Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32647 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. III, 09/11/2021, (ud. 10/03/2021, dep. 09/11/2021), n.32647

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 15787-2019 proposto da:

V.E., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA BALDASSARE CASTIGLIONE 55, presso lo studio dell’avvocato MONICA

PERONACE, rappresentati e difesi dall’avvocato PAOLO LITRICO;

– ricorrenti –

contro

ALLIANZ SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO 17/A,

presso lo studio dell’avvocato MICHELE CLEMENTE, che la rappresenta

e difende;

– controricorrente –

nonché contro

ACTV SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3352/2018 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 5/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/3/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 5/12/2018 la Corte d’Appello di Venezia, in parziale accoglimento del gravame interposto dalle società Allianz s.p.a. (già R.A.S. s.p.a.) e ACTV s.p.a. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Venezia 12/1/2015, ha rideterminato il quantum liquidato dal giudice di prime cure a carico delle predette società e in favore dei sigg. S.M.M., + ALTRI OMESSI.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito i sigg. P.F. ed altri propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 7 motivi.

Resiste con controricorso la società Allianz s.p.a. (già R.A.S. s.p.a.). L’altra intimata non ha svolto attività difensiva.

Con conclusioni scritte del 18/2/2021 il P.G. presso questa Corte ha chiesto l’accoglimento p.q.r. del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1^ e il 3^ motivo i ricorrenti denunziano “violazione o falsa applicazione” degli artt. 113,115,116 c.p.c., art. 2697 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 2^ motivo denunziano “violazione o falsa applicazione” degli artt. 61,115,116 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che la corte di merito abbia erroneamente condannato “la parte risultata vittoriosa in primo grado… solo perché contumace” in appello.

Lamentano che la corte di merito invero “confonde la legittima scelta processuale dei soggetti appellati di rimanere contumaci, poiché già vincitori in 1 grado (ad esempio per evitare ulteriori e/o eventuali spese legali) con la loro reale volontà di sottoporsi all’accertamento tecnico disposto dalla Corte”, e che “diversamente da quanto affermato dalla Corte veneziana, la contumacia non rende di per sé impossibile lo svolgimento della CTU”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono fondati e vanno accolti nei termini di seguito indicati.

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, la contumacia integra un mero comportamento processuale di carattere neutrale, non potendo essere ad essa attribuita alcuna valenza confessoria e comunque non contestativa dei fatti allegati dalla controparte, che resta onerata della relativa prova, anche perché la previsione dell’obbligo a suo carico del convenuto di formulare nella memoria difensiva, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito, nonché di prendere posizione precisa in ordine alla domanda e di indicare le prove di cui intende avvalersi, non esclude il potere-dovere del giudice di accertare se la parte attrice abbia dato dimostrazione probatoria dei fatti costitutivi e giustificativi della pretesa, indipendentemente dalla circostanza che, in ordine ai medesimi, siano o meno state proposte, dalla parte legittimata a contraddire, contestazioni specifiche, difese ed eccezioni in senso lato (v., da ultimo, Cass., 21/11/2014, n. 24885).

La contumacia non può nemmeno considerarsi come non contestazione del thema probandum, in quanto la non negazione fondata sulla volontà della parte non può presumersi per il solo fatto del non essersi la stessa costituita in giudizio, non essendovi un onere in tal senso argomentabile dal sistema (v. Cass., 23/6/2009, n. 14623. Cfr. altresì Cass., 21/2/2014, n. 4161; Cass., 14/1/2015, n. 461).

Il suindicato orientamento è nella giurisprudenza di questa Corte fermo sin dalla pronunzia Cass., Sez. Un., 23/1/2002, n. 761 (secondo cui ai fini della tempestività della contestazione, non rileva la tardività della costituzione in giudizio, ponendosi un problema di preclusioni alla contestabilità solo sul presupposto (non configurabile nel solo fatto della contumacia) della rilevanza di un originario atteggiamento di non contestazione), e la concezione neutrale della contumacia risulta altresì suffragata dalla nuova formulazione dell’art. 115 c.p.c. (sostituito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 45, comma 14 in vigore dal 4/7/09 ed applicabile ai giudizi instaurati successivamente a tale data), che consente al giudicante di porre a fondamento della decisione “i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita” (v. Cass., 21/11/2014, n. 24885).

Si è per altro verso posto in rilievo non essere corretta l’affermazione circa l’impossibilità giuridica di disporsi una nuova consulenza tecnica d’ufficio anche in grado d’appello, atteso che la contumacia della parte non priva il giudice del potere-dovere di disporla, altra cosa essendo l’impossibilità concreta di eseguirla in caso di rifiuto della parte di sottoporsi a visita e la conseguente valutazione in termini probatori di tale condotta (v. Cass., 9/7/2014, n. 20742. Cfr. altresì Cass., 28/9/1998, n. 9684).

Si è al riguardo altresì precisato che l’ordinanza ammissiva della CTU non deve essere notificato alla parte rimasta contumace, non ampliando l’oggetto del giudizio e non essendo inclusa nell’elenco tassativo di cui all’art. 292 c.p.c. degli atti per i quali tale notificazione è espressamente prevista (v. Cass., 27/11/2003, n. 18154), sussistendo esclusivamente l’obbligo per l’ausiliare di dare comunicazione anche alla parte non costituita dell’inizio delle operazioni peritali, ai sensi dell’art. 260 c.p.c. e art. 90 disp att. c.p.c. (v. Cass., 26/9/2012, n. 16413).

Orbene, nell’impugnata sentenza la corte di merito ha invero disatteso i suindicati principi.

E’ rimasto nella specie accertato che il (OMISSIS) nel Comune di (OMISSIS) “un autobus di linea ACTV diretto a Venezia, a seguito di un rallentamento del traffico, tamponava il veicolo Fiat Doblò che lo precedeva”.

La domanda proposta da alcuni passeggeri che si trovavano a bordo dell’autobus è stata accolta dal giudice di primo grado “sulla base della documentazione in atti che dava conto della presenza degli attori all’interno del mezzo responsabile del tamponamento… in uno alle valutazioni dei periti delle parti”, quest’ultima considerata “sufficiente a stabilire la sussistenza e la quantificazione del danno subito da ciascun reclamante”.

All’esito del gravame interposto dalle società Allianz s.p.a. (già R.A.S. s.p.a.) e ACTV s.p.a., ai fini della quantificazione dei danni il giudice dell’appello ha disposto CTU, pervenendo quindi a rigettare la domanda originariamente proposta dagli odierni ricorrenti, non risultando “i danni reclamati… adeguatamente provati”, atteso, da un canto, che “la consulenza tecnica di parte costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio”, e, per altro verso, che alla ravvisata necessaria CTU “parte dei soggetti appellati non hanno ritenuto di sottoporsi, rimanendo contumaci, ovvero P.S. costituendosi tardivamente”.

Emerge a tale stregua come, nel fondare il rigetto essenzialmente in ragione della contumacia mantenuta dagli odierni ricorrenti nonché della tardiva costituzione del P. la corte di merito ha nell’impugnata sentenza invero disatteso i suindicati principi.

Della medesima, assorbiti ogni altro e diverso profilo nonché gli altri motivi, s’impone pertanto la cassazione in relazione, con rinvio alla Corte d’Appello di Venezia, che in diversa composizione procederà a nuovo esame, facendo dei suindicati disattesi principi applicazione.

Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie p.q.r. il 1^, il 2^ e il 3^ motivo di ricorso nei sensi di cui in motivazione, assorbiti gli altri. Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Venezia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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