Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32643 del 17/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 17/12/2018, (ud. 10/10/2018, dep. 17/12/2018), n.32643

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26523-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

PROVINCIA DELLA CONGREGAZIONE DEI FRATELLI DELLE SCUOLE CRISTIANE, in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DI VILLA SEVERINI 54, presso lo studio

dell’avvocato MASSIMO RIDOLFI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIUSEPPE TINELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1877/8/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata il 04 aprile 2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10 ottobre 2018 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. – L’Agenzia delle Entrate ricorre avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma, che, in parziale riforma del primo grado, ha ritenuto non adeguatamente motivato un avviso di accertamento contenente una diversa classificazione catastale di un immobile adibito dall’ente ecclesiastico a scuola privata.

In sostanza, a seguito di presentazione del modello DOCFA da parte della stessa Congregazione, Agenzia delle Entrate non solo richiedeva l’ICI, fino a quel momento ritenuto esente, ma provvedeva a classificare nuovamente il bene, dandogli un valore maggiore rispetto a quello iniziale, e dunque una maggiore rendita.

Avverso tale atto la Congregazione proponeva ricorso, che si concludeva in appello, con la declaratoria di nullità dell’accertamento per difetto di motivazione. I giudici di secondo grado ritenevano non sufficiente la mera indicazione, a sostegno del diverso classamento, degli immobili similari a quello in accertamento.

Agenzia delle Entrate propone ricorso con un solo motivo, che denuncia violazione di legge quanto al requisito legale della motivazione dell’atto di accertamento.

Si è costituita la Congregazione, che ha eccepito, oltre all’infondatezza del motivo, altresì la sua inammissibilità.

2. – Vanno valutate preliminarmente le due eccezioni di inammissibilità.

Con la prima la Congregazione denuncia difetto di interesse a censurare la pronuncia sulla motivazione, essendo passata in giudicato l’altra ratio decidendi, relativa alla valutazione dell’immobile. In sostanza, davanti a due rationes, una relativa alla valutazione degli immobili e l’altra relativa alla motivazione di tale valutazione, il Fisco avrebbe lasciato passare in giudicato la prima, non proponendo alcuna censura al riguardo, e si sarebbe limitato a proporre ricorso solo sulla adeguatezza della motivazione. Con la conseguenza che sarebbe diventata definitiva la questione della valutazione dell’immobile, favorevole alla Congregazione in quanto rideterminata dal giudice di primo grado.

Questo argomento è suggestivo, ma appare infondato.

Invero, non ci sono due rationes decidendi, ma una sola, ed è quella relativa alla motivazione. Piuttosto, i giudici di appello si occupano della questione del valore dell’immobile sempre nell’ambito della adeguatezza della motivazione, e solo per dire che, nonostante vi fosse contestazione su quel valore, a dimostrazione del difetto di motivazione, il Fisco non ha interloquito. Ossia: la contribuente aveva dedotto la diversità degli immobili utilizzati per la comparazione e su questo punto il giudice di merito rileva il silenzio del Fisco, significativo del difetto di motivazione. Non si tratta dunque di una diversa ed ulteriore ratio decidendi, non avendo il secondo grado espresso alcun accertamento circa il valore erariale del bene, ma essendosi limitato a rilevare che, sempre a sostegno del difetto di motivazione, il Fisco non aveva fornito risposta alle contestazione della contribuente circa la difformità con i beni di riferimento.

Altra eccezione di inammissibilità riguarda il difetto di autosufficienza. Sostiene la Congregazione che, difendendo la sufficienza della motivazione dell’atto di accertamento, Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto riportare il contenuto dell’atto stesso, onde consentire di verificare se la sua motivazione fosse veramente sufficiente o meno.

3. – Questa eccezione è fondata.

E’ questione di fatto pacifica che si è trattato di una procedura DOCFA. In tal caso è giurisprudenza costante di questa Corte che in tema di classamento di immobili, qualora l’attribuzione della rendita catastale avvenga a seguito della cd. procedura DOCFA, l’obbligo di motivazione del relativo avviso è soddisfatto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita solo se gli elementi di fatto indicati dal contribuente non siano stati disattesi dall’Ufficio e l’eventuale discrasia tra rendita proposta e rendita attribuita derivi da una valutazione tecnica sul valore economico dei beni, mentre nel caso in cui vi sia una divergente valutazione degli elementi di fatto indicati dal contribuente, la motivazione deve essere più approfondita e specificare le differenze riscontrate sia per consentire il pieno esercizio del diritto di difesa del contribuente, sia per delimitare l’oggetto dell’eventuale contenzioso (Cass. n. 12777 del 2018; Cass. n. 12389 del 2018).

Nella fattispecie non è dato sapere se il classamento è avvenuto a seguito di una rettifica degli clementi di fatto o se si è trattato di una mera riclassificazione, ciò in quanto non è riportato il contenuto dell’atto, nè questo risulta in qualche modo allegato.

Deve ritenersi inammissibile il motivo di ricorso che denuncia l’omessa o erronea valutazione da parte del giudice di merito di un documento (nella specie, accertamento catastale e proposta di nuovo classamento), quando non sia possibile accedere al contenuto del documento in questione perchè non riprodotto nel ricorso stesso, nè indicato come allegato.

Nella fattispecie, la mancanza riproduzione del contenuto del documento oggetto di controversia, o la sua mancata allegazione, impedisce di comprendere quali siano state le ragioni del nuovo classamento, e se queste siano adeguatamente motivate alla luce della regola citata prima.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite nella misura di 4000 Euro.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2018

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