Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32623 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 09/11/2021), n.32623

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15659-2017 proposto da:

L.L., L.P., L.R., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA APUANIA 12, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE

MUCCIO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

PRUDENZA NINIVAGGI;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 8958/2016 della COMM. TRIB. REG. LAZIO,

depositata il 21/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/06/2021 dal Consigliere Dott. ANTONIO MONDINI.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1. Le odierne ricorrenti impugnarono un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate recuperò a tassazione la maggior imposta di registro dovuta a seguito della rettifica del valore di un terreno acquisito dalle ricorrenti per usucapione giusta sentenza della corte d’appello di Roma in data 19-61996 e al tempo edificabile.

L’adita commissione tributaria provinciale, con sentenza n. 564-32-99, depositata il 7-12-1999, accolse parzialmente il loro ricorso, rideterminando il valore del terreno in lire 1.000.000.000.

La sentenza passò in giudicato.

Con successivo ricorso le contribuenti impugnarono la sentenza suddetta per revocazione, deducendo di avere appreso, in data successiva a essa, che il terreno, a seguito di delibera di variante del p.r.g. del Comune di Roma n. 92 del 1997, era stato inserito in area naturale protetta con vincolo di inedificabilità.

Dedussero inoltre che la medesima commissione tributaria di Roma, con separata sentenza in data 26-3-2003, passata in giudicato, aveva accolto un analogo ricorso di altro coobbligato.

Il ricorso per revocazione, respinto dal giudice di primo grado, venne accolto in appello dalla commissione tributaria regionale del Lazio.

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, questa Corte, con sentenza n. 24260/2015, cassò la sentenza della CTR con rinvio così scrivendo: “Dalla stessa sentenza della commissione tributaria regionale si apprende che le ricorrenti avevano affidato la tesi della variazione urbanistica alla circostanza che una variante di piano era stata adottata dal consiglio comunale “con deliberazione n. 92 del 29-5-1997”, vale a dire dopo la pronuncia della sentenza di usucapione ma prima della sentenza della cui revocazione si discuteva. Su tale base era stata dall’amministrazione dedotta l’irrilevanza della variazione a fini fiscali, essendo stato accertato il valore venale del bene al 1996, data della sentenza di usucapione. Sulla questione, che chiaramente implicava la necessità di previamente affermare se l’evento fosse o meno rilevante nell’ottica di cui all’art. 395 c.p.c., n. 3, la commissione tributaria ha fornito la seguente lapidaria risposta: “giusta documentazione fornita, risulta sul terreno oggetto dell’accertamento l’impossibilità di costruire”. E’di solare evidenza che, parametrato alla questione sottostante, un simile rilievo non assolve affatto all’onere di motivazione, risolvendosi nella sottolineatura di un fatto pacifico ma neutro in rapporto al profilo di revocazione di cui al ridetto art. 395 c.p.c., n. 3. La violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, n. 4, appare indiscutibile, essendo stata totalmente omessa l’argomentazione necessaria a individuare e comprendere l’effettiva ragione in diritto della decisione adottata. Trattandosi di lacuna inficiante la pronuncia rescindente, è ovvio che l’accoglimento dei motivi appena mentovati determina l’assorbimento del terzo motivo. Nel terzo motivo di ricorso l’agenzia delle entrate denunzia infatti la violazione dell’art. 1306 c.c., comma 2, e dell’art. 2909 c.c., essendo stata pronunciata nei riguardi delle contribuenti altra sentenza passata in giudicato. Per quanto in astratto fondato atteso che, con orientamento del tutto pacifico, questa corte ha sempre stabilito che la facoltà del coobbligato d’imposta di avvalersi, ex art. 1306 c.c., comma 2, del giudicato riflesso tra l’amministrazione finanziaria e altro coobbligato solidale, a questi favorevole, trova un limite nell’esistenza di un giudicato diretto, sia pure diverso e contrario, formatosi nei suoi confronti in precedente giudizio, sicché il coobbligato non può invocare a proprio vantaggio la diversa pronuncia emessa nei confronti di altro condebitore d’imposta, nel caso in cui egli non sia rimasto inerte, ma abbia, a propria volta, promosso un giudizio già conclusosi, in modo a lui sfavorevole, con una decisione avente autonoma efficacia nei suoi confronti (cfr., in tal senso, Sez..5 n. 1589- 06, n. 28881-08, n. 8169-11) vi è che il motivo attinge la statuizione rescissoria dell’impugnata sentenza… La quale è cassata… per difetto di motivazione sul presupposto della pronuncia rescindente”.

2. La CTR del Lazio, con la sentenza contro cui ora le contribuenti ricorrono, ha rigettato il ricorso per revocazione sul motivo che “la decisione relativa alla riqualificazione urbanistica che ha determinato l’attribuzione dell’area a naturale protetta può farsi risalire in epoca successiva rispetto alla decisione di cui si dibatte, con conseguente inapplicabilità dell’art. 395 c.p.c., n. 3. Invero appare necessario fare riferimento ad elementi che la parte non avrebbe potuto presentare per caso fortuito o per forza maggiore. Il dato in questione si colloca in epoca successiva alla decisione”. La CTR ha poi dichiarato non potersi annettere alcun effetto alla sentenza favorevole al coobbligato;

3. l’Agenzia delle Entrate ha depositato atto di costituzione tardiva;

4. le ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso viene denunciata la violazione del D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2. Sostengono le ricorrenti che poiché in virtù di questa disposizione “… un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo” e poiché la delibera di adozione della variante al piano regolatore d’interesse risaliva al 29 maggio 1997, la CTR ha errato nell’affermare -tenendo evidentemente conto della data di approvazione regionale, 10 settembre 2004- che non ricorrevano i presupposti applicativi dell’art. 395 c.p.c., n. 3;

2. con il secondo motivo di ricorso viene denunciato “l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, per avere la CTR omesso di esaminare l’intervenuta emanazione della legge interpretativa (il D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2,) e i suoi effetti”;

3. con il terzo motivo di ricorso viene denunciata la violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 3, quale “effetto dei vizi sopra segnalati” con i primi due motivi di ricorso;

4. i tre motivi di ricorso sono strettamente connessi.

L’art. 395 c.p.c., n. 3, prevede che “le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione:… 3. se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario”.

Questa Corte, con la ricordata sentenza 24260/2015 I aveva demandato alla CTR di rispondere motivatamente alla tesi delle ricorrenti che “la variante di piano adottata dal consiglio comunale “con deliberazione n. 92 del 29-5-1997″, vale a dire dopo la pronuncia della sentenza di usucapione ma prima della sentenza della cui revocazione si discuteva… fosse o meno evento rilevante nell’ottica di cui all’art. 395 c.p.c., n. 3.”;

La CTR ha implicitamente risposto in senso negativo dicendo che l’evento rilevante era (un evento) successivo alla sentenza impugnata (“…l’attribuzione dell’area a naturale protetta può farsi risalire in epoca successiva rispetto alla decisione di cui si discute”), con parimenti implicito ma inequivoco riferimento alla approvazione della variante da parte della Regione.

Questa affermazione è errata posto che secondo il D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 36, comma 2, convertito con modificazioni in L. 4 agosto 2006, n. 248 stabilisce (per quanto interessa) che ai fini dell’imposta di registro l’edificabilità di un’area va desunta dalla qualificazione attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione dello stesso da parte della Regione e dall’adozione di strumenti urbanistici attuativi e che, come questa Corte ha più volte precisato la disposizione “e’ norma d’interpretazione autentica, che ha portata retroattiva e valenza generale, per cui si applica anche alle fattispecie anteriori alla sua entrata in vigore” (tra altre, Cass. n. 27077 del 19/12/2014 anche sulla scia di Corte Costituzionale ordinanza 41/2008 confermata da Corte Costituzionale 266/2008);

5. il ricorso va quindi accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa va nuovamente rinviata alla CTR del Lazio perché questa, in diversa composizione, verifichi se, in riferimento alla Del. n. 92 del 1997, sussistono i presupposti della pronuncia rescindente;

6. il giudice del rinvio dovrà decidere delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, svolta con modalità da remoto, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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