Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3259 del 12/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 12/02/2010, (ud. 14/01/2010, dep. 12/02/2010), n.3259

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – rel. Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIORGIO VASARI

4, presso lo studio dell’avvocato BORIA PIETRO, che lo rappresenta e

difende, giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 69/2006 della Commissione Tributaria Regionale

di BOLOGNA – Sezione Staccata di PARMA del 16.3.06, depositata il

27/04/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/01/2010 dal Presidente Relatore Dott. LUPI Fernando;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. LECCISI Giampaolo.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che e’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.:

“La CTR dell’Emilia Romagna ha accolto l’appello di P.G. nei confronti di dell’Agenzia delle Entrate di Parma. Ha ritenuto in motivazione che la natura prevalentemente personale dell’attivita’ di agente di commercio con modesti beni strumentali e con la collaborazione di un familiare escludesse l’applicabilita’ dell’IRAP per gli anni per i quali era stato chiesto il rimborso.

Propone ricorso per Cassazione affidato ad un motivo l’Agenzia delle Entrate, il contribuente si e’ costituito con controricorso.

Con il motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 3 e dell’art. 2195 c.c. in quanto la prima norma assoggetta all’IRAP gli esercenti impresa commerciale anche se non organizzati in forma di imprese e la seconda qualifica imprenditori commerciali gli esercenti attivita’ intermediaria nella circolazione dei beni e tale e’ l’attivita’ degli agenti di commercio.

Il motivo e’ infondato. Hanno precisato le SS.UU. con sentenza n. 12108 del 2009 componendo il contrasto di giurisprudenza sul punto:

In tema di IRAP, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio dell’attivita’ di agente di commercio di cui alla L. 9 maggio 1985, n. 204, art. 1 e’ escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attivita’ non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e’ insindacabile in sede di legittimita’ se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilita’ ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita’ in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.

Non essendo stato contestato il rilievo che potrebbe avere la collaborazione di un familiare, la sentenza impugnata va confermata”.

Rilevato che la relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti costituite, che il contribuente ha depositato memoria;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5 della manifesta infondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada confermata.

Il recente prendere corpo della giurisprudenza sulla questione e’ motivo per compensare le spese.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso e compensa le spese.

Cosi’ deciso in Roma, il 14 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2010

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