Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32647 del 12/12/2019

Cassazione civile sez. I, 12/12/2019, (ud. 25/09/2019, dep. 12/12/2019), n.32647

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27560/2018 proposto da:

S.M., rappresentato e difeso dall’avv. Calogero Giardina, del

foro di Palermo, con studio in Palermo, via Massimo D’Azeglio n. 25;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Milano, depositato il 21/8/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/09/2019 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

S.M., cittadino originario del Niger, propone ricorso per cassazione, con un solo motivo, avverso il decreto del Tribunale di Milano pubblicato il 21.8.2018 che ha dichiarato inammissibile, perchè tardivo, il ricorso proposto avverso il provvedimento emesso dalla Commissione territoriale di Milano D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 29, lett. b).

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

L’unico motivo denuncia la violazione dell’art. 153 c.p.c. e l’errata applicazione dell’istituto della rimessione in termini e contesta la statuizione con la quale il tribunale di Milano ha rigettato l’istanza di rimessione in termini, con la motivazione che la stessa era stata formulata tardivamente, allorquando non solo era già maturata la decadenza, ma era stato ormai consumato il potere di impugnazione, con il deposito del ricorso che non recava tale istanza.

Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto si limita a denunciare l’illegittimità della statuizione del tribunale che ha affermato la tardività dell’istanza di rimessione in termini, ma non allega la sussistenza, in concreto, di una causa non imputabile, riferibile ad un evento che presenti il carattere dell’assolutezza (e non già un’impossibilità relativa, nè tantomeno una mera difficoltà) e che sia in rapporto causale determinante con il verificarsi della decadenza in questione, quale necessario presupposto per l’accoglimento dell’istanza di rimessione in termini.

Ed invero, i vizi dell’attività del giudice che possano comportare la nullità della sentenza o del procedimento, rilevanti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, non sono posti a tutela di un interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma a garanzia dell’eliminazione del pregiudizio concretamente subito dal diritto di difesa in dipendenza del denunciato “error in procedendo” (Cass. 2626/2018).

Anche nel merito, peraltro, il ricorso è infondato.

La parte che non abbia formalmente e tempestivamente richiesto, con l’atto introduttivo, di essere rimesso in termini, non può dolersi della declaratoria di inammissibilità del ricorso deducendo, con il ricorso per cassazione, la violazione della disciplina della rimessione in termini, poichè quest’ultima, tanto nella versione prevista dall’art. 184-bis c.p.c., quanto in quella di cui al novellato art. 153 c.p.c., comma 2, presuppone la tempestività dell’iniziativa della parte, da intendere come immediatezza della reazione al palesarsi della necessità di svolgere un’attività processuale ormai preclusa. (Cass.19290 del 2016).

Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile e, considerato che il Ministero non ha svolto difese, non deve provvedersi sulle spese del presente giudizio.

Rilevato che il ricorrente è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato, non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 25 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2019

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