Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32607 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2021, (ud. 26/05/2021, dep. 09/11/2021), n.32607

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6342/2015 R.G. proposto da:

MAG MECCANICA SRL, (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, G.G. (C.F. (OMISSIS)),

G.M. (C.F. (OMISSIS)), G.A. (C.F. (OMISSIS)),

D.L.G. (C.F. (OMISSIS)), rappresentati e difesi dall’Avv.

EMANUELE COGLITORE, con studio in Roma, Via F. Confalonieri, 5 e

DALL’AVV. Maria grazia Bruzzone, elettivamente domiciliati presso il

Primo;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del

Veneto, n. 1228/06/14, depositata il 14 luglio 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 maggio

2021 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

I contribuenti MAG MECCANICA SRL, G.G., G.M., G.A., D.L.G. hanno separatamente impugnato alcuni avvisi di accertamento, relativi al periodo di imposta dell’esercizio 2006, con cui venivano disconosciuti costi relativi a fatture di acquisto per prestazioni di sponsorizzazione inesistenti, con conseguente recupero di IRPEF, IRAP e IVA e del reddito di partecipazione dei soci; gli avvisi traevano origine da un PVC, con il quale erano state contestate prestazioni oggettivamente (in tutto) inesistenti, nell’ambito di una indagine volta a reprimere le frodi derivanti dall’utilizzo di fatture inesistenti aventi ad oggetto prestazioni di sponsorizzazione mai effettuate.

La CTP di Vicenza ha accolto i ricorsi riuniti e la CTR del Veneto, con sentenza in data 14 luglio 2014, ha accolto parzialmente l’appello principale dell’Ufficio e rigettato l’appello incidentale dei contribuenti in punto spese processuali. Ha ritenuto preliminarmente la CTR che l’appello è ammissibile, in quanto i motivi di gravame sono ampiamente articolati. Ha ritenuto, poi, la CTR nel merito sussistenti elementi indiziari in ordine alla emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti da parte della società Errepi Racing SRL, atteso che la documentazione contrattuale (che, peraltro, evidenziava tariffari standard per tutte le gare) non avrebbe evidenziato collegamenti tra le sponsorizzazioni erogate e le gare disputate; la CTR ha, poi, evidenziato anomalie e indeterminatezza della documentazione contrattuale e delle fatture, stante l’assenza di indicazioni circa le gare disputate, il posizionamento del marchio e i risultati conseguiti. Ha, inoltre, ritenuto la CTR che l’Ufficio, dopo avere espressamente riconosciuto l’atto come proprio, ha prodotto l’atto di delega di firma; infine, è stato rigettato l’appello incidentale relativo alle spese, ritenendo sussistenti i presupposti per la loro compensazione. L’appello principale e’, peraltro, stato parzialmente accolto, riconoscendosi la sovrafatturazione nella misura del 50% dell’ammontare originariamente accertato.

Propongono ricorso per cassazione i contribuenti affidato a quattro motivi, ulteriormente illustrato da memoria; resiste con controricorso l’ente impositore.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1 – Con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 1, dell’art. 100 c.p.c. e art. 329 c.p.c., comma 2, dell’art. 111 Cost. ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62. Evidenziano i ricorrenti che la sentenza di primo grado avrebbe accertato che la società contribuente non aveva preso parte alla frode fiscale. Evidenziano, a tale proposito, i ricorrenti che l’Ufficio non avrebbe enunciato motivi specifici di impugnazione, sotto pena di inammissibilità del gravame. Sicché, stante l’omessa impugnazione della ratio decidendi relativa al difetto di responsabilità della società contribuente, l’appello si sarebbe dovuto dichiarare inammissibile.

1.2 – Con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39,D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 109 (TUIR), art. 115 c.p.c., denunciati in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, denunciando i ricorrenti la carenza di elementi indiziari al fine di ritenere integrata la prova presuntiva idonea a dimostrare la sovrafatturazione e l’inesistenza delle operazioni rese alla società contribuente. Evidenziano i ricorrenti come fosse pacifico o, comunque, che fossero provate le prestazioni rese dalla fornitrice Errepi Racing SRL. Deducono i ricorrenti che sarebbe stato invertito dal giudice di appello l’onere della prova.

1.3 – Con il terzo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., applicabile al processo tributario D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 1, comma 2, nonché violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, commi 1 e 3, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 4, comma 2, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, evidenziando come l’avviso impugnato fosse privo della sottoscrizione da parte del Direttore Provinciale. Deducono, inoltre, i ricorrenti l’assenza di prova di delega e rilevano come il funzionario sottoscrivente l’atto impugnato fosse privo di funzioni direttive. Evidenziano come, sotto questo profilo, il giudice di appello abbia omesso di pronunciarsi e abbia reso una motivazione meramente apparente e deducono la nullità dell’avviso per assenza di delega e assenza di qualifica dirigenziale del funzionario sottoscrivente.

1.4 – Con il quarto motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 15 in relazione all’art. 92, comma 2, c.p.c., stante il disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, nella parte in cui la sentenza impugnata ha rigettato l’appello incidentale dei contribuenti nella parte in cui avevano impugnato la compensazione delle spese operata dal giudice di primo grado. Deducono l’inesistenza delle gravi ed eccezionali ragioni per giungere alla compensazione delle spese processuali.

2 – Il primo motivo è infondato, essendo ferma questa Corte nel ritenere che, in forza dell’effetto devolutivo dell’appello, che preclude al giudice del gravame esclusivamente di estendere le sue statuizioni a punti che non siano compresi, neanche implicitamente, nel tema del dibattito esposto nei motivi d’impugnazione, il giudice di appello può riesaminare l’intera vicenda nel complesso dei suoi aspetti, salvo il solo giudicato interno, che si verifica in assenza di contestazione (Cass., Sez. III, 13 aprile 2018, n. 9202). Parimenti, la natura devolutiva dell’appello, è ammissibile anche in caso di mera riproposizione delle questioni a sostegno della legittimità dell’accertamento (Cass., Sez. V, 10 novembre 2020, n. 25106; Cass., Sez. V, 4 novembre 2020, n. 24533; Cass., Sez. V, 9 ottobre 2020, n. 21774; Cass., Sez. V, 20 dicembre 2018, n. 32954; Cass., Sez. V, 19 dicembre 2018, n. 32838; Cass., Sez. VI, 23 novembre 2018, n. 30525; Cass., Sez. VI, 5 ottobre 2018, n. 24641; Cass., Sez. VI, 22 marzo 2017, n. 7369; Cass., Sez. VI, 22 gennaio 2016, n. 1200; Cass., Sez. V, 29 febbraio 2012, n. 3064). L’indicazione dei motivi specifici dell’impugnazione, richiesta dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 non deve, difatti, consistere in una formalistica enunciazione delle ragioni invocate a sostegno dell’appello, richiedendosi, invece, soltanto una esposizione chiara ed univoca sia della domanda rivolta al giudice del gravame, sia delle ragioni della doglianza (Cass., Sez. V, 21 novembre 2019, n. 30341). Sul punto i ricorrenti – che non hanno evidenziato la formazione di un giudicato interno – si sono limitati a ritenere inammissibile l’appello per il fatto che le censure non fossero analitiche, con argomentazioni che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, non possono essere condivise per le ragioni evidenziate.

3 – Il secondo motivo è inammissibile, posto che i ricorrenti, attraverso la censura di norme di diritto e di norme relative alla distribuzione dell’onere della prova, mirano a una rivalutazione del ragionamento decisorio che ha portato il giudice del merito a ritenere fondato il quadro indiziario relativo alla natura fittizia dei costi di sponsorizzazione. Così facendo i ricorrenti, pur deducendo apparentemente una violazione di norme di legge, mirano, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito (Cass., Sez. VI, 4 luglio 2017, n. 8758), essendo oggetto del ricorso la valutazione delle prove, riservata al giudice del merito (Cass., Sez. I, 5 febbraio 2019, n. 3340; Cass., Sez. I, 14 gennaio 2019, n. 640; Cass., Sez. I, 13 ottobre 2017, n. 24155; Cass., Sez. V, Sez. 5, 4 aprile 2013, n. 8315), il cui apprezzamento, al pari di ogni altro giudizio di fatto, può essere esaminato in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione (Cass., Sez. VI, 3 dicembre 2019, n. 31546; Cass., Sez. U., 5 maggio 2006, n. 10313; Cass., Sez. VI, 12 ottobre 2017, n. 24054).

3.1 – Ulteriormente inammissibile è la questione relativa alla violazione del principio di non contestazione (ribadita in memoria), essendo il principio del libero convincimento di cui agli artt. 115 e 116 c.p.c. posto interamente sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, essendo la violazione delle suddette regole, equiparabile a un errore di fatto, censurabile anch’esso attraverso il paradigma normativo del difetto di motivazione (Cass., Sez. III, 12 ottobre 2017, n. 23940).

4 – Il terzo motivo è infondato quanto alla dedotta violazione tra chiesto e pronunciato e alla dedotta motivazione apparente, posto che la sentenza si è pronunciata sulla questione del difetto di sottoscrizione dell’atto impugnato con motivazione compiuta, rigettandola per avere l’Ufficio riconosciuto l’atto come proprio (“parte resistente ripropone la eccezione relativa alla asserita violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 1, respinta dalla sentenza appellata. Sul punto osserva il collegio che tale statuizione dei giudici di primo grado ampiamente ed esaurientemente motivata va confermata anche perché l’Ufficio ha espressamente riconosciuto l’atto come proprio e ha depositato l’atto di delega di firma”). La CTR si e’, pertanto, pronunciata sulla questione della sottoscrizione dell’atto, avendo l’Ufficio fatto proprio l’atto impugnato, con un percorso compiuto, laddove evidenzia che l’atto proviene dall’Ufficio da un soggetto dotato di delega.

4.1 – Infondato e’, invece, il motivo quanto alla carenza di qualifica dirigenziale del funzionario sottoscrittore, essendo ferma questa Corte nel ritenere che l’avviso di accertamento, a norma del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42 e D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 56 deve essere sottoscritto, a pena di nullità, dal capo dell’Ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato e, cioè, secondo la classificazione prevista dall’art. 17 del c.c.n.l. comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005, da un funzionario di terza area, di cui non è richiesta la qualifica di dirigente (Cass., Sez. VI, 10 dicembre 2019, n. 32172; Cass., Sez. V, 9 novembre 2015, n. 22800), essendo sufficiente la mera delega del dirigente (Cass., Sez. V, 30 settembre 2019, n. 24271). Ne consegue che la mancata sottoscrizione di un funzionario di carriera direttiva non comporta alcuna nullità dell’atto impositivo.

5 – Con memoria ex art. 378 c.p.c. i ricorrenti invocano l’applicazione dello ius superveniens di cui al D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 1, comma 2, art. 5, comma 4, art. 6, comma 6, art. 8, comma 1 nella formulazione successiva alla novella di cui al D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, art. 15 con abrogazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 32, comma 2, in forza del D.Lgs. n. 158 del 2015, art. 32, comma 2, lett. a) in relazione al regime sanzionatorio applicato, evidenziando l’esigenza di rideterminazione le sanzioni a fronte della sopravvenuta riduzione della sanzione minima dal 100% al 90% della maggiore imposta dovuta. I ricorrenti evidenziano (e trascrivono) l’avviso di accertamento dal quale risultava la violazione accertata e la sanzione in concreto applicata (Cass., Sez. V, 16 settembre 2020, n. 19286).

6 – Tale disciplina va applicata al caso di specie per il principio del favor rei (Cass., Sez. V, 30 marzo 2021, n. 8716), essendo la stessa intervenuta in epoca successiva alla decisione (14 luglio 2014) e, in ogni caso, successivamente all’esercizio del diritto di difesa dei ricorrenti davanti alla Commissione di appello. Pronunciandosi, pertanto, sull’originario ricorso, la sentenza va cassata e la causa rinviata alla CTR a quo per la revisione del trattamento sanzionatorio, nonché per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

7 – Il quarto motivo è assorbito, essendo la questione delle spese processuali devoluta anch’essa al giudice del rinvio, unitamente alla regolazione delle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte, pronunziando sul ricorso, cassa la sentenza nei termini di cui in motivazione; rinvia in relazione alla determinazione delle sanzioni alla Commissione tributaria regionale del Veneto, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA