Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32634 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 09/11/2021), n.32634

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 16390/2016 R.G. proposto da:

C.L.B., rappresentata e difesa dall’avvocato Angelo

Pisani, con domicilio in Roma, piazza Cavour, presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

Equitalia Servizi di riscossione S.p.a, in persona del suo legale

rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in Roma, P.le Clodio

n. 32, presso lo studio dell’avvocato Lidia Ciabattini, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Andrea Romano;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5640/2015, depositata il 28 dicembre 2015,

della Commissione tributaria regionale della Lombardia;

udita la relazione della causa svolta, nella Camera di consiglio del

15 luglio 2021, dal Consigliere Dott. Liberato Paolitto.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – con sentenza n. 5640/2015, depositata il 28 dicembre 2015, la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha parzialmente accolto l’appello di C.L.B., dichiarando la nullità della cartella esattoriale n. (OMISSIS) e, così, pronunciando in parziale riforma della decisione di prime cure che, per suo conto, aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione di cinque cartelle esattoriali proposta dalla contribuente;

1.1 – il giudice del gravame ha ritenuto che:

– l’accertamento operato dal primo giudice, – in ordine alla tardività del ricorso proposto avverso cartelle esattoriali che (tutte) risultavano regolarmente notificate alla contribuente in momenti ben antecedenti al termine (di 60 giorni) utile per la loro impugnazione, – andava (solo) parzialmente confermato, atteso che l’agente della riscossione, – che, nel secondo grado del giudizio, aveva prodotto (anche) copia delle cartelle esattoriali in contestazione, – aveva dato conto, attraverso i relativi avvisi di ricevimento, della notifica di quattro cartelle esattoriali, notifica che doveva, poi, ritenersi legittimamente eseguita a mezzo del servizio postale;

– quanto, invece, alla cartella esattoriale n. (OMISSIS), la relativa notifica non risultava riscontrata dall’agente della riscossione, laddove “lo stesso estratto di ruolo rilasciato… alla contribuente in data 24.6.13 non (recava) alcuna indicazione alla voce “notifica”.”;

2. – C.L.B. ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di due motivi;

– Equitalia Servizi di riscossione S.p.a, quale incorporante di Equitalia Nord S.p.a., resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia “violazione di diritto per errata applicazione della base giuridica, contraddittorietà e falsa applicazione”, assumendo, in sintesi, che: – erroneamente il giudice del gravame aveva ritenuto correttamente eseguita la notifica delle cartelle esattoriali in quanto, – ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 7, comma 6, qual introdotto dal D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 2-quater, conv. in L. n. 31 del 2008, – non risultava spedita la (ivi) prevista raccomandata informativa, a fronte, dunque, di avvisi di ricevimento di raccomandate postali che risultavano “firmati da soggetti diversi dal destinatario”; – l’agente della riscossione, in corso di giudizio, aveva prodotto (solo) “mere riproduzioni fotostatiche di presunte relate”, in violazione dell’art. 2719 c.c.; – del pari l’agente della riscossione non aveva dato prova del titoli esecutivi dietro produzione degli originali delle cartelle esattoriali, in violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 4, e art. 57, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60;

– il secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, espone la denuncia di “omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile di ufficio”, sugli assunti che il giudice del gravame, – aderendo acriticamente, e senza motivazione, alle tesi di controparte, – aveva: – omesso di pronunciare sull’eccezione di prescrizione (quinquennale) che, nella fattispecie, si era perfezionata perché sopravvenuta alla notifica delle cartelle esattoriali; – definito il giudizio rendendo motivazione meramente apparente, sulla base di argomenti inidonei ad esplicitarne l’iter logico ed a disvelarne la ratio decidendi;

2. – il primo motivo, – che pur prospetta profili di inammissibilità, è destituito di fondamento e va senz’altro disatteso;

2.1 – in termini generali, occorre premettere, il motivo in questione difetta di specificità, e di autosufficienza, in quanto, – a fronte dello specifico accertamento condotto, sul punto, dai giudici di merito, – non dà affatto conto delle modalità di notifica delle cartelle esattoriali in contestazione (in particolare sotto il profilo del consegnatario degli atti cui ricondurre la sottoscrizione degli avvisi di ricevimento) né della proposizione della relativa questione nei gradi di merito; così come nemmeno si dà conto delle modalità, e dei termini, in cui sarebbe stata effettuata la contestazione di conformità agli originali delle copie prodotte, qual (in tesi) rilevante ai sensi del richiamato art. 2719 c.c.;

– in buona sostanza, per i profili appena esposti, il motivo si risolve nella deduzione di questioni nuove che, – in quanto implicanti accertamenti in fatto, – debbono ritenersi inammissibili in questa sede, essendosi ripetutamente rilevato che il giudizio di cassazione ha, per sua natura, la funzione di controllare la difformità della decisione del giudice di merito dalle norme e dai principi di diritto, sicché sono precluse non soltanto le domande nuove, ma anche nuove questioni di diritto, qualora queste postulino indagini ed accertamenti di fatto non compiuti dal giudice di merito che, come tali, sono esorbitanti dal giudizio di legittimità (Cass., 12 giugno 2018, n. 15196; Cass., 6 giugno 2018, n. 14477; Cass., 25 ottobre 2017, n. 25319; Cass., 31 gennaio 2006, n. 2140; Cass., 7 agosto 2001, n. 10902; Cass., 12 giugno 1999, n. 5809; Cass., 29 marzo 1996, n. 2905);

2.2 – quanto, poi, alla questione involgente la necessaria produzione delle cartelle esattoriali, – id est di “copia degli atti notificati al contribuente”, ai fini del riscontro del relativo contenuto, – è appena il caso di rimarcare come il giudice del gravame abbia rilevato che l’agente della riscossione aveva prodotto copia delle cartelle esattoriali in contestazione e che un siffatto rilievo nemmeno forma oggetto di una qualche censura;

– laddove la Corte ha costantemente rilevato che, in tema di notifica della cartella esattoriale D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 26, comma 1, seconda parte, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione, e della relativa data, è assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, non essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve, anche in omaggio al principio di cd. vicinanza della prova, ritenersi ritualmente consegnata, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il contribuente dimostri di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione (v., ex plurimis, Cass., 26 giugno 2020, n. 12883; Cass., 28 dicembre 2018, n. 33563; Cass., 11 ottobre 2017, n. 23902; Cass., 29 luglio 2016, n. 15795);

3. – nemmeno il secondo motivo di ricorso può trovare accoglimento;

3.1 – in disparte l’impropria formulazione del motivo, quanto al parametro normativo costituente il referente del sindacato di legittimità della Corte, v’e’, innanzitutto, che il giudice del gravame, – nel rilevare l’inammissibilità delle impugnazioni proposte avverso le cartelle esattoriali ritualmente notificate, – ha pronunciato, – con motivazione del tutto inequivoca, quanto alle relative premesse, ed alle conseguenti implicazioni che ne sono state tratte, – in termini tali da precludere l’esame di ogni altra questione di merito, una volta, per l’appunto, ritenuta la tardività del ricorso;

– per di più, va rimarcato, viene sollevata davanti alla Corte la questione della prescrizione dei tributi senza dar conto (anche qui) né della stessa natura, e tipologia, delle imposte che vengono in considerazione (in tesi) sotto il profilo della prescrizione, – che la stessa parte ricorrente identifica, in termini apodittici, nel termine quinquennale proprio delle obbligazioni periodiche, – né, ancor prima, della relativa proposizione davanti ai giudici dei gradi di merito;

4. – le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo seguono la soccombenza di parte ricorrente nei cui confronti sussistono, altresì, i presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto (D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater).

PQM

La Corte, rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 1.500,00 per compensi professionali ed Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfettario delle spese generali nella misura del 15% ed altri accessori di legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio tenuta da remoto, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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