Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32673 del 12/12/2019

Cassazione civile sez. I, 12/12/2019, (ud. 24/10/2019, dep. 12/12/2019), n.32673

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PACILLI Giuseppina Anna Rosaria – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9292/2018 proposto da:

M.M., rappresentato e difeso dall’avvocato DANIELA

GIOVANNA TANIA ELIA e domiciliato presso la cancelleria della Corte

di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di LECCE, depositata il 26/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/10/2019 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ordinanza depositata il 26.2.2018 e notificata il 1.3.2018 il Tribunale di Lecce respingeva il ricorso interposto dall’odierno ricorrente, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 e del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, avverso il provvedimento di rigetto dell’istanza di protezione internazionale emesso dalla Commissione territoriale di Lecce.

Propone ricorso per la cassazione della decisione di rigetto il M. affidandosi a due motivi.

Il Ministero dell’interno, intimato, non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta l’insufficienza della motivazione della decisione impugnata in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, perchè il Tribunale avrebbe del tutto omesso di considerare le dichiarazioni da lui rese innanzi la Commissione territoriale, senza valutare la storia di violenza familiare riferita ed i derivanti profili di vulnerabilità del richiedente la protezione e di limitazione alla libera esplicazione, nel Paese di origine, dei suoi diritti fondamentali. Ad avviso del ricorrente, poichè il giudice di merito aveva riconosciuto l’esistenza, in Guinea, di una situazione di grave emergenza sanitaria e umanitaria, avrebbe dovuto per ciò solo concedere quantomeno la protezione umanitaria.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 perchè il Tribunale avrebbe erroneamente valutato non credibile la storia da lui riferita, omettendo di applicare alla fattispecie il principio dell’onere probatorio attenuato,valido in materia di riconoscimento della protezione internazionale.

Le due censure, che per la loro connessione meritano un esame congiunto, sono inammissibili. Va infatti ribadito, in continuità con il precetto contenuto nella sentenza delle Sezioni, Unite di questa Corte n. 24148 del 25/10/2013 (Rv. 627790)

di ricorso non può mai risolversi “in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento…”del giudice di merito “… tesa all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, certamente estranea alla natura ed ai fini del giudizio di cassazione”. Peraltro, poichè il ricorso è soggetto, ratione temporis, all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo in vigore a seguito della novella di cui al D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012, il vizio di motivazione -dedotto dal ricorrente con la prima doglianza – dev’essere interpretato “… alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al minimo costituzionale del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico, nella motivazione apparente, nel contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili e nella motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830). Poichè il ricorrente non allega alcun profilo di inesistenza, apparenza, incomprensibilità o irriducibile contrasto tra affermazioni oggettivamente inconciliabili l’una con l’altra, il primo motivo si risolve in un’inammissibile richiesta di rivalutazione della fattispecie, da ritenere preclusa in questa sede.

Del pari inammissibile è la seconda censura, che si risolve anch’essa in una richiesta di riesame del merito e non appare neppure assistita dalla necessaria specificità, poichè il M. non indica, nel corpo della doglianza, quali sarebbero le giustificazioni addotte dal ricorrente a propria difesa e quali le eccezioni proposte dal suo procuratore nel corso del giudizio di merito che non sarebbero state esaminate correttamente dal Tribunale. Non essendo previsto un accesso diretto di questa Corte al materiale istruttorio acquisito nei precedenti gradi, il ricorrente è onerato di riproporre, nel corpo stesso del ricorso, il contenuto dei documenti o delle dichiarazioni delle quali deduce l’omessa considerazione da parte del giudice di merito, al fine di consentire in concreto l’apprezzamento della fondatezza della censura che viene mossa al procedimento logico-giuridico seguito dal predetto.

Da quanto precede deriva l’inammissibilità del ricorso.

Nulla per le spese, in difetto di svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero intimato.

Poichè il ricorrente è stato ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, non sussistono i presupposti processuali per l’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per la stessa impugnazione, se dovuto, ai sensi del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 24 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2019

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