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 103/2015 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 02/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/07/2019 dal Consigliere PICARONI ELISA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 1992 L.G. agì perchè fosse accertato che il fabbricato di proprietà di D.P.G. non rispettava le distanze legali dal confine e il convenuto fosse condannato alla demolizione, nonchè alla eliminazione di vedute anch’esse illegittime ed al risarcimento dei danni. D.P.G. propose domanda riconvenzionale per il rilascio di parte del fondo, in assunto occupato dall’attore.

1.1. Il Tribunale di Vallo della Lucania, con la sentenza n. 709 del 2005, accolse la domanda principale e per l’effetto condannò il D.P. a demolire la parte del fabbricato eccedente la distanza di mt 1,50 dal confine, come indicato nella relazione di C.T.U. e relativi allegati ed integrazioni.

2. La Corte d’appello di Salerno, con sentenza pubblicata il 2 febbraio 2015 e notificata il 21 maggio 2015, ha riformato la decisione.

Sulla base dell’accertamento svolto dal CTU nominato nel giudizio di appello, e in particolare del documento di frazionamento allegato ai titoli di proprietà delle parti. La Corte territoriale ha ritenuto insussistente sia la violazione delle distanze legali lamentata dal L., sia l’occupazione di terreno lamentata dal D.P., ed ha rigettato entrambe le domande.

3. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso L.G., sulla base di due motivi ai quali resiste con controricorso D.P.G.. Il ricorso, già fissato per la decisione all’adunanza camerale del 28 novembre 2018, è stato rinviato a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite sulla questione in tema di procedibilità rimessa dalla Sezione Terza con ordinanza n. 28844 del 2018, siccome rilevante nel presente giudizio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente si dà atto che le Sezioni Unite, con la sentenza n. 8312 del 2019, hanno risolto la questione rimessa con l’ordinanza n. 28844 del 2018, affermando che, nel caso in cui la documentazione relativa alla notificazione della sentenza impugnata effettuata a mezzo pec, prodotta dalla parte ricorrente ai sensi dell’art. 369 c.p.c., n. 2, risulti non asseverata, il ricorso per cassazione deve ritenersi procedibile se la controparte non abbia disconosciuto la conformità della predetta documentazione all’originale.

1.1. Il ricorso in esame è dunque procedibile, in mancanza di specifica contestazione, da parte del controricorrente, della documentazione depositata dal ricorrente.

2. Con il primo motivo è denunciato omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 e si contesta che la Corte territoriale non avrebbe dato conto delle osservazioni e contestazioni del consulente tecnico di parte, aderendo acriticamente alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.

Si assume, in particolare, che l’indagine avrebbe dovuto tenere conto del frazionamento n. 61, datato 11 settembre 1976, anzichè di quello di cui al n. 11, datato 14 marzo 1977; che la consulenza di parte aveva segnalato errori di calcolo in cui sarebbe incorso il CTU, nonchè errori relativi alla ricostruzione dello sviluppo grafo/numerico allegato al frazionamento che ha generato la linea di confine oggetto di controversia; che, infine, contrariamente a quanto affermato dalla Corte territoriale, l’odierno ricorrente aveva contestato non soltanto il criterio di accertamento utilizzato dal CTU ai fini della determinazione del confine tra i fondi, ma anche le modalità esecutive e le misurazioni.

2. Con il secondo motivo di ricorso è denunciato omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, e si contesta che la Corte territoriale, al fine di accertare la distanza del fabbricato di proprietà D.P. dal confine, avrebbe erroneamente privilegiato il frazionamento catastale allegato agli atti di acquisto anzichè le mappe catastali.

3. Il vizio di motivazione dedotto con il primo motivo risulta inammissibile sul piano strutturale.

3.1. La consulenza tecnica di parte, a differenza di quella d’ufficio, costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio, posto che il contenuto tecnico non ne altera la natura di atto difensivo (per tutte, Cass. Sez. U 03/06/2013, n. 13902), e ciò comporta che l’omesso esame delle deduzioni ivi contenute non possa rientrare nel paradigma del vizio di motivazione denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, applicabile ratione temporis al ricorso in esame (ex plurimis, Cass. 18/10/2018, n. 26305; Cass. 02/02/2015, n. 1815). Secondo il diritto vivente formatosi a partire da Sezioni Unite n. 8053 del 2014, l’omesso esame deve riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico – fenomenica – quindi non un punto o un profilo giuridico principale o primario (ossia costitutivo, impeditivo, estintivo o modificativo del diritto azionato) o secondario (cioè dedotto in funzione probatoria).

4. Risulta inammissibile anche il secondo motivo di ricorso, che denuncia vizio di motivazione senza specificare quale sarebbe il fatto storico decisivo di cui la Corte d’appello avrebbe omesso l’esame.

Il motivo si risolve nella critica generalizzata alla sentenza impugnata, a partire dall’accertamento del confine tra i fondi – in assunto del ricorrente non solo non richiesto ma anche non necessario ai fini della verifica del rispetto delle distanze legali -, fino alla rinnovazione della CTU in appello e al recepimento delle relative conclusioni.

Nessuna delle censure svolte dal ricorrente è sussumibile nel paradigma del vizio di motivazione, come sopra ricostruito.

5. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese, nella misura indicata in dispositivo. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 4.300,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 10 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2019

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