Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32669 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32669

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33295-2019 proposto da:

G.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO

CHINOTTO n. 1, presso lo studio dell’avvocato IDA GALLIANO,

rappresentato e difeso dagli avvocati GIUSEPPE CARUSO e ANNALISA

TARDINO;

– ricorrente –

contro

M.R., rappresentato e difeso in proprio e domiciliato

presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1095/2019 del TRIBUNALE di AGRIGENTO,

depositata il 07/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/06/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

Con atto di citazione notificato il 16.6.2016 M.R. evocava in giudizio innanzi il Giudice di Pace di Licata G.F., invocandone la condanna al pagamento della somma di Euro 4.465,78 a titolo di compenso per l’attività professionale svolta dall’attore in favore del convenuto.

Nella contumacia del convenuto, la domanda veniva accolta.

Interponeva appello avverso detta decisione il G. e si costituiva in seconde cure il M., resistendo al gravame.

Con la sentenza impugnata, n. 1095/2019, il Tribunale di Agrigento rigettava l’impugnazione.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione G.F. affidandosi ad un solo motivo.

Resiste con controricorso M.R..

La parte ricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C. INAMMISSIBILITA’ del ricorso.

La controversia, che ha ad oggetto il pagamento di compensi richiesti dall’avvocato M. per l’attività professionale da egli svolta in favore del G. in un giudizio civile – in particolare, il giudizio RG 1167/2016 pendente dinanzi la Corte di Appello di Palermo, avente ad oggetto l’impugnazione della sentenza del Tribunale di Agrigento n. 448/2016 – è stata introdotta con atto di citazione a comparire dinanzi il Giudice di Pace di Licata, e non invece -come avrebbe dovuto essere, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14 – nelle forme, alternative, del ricorso ai sensi del combinato disposto dell’art. 702-bis c.p.c., e del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, da proporre al giudice presso cui l’attività giudiziale sia stata espletata, ovvero del decreto ingiuntivo ex art. 633 e ss. c.p.c., con eventuale proposizione della successiva fase di opposizione nelle stesse forme del rito sommario speciale. Nell’affermare tale principio, questa Corte ha espressamente precisato che deve ritenersi esclusa la possibilità di introdurre l’azione sia con il rito ordinario di cognizione sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico disciplinato esclusivamente dall’art. 702 bis e ss. c.p.c. (Cass. Sez. U, Sentenza n. 4485 del 23/02/2018, Rv. 647316).

Successive pronunce hanno tuttavia chiarito che “Anche in seguito all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, al fine di stabilire il regime di impugnazione del provvedimento con cui si liquidano gli onorari e le altre spettanze dovuti dal cliente al proprio difensore per prestazioni giudiziali civili, assume rilevanza la forma adottata dal giudice in base alla qualificazione che egli abbia dato, implicitamente o esplicitamente, all’azione esercitata in giudizio” (Cass. Sez. 6-2 Ordinanza n. 26347 del 17/10/2019, Rv. 655750 e Cass. Sez. 6-2, Ordinanza n. 10648 del 05/06/2020, Rv. 657888).

Ne deriva che il ricorso, articolato su un solo motivo, con il quale la parte ricorrente lamenta la nullità insanabile della sentenza impugnata per violazione del principio del contraddittorio, del diritto di difesa e dei principi del giusto processo, vada scrutinato nel merito, dovendosi dare prevalenza, ai fini dell’individuazione del corretto regime impugnatorio, alla forma della decisione in concreto assunta dal giudice di prime cure. Lo stesso va dunque dichiarato inammissibile, a fronte del decisivo rilievo, contenuto a pag. 4 della sentenza del Tribunale di Agrigento e non specificamente attinto dalla censura proposta dal G., secondo cui il contraddittorio era stato ritualmente instaurato mediante notificazione dell’atto di citazione in prime cure a mani del convenuto, odierno ricorrente, il quale quindi era stato posto in grado di esercitare con pienezza il suo diritto di difesa in giudizio”.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore.

Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese del presente giudizio di legittimità, da liquidare nei confronti della parte controricorrente, vanno poste a carico della parte ricorrente.

Ricorrono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1-quater, per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 24 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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