Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32626 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2021, (ud. 17/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32626

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28053-2017 proposto da:

G.F., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio

dell’Avvocato ALBERTO MAMMOLA, che lo rappresenta e difende giusta

procura speciale estesa in calce al ricorso

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1815/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 21/4/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17/6/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

ANTONELLA DELL’ORFANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

G.F. propone ricorso, affidato a due motivi, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia aveva respinto l’appello avverso la sentenza n. 667/2016 della Commissione Tributaria Provinciale di Milano in rigetto del ricorso proposto avverso avviso di liquidazione di imposta di registro in relazione alla sentenza n. 4201/2012, emessa dalla Corte di Appello di Milano;

l’Agenzia delle entrate è rimasta intimata;

il ricorrente ha infine depositato memoria difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. con il primo mezzo la ricorrente denuncia violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, e art. 336 c.p.c., comma 2), e lamenta che la CTR abbia erroneamente ritenuto che la riforma dell’atto fondante la pretesa erariale (nella fattispecie la sentenza n. 4201/2012 della Corte di Appello di Milano per effetto della sentenza di legittimità n. 23418/2016) non avesse rilevanza ai fini della liquidazione dell’imposta;

1.2. la doglianza va disattesa;

1.3. com’e’ noto, il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, comma 1, prevede che “gli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali e le sentenze che dichiarano efficaci nello Stato sentenze straniere, sono soggetti all’imposta anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano ancora impugnabili, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato; alla sentenza passata in giudicato sono equiparati l’atto di conciliazione giudiziale e l’atto di transazione stragiudiziale in cui è parte l’amministrazione dello Stato”;

1.4. perché sorga l’obbligo di pagare l’imposta in questione, non è necessario che sia adottato un provvedimento definitivo, essendo sufficiente l’esistenza di un atto tra quelli appena elencati, ferma restando l’operatività dei conguagli e dei rimborsi a seguito dell’adozione di una decisione passata in giudicato;

1.5. questa Corte ha quindi più volte affermato, con riferimento alla sentenza che definisce il giudizio anche solo parzialmente, e pur non passata in giudicato, che essa è soggetta ad imposta, sicché l’Ufficio del registro provvede legittimamente alla liquidazione, emettendo il relativo avviso, impugnabile per vizi formali o sostanziali, inerenti all’atto in sé, al procedimento che lo ha preceduto, oppure ai presupposti dell’imposizione, senza che l’eventuale riforma, totale o parziale, della decisione nei successivi gradi di giudizio incida sull’avviso di liquidazione. L’intervento del giudicato, poi, integra un autonomo titolo per l’esercizio dei diritti al conguaglio o al rimborso dell’imposta, da far valere in via autonoma e non nel procedimento relativo all’avviso di liquidazione (cfr. Cass. n. 12023/2018, n. 12736/2014, n. 12757/2006);

1.6. in alcuni casi, la stessa Corte ha ridimensionato le conseguenze del principio appena riportato, ritenendo che, qualora il provvedimento giudiziario sia stato definitivamente riformato, l’Amministrazione finanziaria, che abbia correttamente emesso l’avviso di liquidazione dell’imposta principale e la relativa cartella di pagamento senza procedere alla riscossione, non abbia interesse a ricorrere per cassazione avverso la sentenza di annullamento della cartella, emessa dal Giudice tributario d’appello, essendo venuto meno il presupposto dell’imposta, il cui pagamento comporterebbe la necessità dell’immediato rimborso (così Cass., n. 15645/2019, ove la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso col quale l’Amministrazione aveva chiesto la condanna del contribuente al pagamento delle sanzioni e degli interessi, relativi all’imposta dovuta su un provvedimento giudiziario definitivamente riformato);

1.7. è stato altresì precisato (cfr. Cass. n. 2367/2021, n. 3617/2020), che, in tema di registro, il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, laddove assoggetta a tassazione l’atto dell’autorità giudiziaria anche se al momento della registrazione è stato impugnato o è ancora impugnabile, salvo conguaglio o rimborso a seguito del passaggio in giudicato della decisione, esclude che l’imposta continui ad essere dovuta in conseguenza della definitiva riforma dell’atto, posto che una diversa interpretazione determinerebbe l’irragionevole conseguenza di obbligare ad un pagamento che dovrebbe essere immediatamente restituito e contrasterebbe con i principi di uguaglianza e di capacità contributiva, equiparando l’ipotesi di presenza, ancora non definitiva ma comunque attuale, del presupposto impositivo a quella di definitivo accertamento della sua insussistenza;

1.8. con riferimento all’imposta applicata su di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, la medesima Corte ha quindi affermato che, qualora il provvedimento giudiziario sia stato definitivamente annullato e sia venuta meno l’attribuzione patrimoniale che giustifica il tributo, l’Amministrazione finanziaria, che abbia correttamente emesso l’avviso di liquidazione dell’imposta principale e la relativa cartella di pagamento senza procedere alla riscossione, non ha interesse a ricorrere per cassazione avverso la sentenza di annullamento della cartella, emessa dal giudice tributario d’appello (cfr. Cass. n. 2409/2014);

1.9. assume, dunque, rilievo sulla legittimità dell’avviso di liquidazione, nei termini sopra indicati, solo l’adozione di una decisione definitiva che ponga nel nulla l’atto sottoposto a tassazione;

1.10. con riguardo al caso in esame va quindi ribadito che il giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della decisione di appello per motivi di merito costituisce una nuova ed autonoma fase del processo di natura rescissoria, destinata a concludersi con una sentenza che, senza sostituirsi ad alcuna precedente pronuncia, statuisce per la prima volta sulle domande delle parti (cfr. Cass. n. 10009/2017);

1.11. il giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della pronuncia di secondo grado per motivi di merito (giudizio di rinvio proprio) non costituisce, infatti, la prosecuzione della pregressa fase di merito e non è destinato a confermare o riformare la sentenza di primo grado, ma integra una nuova ed autonoma fase che, pur soggetta, per ragioni di rito, alla disciplina riguardante il corrispondente procedimento di primo o secondo grado, ha natura rescissoria (nei limiti posti dalla pronuncia rescindente), ed è funzionale all’emanazione di una sentenza che, senza sostituirsi ad alcuna precedente pronuncia, riformandola o modificandola, statuisce direttamente sulle domande proposte dalle parti (come si desume dal disposto dell’art. 393 c.p.c., a mente del quale all’ipotesi di mancata, tempestiva riassunzione del giudizio, non consegue il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, bensì la sua inefficacia);

1.12. ne consegue, nel caso in esame, che l’atto impositivo risulta emesso in relazione ad atto giudiziario definitivamente riformato dalla sentenza di rinvio di questa Corte n. 23418/2016, sebbene l’imposta non possa essere dovuta pur a seguito della definitiva riforma dell’atto;

1.14. simile interpretazione, come dianzi illustrato, comporterebbe, invero, la conseguenza irragionevole di obbligare ad un pagamento il quale dovrebbe essere immediatamente restituito e contrasterebbe con i principi di uguaglianza e capacità contributiva (artt. 3 e 53 Cost.), venendo ad equiparare l’ipotesi di presenza – se ancora non definitiva, comunque attuale – del presupposto impositivo, all’ipotesi di definitivo accertamento della relativa insussistenza;

2. all’accoglimento del primo motivo consegue l’assorbimento del secondo motivo con cui si lamenta il difetto di motivazione dell’atto impugnato;

3. quanto sin qui illustrato comporta dunque l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata;

4. inoltre, non richiedendosi, per la risoluzione della controversia, alcun altro accertamento di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ex art. 384 c.p.c., comma 1, con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente;

5. poiché l’orientamento giurisprudenziale di questa Corte, in base al quale si è decisa la causa, s’e’ consolidato dopo la proposizione del ricorso per cassazione, si ritiene opportuno compensare tra le parti le spese processuali delle fasi di merito e di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente, compensando tra le parti le spese processuali dei gradi di merito e di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, tenutasi in modalità da remoto, della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 17 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

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