Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32627 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2021, (ud. 17/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32627

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26574-2016 proposto da:

RUSSIZ SUPERIORE SOCIETA’ AGRICOLA ARL, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BENACO 5, presso lo studio dell’avvocato MARIA CHIARA MORABITO,

rappresentata e difesa dall’avvocato UMBERTO SANTI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

DIREZIONE PROVINCIALE DI (OMISSIS) DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 140/2016 della COMM. TRIB. REG. FRIULI-VENEZIA

GIULIA, depositata il 20/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/06/2021 dal Consigliere Dott. MARIA ELENA MELE.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

La Russiz Superiore società agricola a r.l. impugnava l’avviso di rettifica e liquidazione con cui l’Agenzia delle entrate aveva accertava maggiori somme a titolo di imposta di registro, ipotecaria e catastale in relazione alla sentenza del Tribunale di (OMISSIS) che aveva accertato l’intervenuto acquisto per usucapione da parte della Russiz di un terreno. L’Ufficio rettificava il valore di detto terreno con metodo sintetico comparativo, ritenendo che dal contenuto della sentenza risultava che lo stesso, benché classificato come bosco, era in realtà adibito da oltre vent’anni a vigneto. La ricorrente sosteneva, invece, che tale terreno era un bosco utilizzato per raccogliere la legna che serviva per la sistemazione dei vigneti circostanti. Ciò avrebbe trovato conferma nella circostanza che nel dispositivo della sentenza sottoposta a tassazione, si indicava che il terreno usucapito era classificato a bosco.

La Commissione tributaria provinciale di Gorizia rigettava il ricorso sulla considerazione che dal contenuto della sentenza, e specificamente dalle prove testimoniali in essa riprodotte, emergeva che la società aveva utilizzato il terreno da oltre venti anni coltivandolo a vigneto.

Tale conclusione veniva confermata dalla Commissione tributaria regionale avanti alla quale la contribuente aveva proposto appello.

Avverso tale decisione, la Russiz ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, assistito da memoria.

L’Agenzia delle entrate ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La CTR, nell’affermare che l’imposta di registro colpisce l’atto qualificato per i suoi effetti giuridici, non per gli elementi di fatto, sicché un ipotetico errore commesso dal Tribunale sarebbe irrilevante, avrebbe applicato una nozione dell’imposta di registro come tassa d’atto, anziché come imposta d’atto. Ciò sarebbe in contrasto con l’art. 20 TUR, come interpretato dalla giurisprudenza di legittimità secondo la quale è necessario accertare cosa le parti abbiano effettivamente realizzato e, dunque, privilegiare la sostanza sulla forma dell’atto.

Con il secondo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La sentenza impugnata, nel dare rilevanza agli elementi istruttori di cui dà conto la sentenza tassata, anziché solo all’accertamento in essa contenuto, avrebbe fatto erronea applicazione dell’art. 2909 c.c., in quanto il giudicato non può cadere sui mezzi di prova. Inoltre, rispetto ad esso l’Amministrazione finanziaria sarebbe estranea non essendo parte in causa avanti al Tribunale civile.

I due motivi possono essere esaminati congiuntamente in quanto tra loro strettamente connessi. Essi sono infondati.

L’art. 37 TUR, nel disciplinare l’imposta di registro su atti dell’autorità giudiziaria, stabilisce che “Gli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili, che definiscono anche parzialmente il giudizio, i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali e le sentenze che dichiarano efficaci nello Stato sentenze straniere, sono soggetti all’imposta anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano ancora impugnabili, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato”.

La Tariffa, all’art. 8, nota II-bis, dispone che i provvedimenti che accertano l’acquisto per usucapione della proprietà di beni immobili sono soggetti alle Disp. della stessa Tariffa, art. 1, relativo agli atti traslativi della proprietà. La base imponibile deve pertanto essere determinata in base alle regole stabilite per detti atti.

In tema di imposta di registro, questa Corte ha affermato che, se l’atto da registrare è una sentenza, per stabilire i presupposti ed i criteri di tassazione, in conformità al disposto del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, e della tariffa allegata, art. 8, sub c), occorre fare riferimento al contenuto e agli effetti emergenti dalla pronuncia stessa, senza possibilità di utilizzare elementi ad essa estranei né di ricercare contenuti diversi da quelli su cui si è formato il giudicato.

In tema di imposta di registro sugli atti giudiziari, questa Corte è costante nell’affermare che, quando l’atto da registrare sia una sentenza, per stabilire i presupposti e i criteri della tassazione, occorre fare riferimento al contenuto ed agli effetti che emergono dalla sentenza stessa, senza possibilità di utilizzare elementi ad essa estranei né di ricercare contenuti diversi da quelli su cui si sia formato il giudicato, atteso che la valutazione giuridica del rapporto operata dal giudice che ha pronunciato detta sentenza, se non esplica – tra il contribuente e l’amministrazione finanziaria, che al relativo giudizio sia rimasta estranea – la forza di giudicato nell’aspetto tipico considerato dall’art. 2909 c.c., fa parte tuttavia di quell’affermazione obbiettiva di verità i cui effetti anche i terzi sono tenuti a subire (Sez. 5, Sentenza n. 7557 del 15/05/2003, Rv. 563120 – 01; n. 15918 del 20/07/2011, Rv. 618773 – 01; n. 12013 del 19/06/2020, Rv. 657931 – 01).

Nella specie, secondo quanto risulta dal ricorso introduttivo del giudizio di legittimità, la sentenza che accertato l’intervenuta usucapione, nel dispositivo ha individuato il terreno con riferimento ai dati dell’intavolazione, ove è qualificato come bosco.

La CTR, tuttavia, nel ritenere corretta la determinazione della base imponibile operata con l’atto impugnato, ha fatto riferimento alle deposizioni testimoniali riprodotte nella sentenza sottoposta a tassazione dalle quali emergeva che il terreno era adibito a vigneto. In sostanza, la valutazione in ordine alla natura del terreno è stata operata dal giudice d’appello unicamente sulla base della sentenza del Tribunale di Gorizia valutata, tuttavia, nel suo complesso e dunque tenendo conto non solo del dispositivo, ma altresì della motivazione.

Secondo questa Corte l’interpretazione della portata del giudicato, sia esso interno od esterno, deve essere effettuata alla stregua di quanto stabilito nel dispositivo della sentenza e nella motivazione che la sorregge, potendo farsi riferimento, in funzione interpretativa, alla domanda della parte solo in via residuale qualora, all’esito dell’esame degli elementi dispositivi ed argomentativi di diretta emanazione giudiziale, persista un’obiettiva incertezza sul contenuto della statuizione. (Sez. L, Sentenza n. 21165 del 07/08/2019, Rv. 654996 01; Sez. 5, n. 12752 del 23/05/2018, Rv. 648511 – 01).

Si è anche affermato che l’interpretazione del giudicato, sia esso interno od esterno, va effettuata alla stregua non soltanto del dispositivo della sentenza, ma anche della sua motivazione (Sez. 6-3, n. 19252 del 19/07/2018, Rv. 650243 – 01; Sez. 6-5, n. 769 del 16/01/2014, Rv. 629285 – 01).

Sebbene – come si è detto – non venga in rilievo nella specie il giudicato ai sensi dell’art. 2909 c.c., producendo la sentenza tassata solo gli effetti riflessi, tuttavia è certo che nell’interpretare il contenuto della pronuncia giudiziale è necessario riferirsi al contenuto complessivo della stessa e pertanto non solo al dispositivo, ma anche alla sua motivazione.

Ed è quanto ha fatto, correttamente, la sentenza impugnata tenendo conto anche delle dichiarazioni testimoniali sulla cui base il Tribunale civile aveva accertato l’intervenuta usucapione del terreno da parte della società contribuente.

Le censure sono pertanto prive di pregio.

In ogni caso, ove attraverso di esse la ricorrente intendesse chiedere una revisione del ragionamento decisorio del giudice d’appello, dette censure sarebbero inammissibili, essendo preclusa a questa Corte una nuova formulazione del giudizio di fatto.

In definitiva, il ricorso deve essere rigettato e la contribuente condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che si liquidano in Euro 2.200, oltre spese prenotate a debito.

Visto il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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