Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32681 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/11/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32681

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14438-2019 proposto da:

ENTE AUTONOMO VOLTURNO S.R.L. A SOCIO UNICO REGIONE CAMPANIA, in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SALARIA 290, presso lo studio

dell’avvocato CRISTIANA LIGUORI, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARCELLO D’APONTE;

– ricorrente –

contro

B.P., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati LEONARDO MENNELLA e IRENE MONTUORI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1661/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 06/03/2019 R.G.N. 3300/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/06/2021 dal Consigliere Dott. PAGETTA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che:

1. la Corte di appello di Napoli, in accoglimento del reclamo di B.P. e in riforma della sentenza impugnata, ha dichiarato la illegittimità dell’atto di destituzione adottato da E.A.V. s.r.l. con decorrenza 18.4.2017 e condannato la società alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro ed al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a 12 mensilità commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dallo stesso percepita, con decorrenza dal giorno del recesso e fino alla reintegrazione, oltre accessori dalla maturazione al soddisfo; ha condannato E.A.V. s.r.l. al pagamento del trattamento retributivo dovuto dal 2.3.2017 per il periodo di sospensione dal soldo e dal servizio fino al 18.4.2017, oltre accessori dalla maturazione al saldo;

2. la statuizione di accoglimento, per quel che qui rileva, è stata fondata sulla considerazione che il provvedimento di destituzione non era stato adottato nel rispetto della speciale disciplina dettata dall’allegato A al R.D. n. 148 del 1931, avente natura di fonte primaria, non abrogata o modificata da interventi legislativi successivi; tale disciplina, per il suo carattere speciale, era destinata a prevalere su quella generale dettata dalla L. n. 300 del 1970, art. 7, in concreto applicata dalla società datrice di lavoro; tanto determinava la nullità dell’atto sanzionatorio, nullità rilevabile d’ufficio in quanto riconducibile all’ambito delle nullità di protezione, e l’applicazione della tutela prevista dalla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 1, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dalla L. n. 92 del 2012;

3. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso E.A.V. s.r.l. sulla base di due motivi; la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del R.D. n. 148 del 1931, artt. 53 e ssg., dell’art. 2106 c.c. e della L. n. 300 del 1970, art. 7 e omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia; la sentenza impugnata è censurata in relazione alla ritenuta applicabilità della disciplina dettata dal R.D. n. 148 del 1931; si osserva che il sistema di garanzie procedimentali dettato per gli autoferrotranvieri da tale disciplina trovava la sua ragion d’essere in un contesto privo di garanzie per il lavoratori, proprio dell’epoca della sua emanazione, e non era pertanto giustificato una volta entrato in vigore il sistema di regole e garanzie di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 7, determinandosi altrimenti violazione dell’art. 3 Cost.; in particolare, richiama la giurisprudenza di legittimità che esclude l’obbligo del datore di lavoro di mettere a disposizione del lavoratore la documentazione relativa ai fatti contestati nel corso del procedimento disciplinare, al di fuori di quella necessaria per la contestuale contestazione dell’addebito;

2. con il secondo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, nel testo novellato dalla L. n. 92 del 2012, e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione con riferimento alla tutela risarcitoria; censura la sentenza impugnata per avere parificato, sotto il profilo della tutela, l’ipotesi del mancato rispetto delle regole procedurali con quelle di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 4, laddove, nello specifico, il vizio rilevato era riconducibile alle “altre ipotesi” descritte dal comma 5, del novellato art. 18 cit., comportanti il riconoscimento del diritto alla sola tutela indennitaria;

3. il primo motivo di ricorso è infondato laddove denunzia violazione di norma di diritto ed inammissibile laddove denunzia omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia;

3.1. sotto il primo profilo la decisione è conforme alla consolidata e condivisibile giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 13804 del 2017, n. 551 del 2013, n. 11929 del 2009) la quale ha chiarito che la speciale disciplina dettata dall’allegato A al R.D. n. 148/1931 non è stata abrogata dall’art. 7 St. Lav. e ricordato, anche sulla base della richiamata giurisprudenza costituzionale, la natura di fonte primaria del detto allegato A, nonché la permanente specialità, sia pure residuale, del rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, per cui la speciale regolamentazione di tale impiego può essere modificata unicamente mediante specifici interventi legislativi (Corte Cost. n. 301/2004), dovendosi escludere in presenza di un sistema minimo di garanzie appontato per la generalità dei lavoratori dall’art. 7 cit,. che la specifica disciplina riservata agli autoferrotramvieri determini un’ingiustificata disparità di trattamento;

4. la deduzione di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione è invece inammissibile in quanto nel vigore del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 il paradigma al quale è ancorata la deduzione del vizio di motivazione è limitato all’ipotesi di omesso esame di un fatto, nel senso di fatto storico- fenomenico, di rilevanza decisiva, oggetto di discussione tra le parti (Cass. Sez. Un. 8053/2014) neppure specificamente dedotto dall’odierna ricorrente;

5. il secondo motivo di ricorso è infondato;

5.1. si premette che il giudice di appello ha ritenuto che il vizio dell’atto di destituzione connesso al mancato rispetto della speciale procedura disciplinare dettata dall’Allegato A al R.D. n. 148 del 1931 desse luogo ad una nullità cd. di protezione, in quanto tale rilevabile di ufficio;

5.2. tale affermazione, coerente con approdi della giurisprudenza di legittimità in tema di licenziamento (Cass. n. 13804 del 2017, n. 17286 del 2015), poi superati da altro orientamento in seguito consolidatosi (Cass. n. 9675 del 2019, n. 7687 del 2017), non è stata specificamente investita da censura; parte ricorrente non spende infatti alcuna argomentazione per contrastare la riconducibilità del vizio rilevato all’ambito delle nullità ed in particolare a quelle cd. di protezione, rilevabili di ufficio; da tanto consegue che alla definitiva qualificazione in termini di nullità del vizio dell’atto di destituzione adottato in violazione della procedura prefigurata dall’allegato A al R.D. n. 148 del 1931 deve applicarsi la tutela reintegratoria in conformità della previsione in tema di nullità del licenziamento di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 1, nel testo novellato dalla L. n. 92 del 2012, per cui anche in relazione a tale profilo la sentenza deve essere confermata;

6. al rigetto del ricorso segue il regolamento delle spese di lite secondo soccombenza;

7. la Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 5.200,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 20012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della società ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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