Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32654 del 12/12/2019

Cassazione civile sez. I, 12/12/2019, (ud. 11/10/2019, dep. 12/12/2019), n.32654

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. CAIAZZO Luigi Pietro – Consigliere –

Dott. ARIOLLI Giovanni – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19975/2018 proposto da:

A.A., elettivamente domiciliato presso l’avv. Leonardo

Rosa (in sostituzione dell’avv. Rosaria Tassinari) che lo rappres. e

difende, con procura speciale in calce alla comparsa di

costituzione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t.;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di Bologna, depositato il

21/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/10/2019 dal Cons., Dott. CAIAZZO ROSARIO.

Fatto

RILEVATO

CHE:

Con decreto del 27.4.18, il Tribunale di Bologna rigettò il ricorso proposto da A.A., cittadino nigeriano, avverso il provvedimento emesso dalla Commissione territoriale di rigetto della domanda di riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria, osservando che: le dichiarazioni del ricorrente non erano credibili e coerenti, avendo il ricorrente descritto genericamente le vicende che lo avevano spinto all’espatrio, specie in ordine agli asseriti conflitti etnici, ed essendo emerse contraddizioni tra quanto dichiarato innanzi alla Commissione e quanto invece dichiarato in giudizio; non era stata prodotta documentazione relativa alla sua situazione familiare e personale; era da escludere, in particolare, il riconoscimento della protezione sussidiaria in quanto dalle fonti esaminate non si desumeva che nello stato della Nigeria, da cui proveniva il ricorrente, e in quello in cui aveva dichiarato di essersi trasferito per raggiungere la compagna, vi fosse una situazione di violenza generalizzata derivante da conflitto armato; era parimenti da non riconoscere la protezione umanitaria, non sussistendone i presupposti in ordine alle situazioni di seria e grave vulnerabilità, non rilevando a tal fine l’attività di formazione lavorativa a tempo determinato svolta dallo stesso ricorrente.

Lo A. ricorre in cassazione con tre motivi, illustrati con memoria.

Non si è costituito il Ministero.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Con il primo motivo è denunziata violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e art. 5 per non aver il Tribunale esercitato i poteri istruttori d’ufficio in ordine ai fatti per i quali il ricorrente non è stato ritenuto attendibile.

Con il secondo motivo è denunziata la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 1, art. 4, lett. c, per non aver il Tribunale ritenuto la sussistenza di una minaccia grave alla sua vita derivante da una situazione di violenza indiscriminata, non avendo considerato quanto emerge dal sito ministeriale e da quello di Amnesty International.

Con il terzo motivo è denunziata la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1988, art. 5, comma 6, per non aver il Tribunale esaminato compiutamente i requisiti per la protezione umanitaria, avendo omesso la verifica della situazione di vulnerabilità, mediante una valutazione comparativa tra la condizione d’integrazione raggiunta in Itala e quella che vi sarebbe in caso di rientro (con riferimento a Cass., n. 4455/18).

Il primo motivo è inammissibile.

La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce, invero, un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito – e censurabile solo nei limiti di cui al novellato art. 360 c.p.c., n. 5 – il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), escludendosi, in mancanza, la necessità e la possibilità stessa per il giudice di merito – laddove non vengano dedotti fatti attendibili e concreti, idonei a consentire un approfondimento ufficioso – di operare ulteriori accertamenti. In materia di protezione internazionale, l’accertamento del giudice di merito deve innanzi tutto avere ad oggetto la credibilità soggettiva della versione del richiedente circa l’esposizione a rischio grave alla vita o alla persona (Cass., n. 3340/2019; n. 16925/2018; Cass., n. 28862/2018).

Nel caso concreto, il Tribunale ha diffusamente ed adeguatamente motivato in ordine alle ragioni per le quali la narrazione dell’istante non è credibile, caratterizzata da incoerenze e contraddizioni ben evidenziate.

Il secondo motivo è inammissibile, in quanto il Tribunale ha esaminato vari recenti report (UNHCR; EASO) dai quali si evince che nella regione di provenienza del ricorrente e in quella ove lo stesso ha dichiarato di essersi trasferito non ricorreva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato tale da porre in pericolo la popolazione civile.

Il terzo motivo è parimenti inammissibile, non avendo il ricorrente allegato specifiche situazioni integranti i presupposti della protezione umanitaria, genericamente lamentando un’omessa verifica, da parte del Tribunale, della situazione personale di vulnerabilità.

Al riguardo, questa Corte ha affermato che la protezione umanitaria, nel regime vigente ratione temporis, tutela situazioni di vulnerabilità anche con riferimento a motivi di salute – da riferirsi ai presupposti di legge ed in conformità ad idonee allegazioni da parte del richiedente. Ne deriva che non è ipotizzabile nè un obbligo dello Stato italiano di garantire allo straniero “parametri di benessere”, nè quello di impedire, in caso di ritorno in patria, il sorgere di situazioni di “estrema difficoltà economica e sociale”, in assenza di qualsivoglia effettiva condizione di vulnerabilità che prescinda dal risvolto prettamente economicò(Cass., n. 3681/19; n. 27336/18).

Nulla per le spese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2019

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