Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32612 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2021, (ud. 01/06/2020, dep. 09/11/2021), n.32612

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23730-2014 proposto da:

N.V. SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUNIO BAZZONI

3, presso lo studio dell’avvocato DANIELE VAGNOZZI, rappresentata e

difesa dall’avvocato PIERFRANCESCO ZEN;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 402/2014 della COMM. TRIB. REG. VENETO,

depositata il 05/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

01/06/2021 dal Consigliere Dott. ANTONIO MONDINI.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1. La spa N.V. ricorre, con due motivi illustrati con memoria, per la cassazione della sentenza della commissione tributaria regionale del Veneto, in data 5 marzo 2014, n. 402/30/12, con la quale la commissione, confermando la pronuncia di primo grado, ha ritenuto legittimi gli avvisi notificati ad essa ricorrente dalla Agenzia delle Entrate per il recupero delle imposte di registro, ipotecaria e catastale richieste in misura ordinaria a seguito del venir meno del diritto al beneficio fiscale di cui alla L. 22 dicembre 2000, n. 388, art. 33, comma 3, fruito da essa ricorrente in relazione ad un contratto registrato il 3 giugno 2004 ed avente ad oggetto l’acquisto di terreni posti all’interno di un piano di lottizzazione d’iniziativa privata in comune di Tombolo (PD) e rimasti poi inedificati nel quinquennio dall’acquisto;

2. in particolare, a fronte della deduzione della odierna ricorrente secondo cui l’utilizzazione edificatoria dell’area era stata resa impossibile da causa di forza maggiore – il Comune di Tombolo aveva bloccato i lavori prima per questioni politiche, poi per ragioni connesse alla viabilità provinciale che attraversava la lottizzazione, ed infine, per nuove richieste urbanistiche dell’ufficio tecnico – i giudici di appello, dopo che già quelli di primo grado avevano negato di poter ravvisare ipotesi di forza maggiore specificamente per non essere intervenute modifiche degli strumenti urbanistici, ribadivano la conclusione (“non ricorre alcun caso di forza maggiore”) evidenziando che dalla documentazione prodotta dall’Agenzia delle Entrate in merito alle informazioni datele dal Comune di Tombolo circa l’utilizzazione dell’area, era emerso che il piano di lottizzazione era stato modificato “quando era già scaduto il termine concesso alla società per l’edificazione”, che “il piano di lottizzazione confermava la propria efficacia e non era quindi di ostacolo alle originarie statuizioni”, che non erano ravvisabili “modifiche degli strumenti urbanistici tali da impedire la realizzazione di quanto progettato dal contribuente”;

3. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso, la spa N.V., sotto la rubrica “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio. Violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, in combinato disposto con l’art. 1218 c.c.”, deduce che la commissione tributaria regionale non ha tenuto conto della variante n. 11 del piano regolatore generale, determinativa della modifica della viabilità provinciale all’interno della lottizzazione, ha travisato le risposte date dal Comune, ha erroneamente ritenuto che “l’efficacia di un piano di lottizzazione sia di per sé sufficiente a consentire l’edificazione omettendo di considerare che il piano di lottizzazione costituisce il presupposto di qualsivoglia titolo abilitativo alla edificazione, titolo che, nel caso concreto, era mancato proprio perché era in corso l’attuazione dell’accordo di programma tra enti territoriali”, ha violato “il principio generale di diritto che esclude la responsabilità in presenza di una causa di forza maggiore”;

2. con il secondo motivo di ricorso, la spa N.V. lamenta violazione del D.P.R. n. 380 del 2001, art. 12, comma 3, e violazione dell’art. 111 Cost. in relazione alla affermazione fatta dai giudici di appello, a mente della quale “il piano di lottizzazione confermava la propria efficacia e non era di ostacolo alle originarie statuizioni”, da ritenersi, secondo la ricorrente, come (affermazione) “incomprensibile” atteso che nelle ricordate risposte date dal Comune di Tombolo all’Agenzia delle Entrate la frase “non era di ostacolo alle originarie statuizioni” era affatto assente;

3. va premesso che riguardo alla questione sottesa al primo motivo di ricorso, della rilevanza della forza maggiore come circostanza al verificarsi della quale chi abbia fruito della agevolazione di cui alla L. 22 dicembre 2000, n. 388, art. 33, comma 3, non perde l’agevolazione stessa sebbene non abbia edificato il terreno nei cinque anni dal relativo acquisto, le Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza 25 febbraio 2020, n. 8094, resa in altra causa tra le odierne parti, hanno così statuito: “in tema di agevolazioni tributarie, il beneficio di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, nella formulazione vigente “ratione temporis”, si applica anche qualora l’edificazione non sia realizzata nel termine di legge, purché tale esito derivi non da un comportamento direttamente o indirettamente ascrivibile all’acquirente, tempestivamente attivatosi, ma da una causa esterna, sopravvenuta, imprevedibile ed inevitabile, tale da configurare la forza maggiore ovvero il “factum principis”, ciò rendendo inesigibile, secondo una regola generale immanente nell’ordinamento, il comportamento richiesto dalla norma nel termine da essa previsto”. In applicazione di tale principio, le Sezioni Unite hanno cassato la decisione della CTR che aveva ritenuto legittima la revoca del beneficio in

un’ipotesi di mancata edificazione causata dalla mancata adozione, ad opera del Comune, dei provvedimenti conseguenti alla convenzione di lottizzazione, ed hanno rinviato la causa a quella CTR, in diversa composizione, con il compito di “compiere l’accertamento di fatto, ad essa istituzionalmente demandato, sul rilievo, in termini d’inesigibilità da parte della società dell’edificazione dell’area nel termine, del mancato rilascio del permesso conseguito alle sopravvenute, all’atto d’acquisto, ripetute modifiche indicate agli strumenti urbanistici”, consistite in una variante parziale al PRG adottata dal Comune di Tombolo ed alla viabilità intercomunale.

Quanto sopra premesso, il primo motivo di ricorso e’, per quanto riferito all’omesso esame di fatti controversi potenzialmente decisivi per l’esito del giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), fondato. La CTR ha escluso ricorresse una situazione di forza maggiore valutando esclusivamente le informazioni date dal Comune di Tombolo secondo cui il piano di lottizzazione era stato modificato “quando era già scaduto il termine concesso alla società per l’edificazione”, “il piano di lottizzazione confermava la propria efficacia e non era quindi di ostacolo alle originarie statuizioni”, non erano ravvisabili “modifiche degli strumenti urbanistici tali da impedire la realizzazione di quanto progettato dal contribuente”. La CTR non ha dato conto di aver esaminato l'”accordo di programma concernente la progettazione dell’adeguamento della viabilità a livello sovracomunale”, di cui alla delib. della Provincia di Padova n. 609 del 2006 (come riportato a pagina 9 del ricorso per cassazione) poi recepita dal Comune di Tombolo il 4.4.2008 come variante n. 11 del PRG, e involgente anche la viabilità della lottizzazione né di aver valutato la rilevanza di tale atto, menzionato dalla società N.V. già in primo grado (v. pag. 14 del ricorso per cassazione), in termini di causa impeditiva del rispetto del limite temporale stabilito dalla L. n. 388 del 2000, art. 33, “esterna, sopravvenuta, imprevedibile ed inevitabile”;

4. in forza di ciò che precede il primo motivo di ricorso va accolto e, restando il secondo motivo assorbito, la sentenza deve essere cassata e la causa va rinviata alla CTR del Veneto in diversa composizione per nuovo esame nonché per le spese.

P.Q.M.

la Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, alla CTR del Veneto in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, svolta con modalità da remoto, il 1 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

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